Quando la maglieria diventa spazio luminoso: un dialogo tra materia, gesto e luce
Alla Milano Design Week 2026, Foscarini torna a interrogare la luce non come prodotto, ma come linguaggio in continua evoluzione. Nel cuore di Milano, presso Foscarini Spazio Monforte, il brand presenta INTRECCI DI LUCE / KNITTED LIGHT, un progetto di ricerca che esplora l’incontro tra illuminazione e maglieria tridimensionale, aprendo scenari inediti per il futuro del design.
Un’indagine che non cerca la forma definitiva, ma la possibilità. Non il prodotto, ma il processo.
Luce tessuta: la materia come sistema aperto
Negli anni in cui non si svolge Euroluce, Foscarini sceglie il Fuorisalone come spazio privilegiato per la sperimentazione. Un laboratorio diffuso in cui concept, materiali e tecnologie vengono messi in tensione, liberati dalla logica della produzione industriale per diventare strumenti di ricerca.
In questa edizione, il focus si sposta sulla maglieria 3D: un territorio ibrido, sospeso tra moda, ingegneria e design. Qui la luce non si applica alla forma, ma nasce dentro la struttura stessa del materiale, filtrata, modulata, trasformata.
Il risultato è un paesaggio sensoriale in cui il tessuto non riveste la luce: la costruisce.
Due visioni, un unico campo di ricerca
Dopo le esperienze di Battiti (2022) e Habitus (2024), Foscarini prosegue il suo percorso di ricerca affidandolo a due autori con approcci complementari: Jozeph Forakis e Lorenzo Palmeri.
Entrambi lavorano in autonomia, esplorando la maglieria 3D come un territorio ancora in parte inesplorato, ma lo fanno da angolazioni opposte, quasi speculari.
Forakis indaga la capacità della macchina di generare nuove geometrie: interviene sui processi di lavorazione a maglia, li reinterpreta, li forza. Introduce filati non convenzionali e modifica i parametri produttivi per ottenere volumi inattesi, quasi organici, dove la luce si insinua come un fluido.
Palmeri, invece, parte dalla cultura del progetto sartoriale. Trasforma superfici bidimensionali in strutture tridimensionali attraverso tagli, pieghe e tensioni che ricordano il mondo del fashion design. Il tessuto diventa quasi un kirigami tecnico, dove la luce è il risultato di aperture, sovrapposizioni e densità variabili.
Due approcci diversi, ma un’unica evidenza: la forma non è data, è generata.
Soft tooling: la fine dello stampo rigido
Alla base del progetto c’è una riflessione centrale: il superamento del concetto tradizionale di stampo.
Il cosiddetto soft tooling introduce un cambio di paradigma. Non più una matrice rigida che impone una forma, ma un sistema programmabile e variabile, capace di adattarsi, mutare, evolvere.
La maglieria diventa così un linguaggio computazionale ante litteram: ogni variazione di filo, tensione o densità corrisponde a una diversa configurazione della luce. Colore, texture e struttura non sono elementi decorativi, ma variabili progettuali.
La luce, in questo scenario, non è più un elemento aggiunto. È una conseguenza.
La libertà come metodo progettuale
“Questi progetti nascono da un valore che consideriamo fondante: la libertà,” afferma Carlo Urbinati, Presidente di Foscarini.
“Libertà che significa talvolta anche uscire dal seminato, sospendere la funzione, esplorare senza destinazione. È un regalo che ci facciamo come azienda. L’atteggiamento è quello della serendipity: la scoperta felice e inattesa che accade solo a chi ha il coraggio di cercare senza sapere cosa troverà.”
In questa prospettiva, il progetto non è un percorso lineare ma una deriva controllata. Un campo aperto in cui l’errore diventa possibilità e la deviazione diventa metodo.
Una ricerca senza destinazione (per scelta)
INTRECCI DI LUCE / KNITTED LIGHT nasce deliberatamente fuori dalla logica della collezione. Non è pensato come un prodotto in attesa di essere industrializzato, né come un’anteprima di ciò che verrà. È piuttosto un territorio sospeso, dove il progetto si libera dall’obbligo di arrivare a una forma definitiva.
In questo senso, la ricerca diventa un atto di sottrazione: si toglie la pressione della funzione, del mercato, della replicabilità, per lasciare spazio a ciò che normalmente resta ai margini del processo progettuale — l’errore, la variazione, l’imprevisto, la prova non conclusa.
Foscarini costruisce così un vero e proprio archivio di possibilità, un insieme di esperimenti che non chiedono di essere immediatamente utili, ma che conservano valore proprio perché ancora aperti. Non soluzioni, ma condizioni. Non oggetti, ma potenziali configurazioni del fare luce.
In questo contesto, il progetto assume la forma di un linguaggio in espansione. Ogni campione di maglieria 3D, ogni variazione di trama, ogni comportamento diverso della luce diventa una parola possibile dentro una grammatica ancora in costruzione. È un vocabolario che non descrive il presente, ma prepara strumenti per leggere e progettare ciò che ancora non ha forma.
La riflessione più profonda riguarda proprio il ruolo del design oggi: non solo risolvere problemi esistenti, ma generare campi di possibilità. La ricerca di Foscarini si colloca qui, in una zona intermedia tra scienza dei materiali, intuizione estetica e sperimentazione industriale.
In questa prospettiva, l’investimento non è sul prodotto, ma sul tempo. Sul tempo necessario affinché un’idea possa sedimentare, deviare, trasformarsi. È una forma di progettazione che accetta la non-linearità come valore, e che riconosce nella lentezza della ricerca uno spazio fertile per l’innovazione.
Non si tratta quindi di anticipare il futuro, ma di costruirne le condizioni.
Foscarini | Milano Design Week 2026
21 – 26 aprile | h 10:00 – 20:00
Foscarini Spazio Monforte
Corso Monforte, 19 – 20121 Milano


