Creative Futures: la creatività ai tempi dell’AI
Che cosa rimane umano quando le macchine possono generare immagini, testi, idee e scenari in pochi secondi? La domanda non riguarda più soltanto il futuro della tecnologia, ma il futuro stesso del progetto.
A Milano, durante la Milano Digital Week 2026, Arkage e Spazio Culturale SC3 portano al centro del dibattito il rapporto tra intelligenza artificiale e creatività, interrogandosi su nuovi linguaggi, competenze e forme di progettazione.
C’è stato un momento in cui l’intelligenza artificiale sembrava appartenere soprattutto al futuro. Oggi appartiene al presente.
È entrata negli studi di progettazione, nelle agenzie creative, nei dipartimenti marketing, nelle università, nei processi di ricerca e, sempre più spesso, anche nelle pratiche quotidiane di designer, architetti, artisti e creativi.
Generare un’immagine, sviluppare una variazione visiva, sintetizzare informazioni, elaborare un concept o esplorare rapidamente decine di possibilità non è più un esercizio sperimentale: è diventato parte di un nuovo modo di lavorare.
Ma proprio quando la tecnologia rende più semplice produrre, emerge una domanda più complessa: che cosa significa ancora progettare?
È da questo interrogativo che prende forma Creative Futures, il format ideato da Arkage e dedicato alle trasformazioni della creatività contemporanea, che arriva alla Milano Digital Week 2026 con un appuntamento realizzato in collaborazione con Spazio Culturale SC3 Milano.
L’incontro è in programma mercoledì 1° ottobre, dalle 18 alle 21, negli spazi di SC3 in via Scutari 3, a Milano.
Quando generare non basta più
Il punto non è stabilire se l’intelligenza artificiale sostituirà o meno i creativi. Una contrapposizione di questo tipo rischia infatti di semplificare un cambiamento molto più profondo.
L’AI sta modificando soprattutto il processo attraverso cui un’idea prende forma.
Se una parte della produzione può essere automatizzata, accelerata o moltiplicata, diventano progressivamente più importanti le fasi che la tecnologia non risolve da sola: definire un problema, interpretare un contesto, costruire una visione, stabilire una direzione, riconoscere ciò che è significativo e distinguere un’idea interessante da una semplice combinazione di possibilità.
La vera trasformazione, quindi, potrebbe non riguardare soltanto gli strumenti utilizzati dai creativi, ma il valore attribuito alla creatività stessa.
In un mondo nel quale la produzione di output diventa potenzialmente infinita, l’output rischia di essere la parte meno rara del processo. La differenza si sposta altrove: nella capacità di formulare domande, creare connessioni e dare significato a ciò che viene prodotto.
È questo il terreno sul quale Creative Futures vuole aprire il confronto, mettendo intorno allo stesso tavolo creativi, strategist, designer, technologist, professionisti, studenti, brand e nuove generazioni di talenti.
La creatività come infrastruttura culturale
Il tema assume una particolare rilevanza quando viene osservato dal punto di vista del design.
Progettare non significa semplicemente produrre una forma. Significa leggere il presente e immaginare ciò che potrebbe venire dopo.
Un oggetto, uno spazio, un’identità visiva, una campagna, un servizio o un’esperienza sono il risultato di una serie di decisioni che coinvolgono cultura, comportamenti, tecnologia, economia e società.
L’intelligenza artificiale entra oggi in ciascuno di questi territori.
Può diventare uno strumento di ricerca, un acceleratore, un interlocutore, un sistema per esplorare alternative o una nuova interfaccia attraverso cui sviluppare un progetto. Ma il suo utilizzo porta con sé anche una serie di questioni: chi decide la direzione? Quali criteri utilizziamo per selezionare? Quale responsabilità rimane a chi progetta? E come cambia il rapporto tra intuizione umana e produzione algoritmica?
Sono domande che non hanno una risposta esclusivamente tecnologica.
Richiedono cultura progettuale.
Dall’intelligenza artificiale all’intelligenza sensibile
Uno dei passaggi più interessanti di Creative Futures riguarda proprio la necessità di non ridurre l’AI alla sua dimensione tecnica.
Per Silvia Cortese, founder di SC3 Milano, la questione tocca anche il rapporto tra tecnologia, sensibilità ed empatia:
«L’intelligenza artificiale arriva da “arte”, da “artificio”, quindi non si tratta di un’intelligenza tecnologica. Non si tratta solo di un’intelligenza tecnologica e digitale, ma di un’intelligenza che comunque ha una sua parte sensibile ed empatica. Ed è su questa parte sensibile che noi siamo vulnerabili, all’idea che l’AI possa pensare, sentire, provare emozioni e avere una forma di pensiero proprio».
La riflessione apre una prospettiva diversa rispetto alla semplice domanda su ciò che una macchina è in grado di fare.
Se l’AI può imitare linguaggi, ricombinare riferimenti e produrre risultati visivamente sofisticati, il tema diventa capire che cosa attribuiamo a un progetto quando lo definiamo creativo.
È l’originalità? L’intenzione? L’esperienza? Il contesto? La capacità di generare una reazione? Oppure la relazione che un progetto riesce a stabilire con le persone?
In questa zona grigia, ancora in evoluzione, si apre uno dei territori più interessanti per il design contemporaneo.
Un laboratorio per immaginare il futuro
Creative Futures non sarà soltanto una sequenza di talk.
Il programma prevede infatti conversazioni aperte, interventi e un Creative Futures Lab, un momento partecipativo nel quale il pubblico sarà coinvolto nella costruzione di una mappa dei possibili futuri della creatività.
Il passaggio dal talk al laboratorio è significativo: invece di limitarsi a raccontare il cambiamento, l’incontro invita a progettarne collettivamente alcune possibilità.
Tra i temi affrontati ci saranno il rapporto tra creatività e AI, i modelli di “AI gentile”, il ruolo dei brand nella costruzione della cultura e delle comunità, l’Art Thinking come strumento per processi e organizzazioni, il valore dell’ascolto e le competenze necessarie per le professioni creative di domani.
A confrontarsi su questi temi saranno Silvia Cortese, founder di SC3 Milano; Francesco Cascino, art advisor e Art Thinking; Pasquale Borriello, CEO di Arkage e membro del Comitato Tecnico Scientifico di Fondazione ENIA; Antonio Campagnoli, co-founder di LEXCC, IL PUNTO/Corfac Int. e We Crowd Community; Alissa Bankovska, architect, urban strategist e keynote speaker; Andrea Zoppolato, direttore di Milano Città e presidente dell’associazione Vivaio; Duilio Forte, artista presso Atelier FORTE; Alessandra Scarci, psicologa, business mentor, attrice e autrice.
Una pluralità di competenze che riflette la natura stessa del tema: parlare di futuro della creatività significa infatti attraversare contemporaneamente arte, design, architettura, impresa, tecnologia, cultura e comportamento.
Il futuro delle professioni creative
C’è poi una conseguenza molto concreta della trasformazione in corso: come cambieranno i lavori creativi?
Il designer di domani dovrà necessariamente essere anche un esperto di AI? Un art director diventerà sempre più un curatore di output? La capacità di scrivere prompt diventerà una competenza centrale oppure sarà soltanto una fase transitoria dell’evoluzione degli strumenti?
Probabilmente, la questione più interessante non è individuare oggi la professione che nascerà domani, ma osservare come cambierà il rapporto tra competenze umane e capacità tecnologiche.
La conoscenza degli strumenti continuerà a essere importante, ma potrebbe diventare altrettanto importante saper costruire una visione, interpretare un problema e lavorare con discipline diverse.
In questo senso, la creatività potrebbe allontanarsi dall’idea romantica dell’“idea geniale” per avvicinarsi sempre più a una competenza complessa: osservare, collegare
Creative Futures – Milano Digital Week 2026
Mercoledì 1° ottobre 2026, ore 18:00–21:00
Spazio Culturale SC3 Milano, Via Scutari 3, Milano
Partecipazione gratuita su registrazione o invito, fino a esaurimento posti.


