DSM Kei Ninomiya SS27

“OUR PUNK”: la costruzione di una community estetica tra memoria sovversiva e nuovo pragmatismo del lusso

A Firenze, nel contesto di Pitti Uomo 110, la sfilata di DSM Kei Ninomiya SS27 si impone come uno dei momenti più radicali dell’edizione non tanto per la spettacolarità quanto per la sua costruzione concettuale. L’ex complesso di Sant’Orsola, con i suoi 17.000 metri quadrati in piena fase di riqualificazione, viene scelto non come semplice location ma come organismo attivo della narrazione: un luogo ferito, aperto, incompleto, dove la moda non si appoggia ma si innesta. Ponteggi, vuoti strutturali, superfici scarnificate e luci tecniche diventano parte integrante di una regia che trasforma lo spazio in un’estensione del pensiero progettuale del brand.

Il debutto menswear del marchio DSM, nato nel 2025 all’interno dell’universo di Dover Street Market fondato da Rei Kawakubo e Adrian Joffe, segna un passaggio strategico nella costruzione di un linguaggio autonomo. La direzione affidata a Kei Ninomiya, già figura centrale dell’ecosistema Comme des Garçons e fondatore di Noir Kei Ninomiya, non rappresenta una semplice continuità stilistica ma una deviazione controllata verso una forma di moda più accessibile nella fruizione, pur mantenendo intatta la densità concettuale. È un equilibrio instabile tra sistema e anarchia, tra struttura e dissoluzione.

DSM come dispositivo culturale: dalla sperimentazione radicale alla traducibilità del gesto

La collezione SS27 chiarisce fin da subito la posizione del progetto DSM all’interno del panorama contemporaneo. Non si tratta di un’estensione della couture sperimentale di Ninomiya, ma della sua traduzione in un linguaggio potenzialmente condivisibile. Se la linea Noir ha costruito negli anni un immaginario scultoreo, quasi ingegneristico, basato su stratificazioni e costruzioni invisibili, DSM opera invece su una semplificazione apparente che non rinuncia alla complessità, ma la sposta dal singolo capo alla relazione tra i capi, tra i codici e tra le comunità.

Il guardaroba diventa così un sistema aperto, progettato per accogliere diverse modalità di interpretazione. Non esiste più un’unica lettura del capo, ma una pluralità di possibilità che si attivano nel momento dell’uso. È in questo slittamento che DSM si posiziona come piattaforma più che come brand tradizionale: un luogo di negoziazione tra estetica e funzione, tra identità e dissoluzione dell’identità stessa.

“OUR PUNK”: la sottrazione della nostalgia e la costruzione di un linguaggio condiviso

Il titolo informale della collezione, OUR PUNK, non si limita a richiamare un’estetica storica, ma la rielabora come struttura emotiva collettiva. Il punk non viene trattato come archivio iconografico da citare, ma come energia originaria da riattivare. Non è un riferimento, ma una metodologia. Non è uno stile, ma una postura.

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