Health Choice Pharmacy

Sergio Mannino Studio a Coney Island progetta gli spazi della salute come luoghi contemporanei. Una nuova visione per la farmacia.

A Coney Island, dove la città di New York incontra il carattere popolare e spettacolare del waterfront di Brooklyn, anche una farmacia può diventare un esercizio di architettura. Non soltanto un luogo in cui acquistare medicinali e prodotti per la salute, ma uno spazio capace di modificare la percezione stessa dell’esperienza quotidiana della cura.

È questa l’idea alla base di Health Choice Pharmacy, progettata da Sergio Mannino Studio al 1633 di Surf Avenue. Inaugurato nel febbraio 2026 e completato nel giugno dello stesso anno, il progetto occupa circa 230 metri quadrati e interpreta il retail sanitario attraverso un linguaggio lontano dall’immaginario convenzionale della farmacia americana: niente ambienti sovraccarichi, scaffalature pesanti e corridoi compressi, ma un interno aperto, luminoso, riconoscibile e soprattutto progettato intorno alla persona.

Dalla farmacia al luogo della cura

La domanda da cui parte il progetto è apparentemente semplice: come può un luogo destinato alla salute contribuire concretamente al benessere di chi lo attraversa?

La risposta di Sergio Mannino Studio non passa attraverso una decorazione aggiunta a posteriori, ma attraverso l’architettura stessa. La farmacia viene ripensata come un ambiente nel quale orientamento, luce, colore, materiali e identità visiva concorrono a costruire un’esperienza più serena e intuitiva.

È un passaggio importante perché modifica il rapporto tradizionale tra retail e servizio sanitario. In una farmacia, infatti, la componente funzionale è imprescindibile: bisogna trovare rapidamente ciò che si cerca, comprendere la disposizione delle categorie, muoversi senza ostacoli e interagire facilmente con il personale. Ma proprio perché si tratta di uno spazio legato alla salute, anche la dimensione psicologica assume un peso particolare.

Health Choice Pharmacy sceglie quindi di non nascondere la propria funzione, ma di renderla più umana.

L’architettura non cerca di imitare un ambiente domestico né di trasformare la farmacia in un concept store. Costruisce piuttosto una nuova normalità: un luogo commerciale efficiente, ma allo stesso tempo piacevole da attraversare.

Addio alle corsie claustrofobiche

Il principale gesto progettuale riguarda il sistema espositivo.

Al posto delle tradizionali scaffalature massicce che caratterizzano molti drugstore americani, Mannino introduce un sistema modulare progettato su misura, composto da sottili strutture metalliche colorate che si sviluppano verticalmente verso il soffitto alto circa 6,7 metri.

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Health Choice Pharmacy a Coney Island, New York, progettata da Sergio Mannino Studio.

La differenza non è soltanto estetica.

La struttura aperta permette di mantenere ampie visuali trasversali, evitando che gli espositori interrompano continuamente la percezione dello spazio. Il cliente può leggere l’ambiente nel suo insieme, orientarsi più facilmente e comprendere intuitivamente la distribuzione delle diverse aree.

La scaffalatura smette così di essere un semplice dispositivo per contenere prodotti e diventa parte integrante dell’architettura.

È un sistema leggero, quasi grafico, nel quale la struttura stessa contribuisce a definire il ritmo dello spazio. La modularità introduce inoltre una dimensione temporale: gli elementi possono essere riconfigurati, permettendo alla farmacia di adattarsi all’evoluzione dell’offerta, dei servizi e delle esigenze del pubblico.

In altre parole, l’interno non viene progettato come qualcosa di definitivo, ma come un organismo capace di cambiare.

L’eredità di Franco Albini

Alla base di questa soluzione c’è una precisa ricerca sulla storia del design.

Il riferimento è soprattutto alla leggerezza delle librerie di Franco Albini, dove struttura, proporzione e vuoto diventano strumenti progettuali tanto importanti quanto ciò che viene esposto. A questa matrice italiana si aggiunge la cultura del mobile modulare sviluppata nella Svezia del dopoguerra, caratterizzata da flessibilità, semplicità costruttiva e capacità di adattamento.

Mannino non cita questi riferimenti in maniera nostalgica. Li utilizza come principi da reinterpretare all’interno di un programma completamente diverso.

La farmacia diventa così un luogo nel quale la cultura del progetto italiana incontra il retail contemporaneo newyorkese.

Il risultato è particolarmente interessante proprio perché non cerca l’effetto vintage. Le citazioni sono tradotte in un sistema contemporaneo, funzionale e coerente con l’identità del brand.

Il colore al posto del bianco clinico

Se le scaffalature definiscono la struttura dello spazio, è il colore a determinarne il carattere.

La farmacia abbandona deliberatamente il predominio del bianco, tradizionalmente associato agli ambienti sanitari, per costruire una palette dominata da blu e verdi.

Sono colori che appartengono all’immaginario della salute, ma che qui vengono utilizzati con maggiore intensità e libertà. Il blu introduce una sensazione di fiducia e calma; il verde aggiunge energia e vitalità. Insieme costruiscono un’identità immediatamente riconoscibile, lontana tanto dalla neutralità clinica quanto dall’estetica aggressiva di molti spazi commerciali.

Il colore, dunque, non è un semplice elemento decorativo. È contemporaneamente strumento di orientamento, elemento identitario e dispositivo emotivo.

Le strutture metalliche, i laminati e alcuni dettagli architettonici utilizzano le tonalità del brand, trasformando l’identità visiva della farmacia in una componente tridimensionale.

Il marchio non viene semplicemente applicato allo spazio: lo spazio diventa il marchio.

Una materia più italiana che americana

La ricchezza del progetto emerge soprattutto nell’accostamento dei materiali.

Il pavimento in terrazzo introduce una memoria precisa della cultura italiana degli interni degli anni Cinquanta e Sessanta, mentre i laminati colorati aggiungono una dimensione più contemporanea e quasi postmoderna.

Il vetro cannettato interviene invece per filtrare la luce e creare una maggiore profondità visiva, introducendo anche una forma discreta di privacy. Il rovere porta all’interno una componente più calda e tattile, bilanciando la freddezza apparente delle superfici blu e verdi.

A completare la composizione sono i mosaici, utilizzati come episodi di dettaglio sulle pareti e nelle aree di servizio.

Il progetto lavora quindi per contrasti: freddo e caldo, opaco e trasparente, regolare e materico, colore saturo e superficie naturale.

La forza sta però nella misura con cui questi elementi vengono combinati. La farmacia è ricca senza essere sovraccarica.

Ogni materiale ha una funzione precisa e contribuisce a costruire un’atmosfera complessiva.

Form Follows Emotions

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