Il lago come esperienza dello sguardo: viaggio, luce e dissoluzione del paesaggio
C’è qualcosa di profondamente moderno nella pittura di William Turner. Nonostante sia uno dei protagonisti assoluti del Romanticismo, la sua ricerca sembra anticipare inquietudini e soluzioni visive che appartengono al Novecento: la perdita della forma, la centralità della luce, la percezione come atto soggettivo.
È proprio attorno a questo nodo – il paesaggio come esperienza più che rappresentazione – che si costruisce la mostra Turner: l’incanto del lago di Como e del paesaggio italiano, in programma dal 29 maggio al 27 settembre 2026 a Como. Un progetto espositivo diffuso tra il Palazzo del Broletto e la Pinacoteca civica di Como, nato dalla collaborazione con la Tate di Londra, da cui provengono tutte le opere.
Non si tratta di una semplice rassegna monografica, ma di un racconto articolato e stratificato che mette al centro il viaggio in Italia e, in particolare, il rapporto tra Turner e il Lago di Como: un luogo che diventa laboratorio visivo, campo di sperimentazione, spazio mentale.
L’Italia di Turner: tra studio e rivelazione
Quando Turner arriva in Italia nel 1819, è già un artista affermato. Ma il viaggio segna una svolta. Come molti pittori inglesi del tempo, giunge nella penisola per confrontarsi con l’antico, con la tradizione classica, con la grande pittura rinascimentale. Tuttavia, ciò che realmente lo colpisce non è solo la storia, ma la luce.
Una luce diversa, più diretta, più instabile. Una luce che non definisce soltanto le forme, ma le trasforma.
Nel percorso della mostra, questo momento iniziale è leggibile negli acquerelli esposti al Broletto: lavori legati al primo soggiorno italiano, in cui emerge ancora una certa attenzione alla struttura topografica. Turner osserva, misura, costruisce lo spazio con rigore. Ma già si avverte una tensione che va oltre la descrizione.
Il paesaggio non è più soltanto ciò che si vede: è ciò che accade tra cielo, acqua e terra.
Il Lago di Como: un laboratorio naturale
È nel confronto con il Lago di Como che questa trasformazione diventa evidente.
Il territorio lariano offre a Turner una combinazione unica: montagne che precipitano nell’acqua, superfici riflettenti, variazioni atmosferiche rapide e imprevedibili. Un paesaggio fatto di contrasti, ma anche di continue metamorfosi.
Nei sette acquerelli esposti, il lago non è mai semplice sfondo. È un organismo dinamico. Le architetture si dissolvono nei riflessi, i profili montuosi si sfaldano nella foschia, la linea dell’orizzonte diventa instabile.
Turner lavora sulla soglia: tra visibile e invisibile, tra forma e dissoluzione.
Questa tensione si sviluppa nel tempo. Le opere legate all’edizione illustrata del poema Italy di Samuel Rogers, pubblicata nel 1830, introducono una dimensione narrativa e poetica. Il paesaggio non è più solo osservato, ma interpretato, evocato, filtrato attraverso la memoria e la letteratura.
Negli studi più tardi, realizzati tra il 1842 e il 1843, il processo si compie: la luce diventa protagonista assoluta. Il colore si libera dalla funzione descrittiva e costruisce l’immagine. La realtà si rarefà.
Dalla geografia alla visione
Il percorso espositivo segue con chiarezza questa evoluzione: da una concezione del paesaggio come geografia stabile a una visione fluida, instabile, profondamente soggettiva.
Turner non elimina il reale, ma lo trasforma. Lo porta verso una dimensione atmosferica in cui gli elementi naturali e architettonici tendono a fondersi. È un processo che non riguarda solo la tecnica, ma il modo stesso di concepire la pittura.
In questo senso, la mostra comasca offre una lettura coerente e affascinante della sua ricerca: il viaggio non è solo spostamento nello spazio, ma trasformazione dello sguardo.
La Pinacoteca: il paesaggio come idea
Alla Pinacoteca civica di Como, il discorso si approfondisce ulteriormente. Qui sono esposti quattro dipinti a olio che testimoniano la fase più matura dell’artista.
Il paesaggio si carica di riferimenti classici e letterari, ma soprattutto assume una dimensione simbolica. La luce non è più solo fenomeno naturale: diventa elemento strutturale, quasi metafisico. Le forme si dissolvono, i contorni si sfumano, lo spazio perde consistenza.
È una pittura che sfiora l’astrazione, pur restando ancorata a un’immagine del mondo.
Accanto ai dipinti, una selezione di materiali ottocenteschi provenienti dai Musei civici di Como ricostruisce il contesto storico del soggiorno turneriano. Mappe, stampe, documenti restituiscono la città così come l’artista l’ha vissuta.
Tra questi, la Pianta guida della città e dei borghi del 1871, che cita l’albergo “Volta (già Dell’Angelo)”, dove Turner soggiornò. Da lì osservò e dipinse l’attuale piazza Cavour, allora porto cittadino. Un dettaglio che restituisce concretezza a un’esperienza spesso percepita come puramente estetica.
Il viaggio come ossessione
A rafforzare questa dimensione dinamica interviene la proiezione del film JMW Turner On the Wing, prodotto dalla Tate. Il documentario ripercorre la carriera dell’artista attraverso i suoi spostamenti, mostrando come il viaggio sia stato una componente essenziale della sua pratica.
Dalle montagne del Galles alle Alpi svizzere, fino alle coste inglesi di Margate e alla campagna italiana, ogni luogo diventa occasione di studio, ma anche di trasformazione interiore.
Turner non si limita a guardare: accumula esperienze visive che rielabora nel tempo, spesso a distanza, in studio. Il paesaggio che dipinge non è mai immediato: è sempre memoria, sedimentazione, visione.
Il colore come eredità: il dialogo contemporaneo
Il progetto espositivo si apre anche al presente con Feeling Colour, allestita presso San Pietro in Atrio e dedicata a Jim Lambie e David Batchelor.
A prima vista, il legame con Turner potrebbe sembrare distante. In realtà, il filo conduttore è evidente: il colore come esperienza percettiva.
Lambie trasforma lo spazio attraverso sequenze di nastri vinilici che costruiscono un ritmo visivo coinvolgente, mentre Batchelor rielabora materiali urbani in composizioni luminose e vibranti. In entrambi i casi, il colore non descrive, ma agisce.
È lo stesso principio che, un secolo e mezzo prima, aveva guidato Turner verso la dissoluzione della forma.
Como, tra identità e visione internazionale
La mostra rappresenta anche un momento significativo per la città di Como, che attraverso la collaborazione con la Taterafforza il proprio ruolo nel panorama culturale internazionale.
Il dialogo tra istituzioni, la valorizzazione del patrimonio locale e l’apertura a progetti contemporanei costruiscono un modello dinamico, lontano dall’idea di museo come spazio statico.
In questo contesto, Turner diventa non solo protagonista, ma anche pretesto per una riflessione più ampia: sul paesaggio, sulla percezione, sul rapporto tra arte e territorio.
Informazioni pratiche
La mostra Turner: l’incanto del lago di Como e del paesaggio italiano è visitabile dal 29 maggio al 27 settembre 2026 presso il Palazzo del Broletto e la Pinacoteca civica di Como, con un’estensione contemporanea a San Pietro in Atrio.
Apertura da martedì a domenica, dalle 10.00 alle 18.00.
Biglietti: intero 12 euro, ridotto 8 euro.


