Energy Station e il brand che sta nel chill con un nuovo spazio a Milano
Chiude la seconda giornata della Milano Fashion Week la SS27 di Onitsuka Tiger, una collezione che Andrea Pompilio costruisce intorno a un’idea apparentemente semplice — quella di una Energy Station — per sviluppare in realtà una riflessione più ampia sul modo in cui la moda contemporanea attraversa la città.
Non soltanto abiti destinati a un determinato momento della giornata o a una precisa occasione d’uso, ma un guardaroba pensato per muoversi, cambiare ambiente, mescolare codici e soprattutto mantenere una precisa identità mentre tutto intorno continua a cambiare.
La sfilata SS27 di Onitsuka Tiger a Milano
Il concetto viene dichiarato fin dall’allestimento. La passerella è una porzione di vita urbana nella quale compaiono un caffè, una lavanderia a gettoni, un supermercato e una stazione di servizio.
Sono luoghi ordinari, quasi invisibili nella quotidianità, che qui diventano parte integrante della scenografia. Non servono soltanto a creare atmosfera: raccontano la condizione contemporanea alla quale la collezione sembra rivolgersi, quella di un individuo continuamente in movimento, che attraversa spazi diversi senza necessariamente modificare il proprio modo di vestire.
Una stazione come metafora della città contemporanea
L’idea di ENERGY STATION funziona proprio perché non viene interpretata in maniera letterale. Una stazione è un luogo di passaggio, ma anche di pausa; è il momento nel quale ci si ferma per fare rifornimento prima di riprendere il viaggio. Nella visione di Pompilio diventa così una metafora della città contemporanea, fatta di traiettorie che si incrociano, soste brevi e ripartenze continue.
Il caffè, la lavanderia, il supermercato e il distributore definiscono una geografia quotidiana nella quale la moda non ha bisogno di un ambiente eccezionale per esistere. È forse questo il passaggio più interessante dello show: Onitsuka Tiger porta il linguaggio della passerella dentro luoghi che normalmente appartengono alla vita reale e, contemporaneamente, porta la vita reale dentro la passerella.
I modelli attraversano questi spazi con una naturalezza che restituisce alla collezione un carattere molto urbano. Non sembrano personaggi costruiti per un’immagine astratta, ma individui che potrebbero effettivamente muoversi nella città, passare dal giorno alla sera, fermarsi per un caffè, salire su una moto e continuare la propria giornata senza dover cambiare guardaroba.
Lo sportswear esce dalla palestra e diventa linguaggio
È qui che emerge con maggiore chiarezza il lavoro di Andrea Pompilio sul brand. L’origine sportiva non viene utilizzata come semplice riferimento estetico, ma come una grammatica sulla quale costruire un guardaroba contemporaneo. Elementi activewear, streetwear e utility vengono sovrapposti e ricomposti, mentre materiali e proporzioni mantengono una sensazione di funzionalità senza rinunciare alla componente fashion.
Lo sportswear, in questa prospettiva, non identifica più un’occasione specifica. Non significa necessariamente andare in palestra, correre o praticare uno sport. È diventato uno dei codici attraverso cui la moda racconta il presente, perché appartiene ormai alla vita quotidiana e soprattutto al modo in cui le persone abitano la città.
Pompilio lavora proprio su questa trasformazione. I volumi sono pratici ma non semplicemente funzionali, i dettagli utility diventano elementi di costruzione del look e le sovrapposizioni permettono di ottenere silhouette dinamiche, capaci di mantenere una certa tensione anche quando l’attitudine generale rimane rilassata.
È una moda che non sembra chiedere a chi la indossa di assumere una posa. Ed è probabilmente questa la ragione per cui il risultato appare così contemporaneo.
La coolness è una questione di naturalezza
Onitsuka Tiger intercetta qui una delle caratteristiche più riconoscibili dello stile urbano milanese contemporaneo: quella capacità di apparire disinvolti anche quando ogni dettaglio è stato attentamente costruito. È ciò che oggi, nel linguaggio della città, potremmo semplicemente definire chill.
Non significa però immobilità o trascuratezza. Al contrario, è una forma di controllo molto precisa, nella quale la moda sembra non voler dimostrare quanto sia moda. I capi sono presenti, riconoscibili, spesso anche molto caratterizzati, ma vengono portati con un’attitudine rilassata.
La collezione lavora esattamente su questa tensione. L’elemento fashion non viene eliminato, viene reso naturale. Lo streetwear non viene esasperato, viene integrato. E lo sportswear smette di essere una categoria per diventare un modo di stare nella città.
Il giallo, il blu e la notte
La palette cromatica contribuisce in maniera decisiva a costruire questa atmosfera. L’iconico giallo Onitsuka Tiger rimane naturalmente protagonista, ma non appare isolato: viene accostato a un blu profondo, spesso vicino alle tonalità del denim, al grigio e al nero.
Sono colori che sembrano appartenere più alla città che alla tradizionale idea di primavera estate. Il blu porta con sé la materia del denim e quella profondità quasi notturna che attraversa molti dei look; il grigio richiama cemento, asfalto e superfici urbane; il nero assorbe la luce e costruisce una base più rigorosa. Il giallo interviene invece come una scarica cromatica, la luce artificiale di una stazione di servizio, un’insegna visibile nel buio.
È una scelta particolarmente coerente con la scenografia, perché la collezione sembra vivere soprattutto quando la città comincia ad accendersi. Non è l’estate da cartolina, ma quella delle strade percorse di notte, dei locali, delle motociclette, delle insegne luminose e dei luoghi che continuano a funzionare quando il resto della città rallenta.
La sneaker come origine e punto di arrivo
In una collezione Onitsuka Tiger la calzatura non può essere considerata un semplice accessorio. È il punto dal quale il brand ha costruito gran parte della propria identità e anche questa stagione conferma quanto sia centrale la ricerca sulle scarpe.
La SS27 amplia il repertorio attraverso nuovi modelli e soprattutto attraverso una serie di ibridazioni che spostano la sneaker verso un territorio più fashion. La scarpa sportiva non viene abbandonata, ma allungata, ingrandita, trasformata fino a diventare qualcosa di nuovo.
Particolarmente significativo è il lavoro sugli stivali femminili. La costruzione prende alcuni codici immediatamente riconducibili al mondo delle sneaker e li porta su un gambale alto, fino al ginocchio. Il risultato è una silhouette che mantiene una memoria atletica ma acquista una presenza decisamente più scenografica.
Il giallo brillante rende il modello ancora più immediato, mentre la lunga allacciatura nera che percorre il gambale ne accentua il carattere tecnico e quasi racing. L’abbinamento con calzettoni bianchi, più delicati e quasi romantici, crea un contrasto che evita alla scarpa di diventare semplicemente aggressiva. È una delle dimostrazioni più evidenti di come Pompilio stia utilizzando l’heritage sportivo come materia da deformare e reinterpretare.
La moto entra nella collezione
Prima dei look, a sfilare sono due motociclette, introducendo il capitolo della collaborazione con Honda. È un’apertura che chiarisce immediatamente il rapporto tra la collezione e l’idea di movimento: la moto non è soltanto un elemento spettacolare, ma porta dentro il racconto un immaginario fatto di velocità, strada e cultura urbana.
La collaborazione con Honda rafforza così una direzione già evidente nei vestiti. Il mondo Onitsuka Tiger si allarga dalla corsa alla mobilità, dalla sneaker alla motocicletta, mantenendo come denominatore comune il rapporto con il movimento.
E se la Energy Station è il luogo nel quale ci si ferma per recuperare energia, la moto rappresenta esattamente il momento successivo: quello della ripartenza. In questo senso, l’apertura dello show è perfettamente integrata nella narrazione della collezione.
Il nuovo spazio di Piazza Liberty
Il racconto della stagione non si esaurisce però sulla passerella. In contemporanea con questo nuovo capitolo creativo, Onitsuka Tiger porta a Milano anche una nuova presenza fisica con il flagship di Piazza Liberty, il secondo punto vendita del brand in città. Lo spazio, sviluppato su due piani e progettato da Studio Dini Cataldi, riunisce le collezioni runway, la linea denimwear Made in Japan Denivita, le calzature contemporanee e la linea Nippon Made.
Particolarmente significativo è il Café Onitsuka Tiger, collocato al piano terra e affacciato sulla piazza con il suo dehors giallo. Il progetto porta all’interno dello store un ulteriore elemento del concetto lifestyle: il caffè, il matcha e la pausa diventano parte dell’esperienza del brand.
Anche in questo caso ritorna quindi la stessa idea che attraversa la collezione. Non soltanto acquistare un prodotto, ma entrare in un universo nel quale moda, design, food e cultura urbana si sovrappongono.
Il nuovo spazio milanese diventa, da questo punto di vista, quasi la traduzione architettonica di ENERGY STATION: un luogo nel quale fermarsi, incontrarsi e ripartire.
Andrea Pompilio e un’identità sempre più definita
Il risultato della SS27 conferma quanto la direzione di Andrea Pompilio abbia contribuito a rendere più leggibile l’evoluzione di Onitsuka Tiger. Il lavoro non consiste semplicemente nell’aggiungere elementi fashion a un marchio sportivo, ma nel comprendere quanto il suo patrimonio possa essere esteso senza perdere riconoscibilità.
La sneaker rimane il centro dell’identità, ma attorno ad essa si costruisce un mondo molto più ampio: la moda, il denim, la motocicletta, il café, la città, la notte. Sono linguaggi differenti che vengono tenuti insieme da una stessa attitudine.
Ed è proprio qui che la collezione trova la sua coerenza. ENERGY STATION non racconta soltanto l’energia necessaria per continuare a muoversi; racconta un modo contemporaneo di stare nel movimento senza rinunciare alla propria individualità.
Onitsuka Tiger sembra aver trovato una posizione precisa: abbastanza sportiva da non perdere il proprio DNA, abbastanza fashion da occupare una passerella della Milano Fashion Week, abbastanza street da parlare alla città e abbastanza lifestyle da costruire attorno al prodotto un’esperienza più ampia.
Con il giallo che attraversa la notte, il blu denim, il grigio e il nero, le sneaker che si trasformano in stivali, le moto Honda che aprono la passerella e un nuovo spazio che porta il brand nel cuore di Milano, Andrea Pompilio costruisce una collezione nella quale la velocità non è soltanto un tema, ma una condizione.
La stazione serve a fare il pieno.
Poi si riparte.
E questa volta Onitsuka Tiger sembra avere scelto di farlo molto velocemente.


