Positive obsession: Michael Rider riporta la moda al desiderio
Ossessione positiva. Appartenenza. Outsider. Grandi emozioni. Eleganza. Disinvoltura. Euforia. Desideri e frustrazioni. Ricordi.
Le parole con cui Michael Rider accompagna la nuova collezione Celine SS27 sembrano, a prima vista, più vicine a un taccuino personale che alle consuete note di una sfilata.
Non spiegano una silhouette, non indicano una precisa epoca di riferimento, non costruiscono una narrazione lineare. Mettono invece in fila sensazioni, comportamenti, contraddizioni e piccoli impulsi che appartengono al modo in cui la moda viene realmente vissuta.
Positive obsession è il punto di partenza.
Non l’ossessione per la moda come sistema, ma per la moda come esperienza: il piacere di scegliere un abito, di riconoscersi in una certa silhouette, di ricordare un’immagine che ci ha fatto innamorare di un vestito, di uscire di casa sentendosi particolarmente bene. Rider parla di memories, di big emotions, di dressing up, di heading out of town. Parla della possibilità che un capo apra una porta verso qualcosa che ancora non conosciamo.
La collezione SS27 di Celine alla Paris Fashion Week
È un approccio che sposta l’attenzione dal concetto all’uso. La collezione non cerca di dimostrare cosa debba essere Celine nel 2027: osserva cosa può fare un abito quando torna a occupare il centro della vita di chi lo indossa.
E proprio per questo la SS27 appare meno interessata alla costruzione di un’immagine unica e più concentrata sulla possibilità di costruire diversi modi di essere eleganti.
Tra disciplina e istinto: il nuovo guardaroba Celine
La prima impressione è quella di un guardaroba estremamente controllato. Il tailoring è preciso, le silhouette sono definite, i volumi hanno una costruzione riconoscibile. Ma quasi immediatamente questa disciplina viene interrotta da qualcosa di più spontaneo.
Una giacca sartoriale può incontrare un volume ampio e quasi sportivo. Un completo impeccabile viene alleggerito da una T-shirt. Un abito aderente viene lasciato parlare attraverso una scollatura profonda, senza essere appesantito da decorazioni. Un accessorio vistoso entra in un look essenziale e ne cambia completamente il carattere.
Rider lavora quindi per contrasti di comportamento più che di stile.
Da una parte c’è la persona che conosce perfettamente il codice dell’eleganza. Dall’altra quella che decide di non seguirlo fino in fondo.
È la tensione contenuta nella frase “Responsibility and shirking it”: la responsabilità e il desiderio di sottrarsi ad essa. Il completo può rappresentare il ruolo sociale, il dovere, la precisione; l’abito, la scarpa, l’accessorio o semplicemente il modo di portare quel completo introducono invece la possibilità di scappare.
Non è una contrapposizione teatrale. È una situazione quotidiana.
Il tailoring perde rigidità e acquista movimento
Il completo è uno dei territori nei quali Rider appare più preciso.
Le giacche presentano spalle nette, in alcuni casi pronunciate, ma non costruiscono una figura rigida. La vita viene talvolta evidenziata da cinture sottili, mentre i pantaloni si allungano verso il basso con una costruzione morbida e fluida.
La proporzione è importante: la parte superiore può essere strutturata, quella inferiore più libera. Il risultato conserva l’autorità del tailoring ma elimina parte della sua severità.
È un completo pensato per camminare.
E questa attenzione al movimento attraversa l’intera collezione. Gesture & ease è una delle espressioni più efficaci delle note di Rider perché definisce non tanto uno stile quanto un modo di indossare i vestiti. L’eleganza non viene cercata attraverso la posa, ma attraverso il gesto.
Una mano in tasca. Una giacca lasciata aperta. Una cintura che segna appena il punto vita. Un pantalone che si muove attorno alla scarpa.
La costruzione sartoriale rimane visibile, ma non deve impedire al corpo di muoversi.
Il bianco assoluto e il nero sensuale
La palette lavora attraverso blocchi molto netti.
Il bianco viene utilizzato in total look e diventa quasi una superficie continua: blazer, pantaloni, T-shirt, scarpe e accessori costruiscono una figura luminosa, estremamente pulita. È il lato più razionale della collezione, ma anche quello che permette alle proporzioni di diventare immediatamente leggibili.
Il nero assume invece una dimensione più sensuale.
Gli abiti seguono il corpo, si allungano, scoprono la pelle attraverso scollature profonde e costruiscono una femminilità priva di ornamenti superflui. Il nero non viene trattato come una dichiarazione di rigore: è materia, superficie, presenza.
In alcuni look la semplicità della silhouette rende ancora più evidente il corpo. In altri, il volume viene introdotto attraverso gonne più ampie e costruzioni che spostano il peso della figura.
È una dualità interessante: il bianco definisce la silhouette, il nero ne accentua la fisicità.
Il rosso interrompe la calma
Poi arriva il rosso.
Un rosso saturo, utilizzato senza esitazioni e portato in total look. Giacca, pantalone, guanti, scarpe e borsa possono appartenere alla stessa tonalità, trasformando il colore in una vera costruzione tridimensionale.
È uno dei momenti nei quali emerge il significato di fabulousness evocato da Rider.
La collezione non è affatto minimalista nel senso di una moda che vuole sottrarsi a ogni forma di spettacolo. Al contrario, sa esattamente quando aumentare il volume emotivo.
Il rosso diventa così una sorta di interruttore.
Dopo una sequenza di neri e bianchi, cambia la temperatura della passerella e introduce quella componente di euforia contenuta nelle note: high spirits, spirito alto, energia, voglia di uscire dalla neutralità.
Gli abiti da sera non cercano la decorazione
La sera viene affrontata con la stessa logica.
Un lungo abito nero può aderire al corpo, aprirsi sul décolleté e lasciare che siano esclusivamente la linea e il materiale a costruire l’effetto. Non ci sono necessariamente ricami o elementi decorativi a cercare l’attenzione.
In altri casi è la cintura a diventare protagonista.
Una grande fibbia geometrica interrompe la superficie nera e modifica completamente la proporzione del look. L’accessorio non completa semplicemente l’abito: lo ridisegna.
È un principio che Rider applica più volte. Quando la silhouette è essenziale, un singolo elemento può assumere un’importanza enorme.
La semplicità, in questo caso, non significa assenza di carattere. Significa concentrazione del carattere.
Accessori: la parte più irriverente del guardaroba
Se il tailoring rappresenta la disciplina della collezione, gli accessori ne costituiscono spesso la parte più libera.
Occhiali dalle lenti colorate, gioielli importanti, collane lunghe, orecchini, cinture dalla presenza marcata e borse diventano strumenti per modificare i look senza dover intervenire sulla loro struttura.
È un modo molto contemporaneo di costruire il guardaroba: la base può rimanere stabile, mentre sono gli accessori a determinare l’umore.
Un completo può diventare più severo o più ironico. Un abito nero può diventare sensuale oppure quasi grafico. Un look bianco può assumere un’attitudine completamente diversa attraverso un paio di occhiali o una borsa.
Rider sembra quindi interessato non soltanto al capo singolo, ma alla possibilità combinatoria del guardaroba.
La collezione funziona quando i pezzi vengono separati, ricomposti, portati fuori dal loro contesto originario.
Outsiders looking in: la moda come appartenenza e distanza
Tra le frasi delle note, “Belonging. Outsiders looking in, and looking all over” introduce una dimensione sociale.
Celine appartiene a un universo preciso, con codici riconoscibili, una storia importante e un rapporto molto forte con l’idea francese di eleganza. Ma Rider non sembra interessato a chiudere questi codici in una comunità esclusiva.
L’outsider guarda dentro.
Osserva, prende ciò che gli interessa, lo combina con qualcosa di diverso e torna a guardare altrove.
È un atteggiamento che spiega anche la varietà della collezione. Non c’è una sola donna Celine. Ci sono diverse possibilità: quella che sceglie il completo, quella che preferisce l’abito nero, quella che indossa il total white, quella che cerca il rosso, quella che porta un accessorio importante.
La coerenza non nasce dalla somiglianza dei look.
Nasce dal modo in cui sono costruiti.
Emotional dressing: vestirsi per cambiare stato d’animo
“Big emotions. Emotional dressing.”
È forse la parte più immediatamente contemporanea del manifesto.
Per Rider l’abito non deve soltanto rappresentare chi siamo. Può contribuire a determinare come vogliamo sentirci.
È una distinzione sottile.
Vestirsi secondo la propria identità significa scegliere qualcosa che ci rappresenta. Vestirsi secondo il proprio stato emotivo significa invece utilizzare la moda per modificarlo.
Il tailoring può dare struttura.
Un abito aderente può aumentare la percezione della propria sensualità.
Un colore acceso può cambiare l’energia di un’intera giornata.
Un accessorio vistoso può introdurre una componente ironica.
Un capo morbido può offrire quella sensazione di calma evocata da Rider: “A sense of calm when you need it.”
La collezione non propone quindi una sola idea di comfort. Esiste il comfort fisico, ma anche quello psicologico: sentirsi protetti, sicuri, appropriati oppure, al contrario, desiderosi di attirare attenzione.
Dalla città alla fuga: dressing up, heading out of town
C’è poi un’immagine molto cinematografica: “Dressing up, and heading out of town.”
Vestirsi bene e lasciare la città.
Non è una destinazione precisa. È piuttosto l’idea della fuga.
Un weekend. Una partenza improvvisa. Un’automobile. Una casa fuori città. Una sera che non è ancora stata programmata.
La collezione contiene questo senso di movimento anche nei capi più sofisticati. Il guardaroba non sembra progettato per una sola occasione, ma per accompagnare una giornata che può cambiare direzione.
È un lusso meno statico.
Non quello dell’abito conservato come oggetto prezioso, ma quello del capo che diventa parte di un’esperienza.
Ed è qui che la parola unfussed diventa particolarmente efficace: niente eccessiva preoccupazione, niente abiti che sembrano richiedere istruzioni per essere indossati.
Unencumbered: togliere peso alla silhouette
Unencumbered. Unfussed.
Due parole che potrebbero sembrare marginali e che invece spiegano bene la costruzione della collezione.
Rider elimina il superfluo senza eliminare la complessità.
Le silhouette possono essere sofisticate, ma non sembrano sovraccariche. I volumi sono riconoscibili, le proporzioni studiate, gli accessori importanti, eppure l’immagine complessiva mantiene una certa immediatezza.
È un equilibrio difficile.
Una moda troppo studiata rischia di apparire distante dalla vita. Una moda troppo casual rischia invece di perdere quella tensione verso l’eleganza che Celine deve necessariamente mantenere.
La SS27 si muove esattamente nel mezzo.
Precisa, ma non preziosa.
Balling: quando l’eleganza decide di divertirsi
Tra le note compare anche una parola volutamente ambigua: “BALLING”.
È una parola che porta con sé l’idea di vivere in grande, divertirsi, uscire, spendere, ballare, stare in mezzo agli altri. Ed è probabilmente il termine che meglio introduce nella collezione una componente di piacere esplicito.
Perché la moda di Rider non vuole essere soltanto intelligente.
Vuole anche essere divertente.
La cintura importante, il rosso totale, gli occhiali colorati, i gioielli, la silhouette sensuale: sono tutti elementi che riconoscono il piacere dell’apparire.
Non c’è nulla di problematico nel voler essere fabulous.
La moda può ancora servire a questo.
Può essere frivola, desiderabile, seduttiva, esagerata. Può semplicemente farci sentire bene.
Dai ricordi alla possibilità
Uno dei passaggi più personali delle note riguarda i ricordi: “Memories, moments that made us love fashion. Moments where you get a glimpse of possibility.”
Rider non parla di nostalgia in senso stretto.
Parla di memoria come impulso creativo.
Tutti abbiamo un’immagine associata alla moda: un film, una fotografia, una persona, una sfilata, un abito visto da adolescenti, una campagna pubblicitaria. Un momento nel quale la moda è apparsa improvvisamente come una possibilità di trasformazione.
La SS27 sembra partire da questa memoria per riportarla nel presente.
Non copia un’immagine del passato.
Ne conserva la sensazione.
Ed è probabilmente questo il modo più interessante con cui una maison può confrontarsi con il proprio archivio: non riprodurre ciò che è già stato fatto, ma recuperare il desiderio che lo aveva reso importante.
Una Celine costruita sulla contraddizione
La forza della collezione sta quindi meno nella singola novità che nel modo in cui Rider mette insieme elementi apparentemente incompatibili.
Tailoring e disinvoltura.
Sensualità e pragmatismo.
Minimalismo e fabulousness.
Appartenenza e outsider.
Responsabilità e fuga.
Calma ed energia.
Sono contraddizioni che appartengono alla vita reale e che, proprio per questo, rendono il guardaroba credibile.
Non esiste una persona che sia sempre elegante nello stesso modo.
Ci si veste diversamente a seconda di chi incontriamo, di dove andiamo, dell’umore con cui ci svegliamo, di ciò che vogliamo comunicare e, qualche volta, di ciò da cui vogliamo semplicemente scappare.
Rider costruisce una collezione per questa instabilità.
Il vestito torna a fare il suo mestiere
Alla fine, la frase forse più importante delle note è anche la più semplice:
“Letting clothes just do their job.”
Lasciare che gli abiti facciano il loro mestiere.
Non è una rinuncia alla creatività. È quasi il contrario.
Significa avere abbastanza fiducia nel design da non doverlo spiegare continuamente.
Un buon completo deve funzionare.
Un buon abito deve valorizzare il corpo.
Una buona borsa deve essere desiderabile e utilizzabile.
Un buon accessorio deve cambiare un look.
Un buon tessuto deve essere piacevole da indossare.
La moda può contenere un discorso culturale, ma non deve necessariamente essere trasformata in un discorso prima ancora di essere indossata.
È questa la direzione più leggibile della Celine SS27.
Michael Rider prende la maison, i suoi codici e la sua storia e li riporta in una dimensione molto concreta: il guardaroba.
Non una collezione pensata per essere contemplata soltanto sulla passerella, ma una serie di abiti destinati a entrare nella vita, essere combinati, ripetuti, consumati, associati a ricordi.
Celine SS27: la moda come possibilità
La positive obsession di Michael Rider non è quindi un tema decorativo della collezione. È il principio attraverso cui viene costruito l’intero guardaroba.
Rider sembra ricordare che la moda può essere una cosa molto seria senza prendersi sempre troppo sul serio.
Può parlare di identità e, nello stesso tempo, di vanità.
Può costruire un impeccabile completo bianco e poi interromperlo con un accessorio quasi sfacciato.
Può proporre un abito nero estremamente sensuale e, subito dopo, tornare alla praticità di un pantalone morbido.
Può evocare la tradizione sartoriale e lasciare spazio alla fuga, al viaggio, alla notte, alla festa.
La Celine SS27 non cerca una definizione definitiva della donna che veste.
Le offre piuttosto un insieme di possibilità.
Ed è forse questo il senso più interessante delle parole con cui Rider chiude il suo manifesto: all five senses.
La moda non è soltanto qualcosa che guardiamo.
È qualcosa che tocchiamo, indossiamo, ascoltiamo muoversi, percepiamo sulla pelle e associamo a luoghi, persone e momenti.
Quando un abito riesce a entrare in tutti questi livelli, smette di essere soltanto un oggetto di design.
Diventa memoria. Diventa desiderio.
Diventa esperienza.
E, soprattutto, torna a fare quello che Michael Rider sembra chiedergli fin dall’inizio: farci venire voglia di vestirci.


