Paris Fashion Week SS27

Cosa ci dice la settimana della moda Parigi

Parigi resta il punto in cui la moda smette di essere soltanto un calendario di sfilate e torna a mostrarsi per quello che è davvero: un sistema economico, culturale e creativo capace di influenzare il mercato ben oltre i giorni della Paris Fashion Week.

La stagione SS27, in programma dal 28 settembre al 6 ottobre, riunisce ancora una volta nella capitale francese alcune delle maison più importanti del lusso internazionale, accanto a debutti, nuovi progetti e una costellazione sempre più ampia di eventi che orbitano intorno alle passerelle. Il calendario ufficiale conta 68 sfilate e 34 presentazioni, confermando la dimensione eccezionale della settimana parigina.

Quanto vale la moda a Parigi?

La forza di Parigi non è soltanto nella quantità di appuntamenti o nella concentrazione di grandi nomi. È nella capacità della città di trasformare la moda in un ecosistema: alberghi, ristorazione, retail, comunicazione, arte, cultura, hospitality, produzione di eventi e turismo partecipano tutti alla stessa macchina.

Secondo l’Institut Français de la Mode, la moda francese genera complessivamente 154 miliardi di euro di fatturato diretto e rappresenta, considerando gli effetti diretti e indiretti, il 3,1% del PIL francese e circa un milione di posti di lavoro; lo stesso studio ha analizzato anche l’impatto specifico della Paris Fashion Week sull’economia.

È proprio questa dimensione a rendere Parigi diversa dalle altre capitali della moda. Milano può raccontare il rapporto fra industria e creatività, Londra continua a rappresentare una straordinaria piattaforma per la sperimentazione, New York possiede una forza commerciale e mediatica difficilmente replicabile. Parigi, invece, concentra tutto: il lusso, la storia delle maison, la finanza, il grande spettacolo, il mercato globale e una capacità quasi teatrale di trasformare ogni presentazione in un avvenimento.

Ma è anche per questo che Parigi è il luogo in cui le contraddizioni del sistema diventano più evidenti.

Le elezioni politiche e la crisi

La Paris Fashion Week SS27 arriva in un momento nel quale il lusso internazionale sta cercando un nuovo equilibrio. I grandi gruppi non sono soltanto alle prese con un rallentamento dei consumi. Stanno ripensando strutture, distribuzione, posizionamento e investimenti. Soprattutto, stanno ridefinendo il rapporto tra desiderabilità del marchio e valore reale del prodotto.

Kering, che nel primo semestre 2026 ha registrato 7,22 miliardi di euro di ricavi. Ha chiuso il periodo con un -3% a livello riportato e un +1% su base comparabile. Nel Fashion & Leather Goods il dato è invece del -5% riportato e del -1% comparabile. Il gruppo ha descritto il contesto come ancora impegnativo. Nel frattempo, porta avanti una profonda riorganizzazione strategica.

Anche LVMH, pur presentando una situazione finanziaria più solida, fotografa un mercato diverso da quello degli anni della crescita automatica. Nel primo semestre 2026 il gruppo ha registrato 38,6 miliardi di euro di ricavi. Il comparto Fashion & Leather Goods ha segnato un -1% su base organica. Nel secondo trimestre, però, il segmento è tornato a una crescita organica dell’1%. Il gruppo segnala inoltre una ripresa progressiva in diversi mercati.

Il quadro è quindi meno semplice di quanto possa suggerire la spettacolarità delle immagini che arrivano da Parigi. Dietro i front row, le scenografie monumentali e le celebrity esiste una macchina molto più complessa. Una macchina che deve continuare a dimostrare di essere capace di generare desiderio.

Ed è qui che entra in gioco la creatività.

Negli ultimi anni il sistema ha accelerato la rotazione dei direttori creativi. Il cambio di designer è diventato spesso uno strumento immediato per rilanciare attenzione, conversazione e aspettative.

È una dinamica che può produrre energia. Porta però con sé una domanda. Quanto tempo rimane oggi a una visione per diventare davvero un linguaggio?

La moda ha sempre avuto bisogno di cambiamento. La velocità con cui vengono richieste nuove identità sta però modificando il ruolo della direzione creativa. Il rischio è una successione continua di debutti, reset e riposizionamenti.

Parigi è probabilmente il luogo in cui questa tensione appare con maggiore evidenza. La tradizione delle grandi maison convive con la necessità di rinnovarsi continuamente. Gli archivi diventano strumenti progettuali. Il patrimonio storico diventa materia per nuove narrazioni.

Ogni nuova collezione deve così rispettare un’identità precisa. Allo stesso tempo, deve dimostrare di poter generare qualcosa di nuovo.

La stagione SS27 arriva inoltre in un Paese che si avvicina a un appuntamento politico di grande rilevanza. Le prossime elezioni presidenziali francesi si terranno il 18 aprile 2027 per il primo turno e il 2 maggio per il secondo.

Non è necessario leggere la Fashion Week come una diretta conseguenza della politica. È però difficile ignorare il contesto nel quale si svolge. La moda francese è profondamente legata all’economia del Paese e alla sua immagine internazionale.

Parigi continua a presentarsi come una capitale globale della cultura e del lusso. La Fashion Week è una delle espressioni più visibili di questo ruolo. Ed è anche uno dei luoghi in cui le trasformazioni del sistema diventano più evidenti.

La moda che verrà

In questo scenario, la domanda non è soltanto cosa indosseremo nella primavera estate 2027. La questione è più ampia. Che tipo di moda sta cercando di costruire il sistema per i prossimi anni?

Sarà una moda più commerciale o più concettuale? Più vicina al prodotto o sempre più legata all’esperienza? Capace di costruire identità nel tempo o dipendente dall’impatto immediato di una sfilata, di una celebrity, di una scenografia o di un nuovo direttore creativo?

La Paris Fashion Week SS27 diventa così un osservatorio privilegiato. Non serve soltanto a leggere le collezioni. Permette di osservare lo stato di salute dell’intero sistema.

Dietro ogni passerella esiste oggi una questione più grande. Quanto può ancora crescere un’industria che ha costruito il proprio valore sulla rarità, sull’esclusività e sul desiderio? Soprattutto in un mercato nel quale tutto è diventato più veloce, più accessibile e continuamente esposto.

È forse questa la domanda che Parigi ci consegna questa stagione. Non quale sarà la prossima grande tendenza. Ma quale sarà il prossimo modello di moda.

Di seguito, oltre alle review delle singole collezioni già pubblicate, raccogliamo gli eventi, i progetti, le presentazioni e gli appuntamenti che stanno contribuendo a raccontare la Paris Fashion Week SS27.

Matières Fécales SS27 — The Ninety Nine Percent

A Place de la République, Matières Fécales porta la sfilata fuori dai consueti spazi della moda e la trasforma in una manifestazione collettiva. Steven Raj Bhaskaran e Hannah Rose Dalton presentano “The Ninety Nine Percent”, una collezione che sposta l’attenzione sugli outsider, sugli immigrati e sulle comunità che continuano a rimanere ai margini della rappresentazione.

Sono 99 i modelli che attraversano la piazza, scelti tra amici, attivisti, collaboratori e membri di diverse comunità migranti. La sfilata segue una struttura in tre capitoli: Family, Tribe e Gods. Tre momenti che costruiscono una progressiva trasformazione del corpo e dell’abito.

Si parte dal bianco e da una dimensione intima e familiare. Lo stesso Bhaskaran entra in passerella insieme alla madre e alla sorella, che porta con sé la figlia neonata. Poi il tono cambia. Arrivano trench dalle linee nette, orli strappati, costruzioni più aggressive e riferimenti punk e militari che definiscono la sezione Tribe.

Con Gods la collezione raggiunge invece una dimensione più spettacolare. Le silhouette diventano scultoree e gli abiti incorporano riferimenti religiosi e storici, rielaborati attraverso il linguaggio radicale del duo.

Il finale porta il messaggio politico al centro della scena. Attorno alla statua della Repubblica, alcuni modelli trasportano sulle spalle manichini iperrealistici che rappresentano figure del potere economico e politico. Un’immagine volutamente teatrale che chiude una sfilata costruita sul confine tra moda, performance e protesta.

Weinsanto SS27 — Animal Instincts e cultura queer

Al Palais de Tokyo, Weinsanto apre la Paris Fashion Week con una sfilata che mette insieme performance, ironia e cultura queer. Victor Weinsanto costruisce uno show volutamente teatrale, affidandosi ancora una volta a un linguaggio che non cerca la discrezione. Ad aprire la passerella è La Grande Dame, presenza perfetta per introdurre una collezione che parte dalla performance e arriva direttamente all’abito.

Il guardaroba gioca con l’istinto animale attraverso stampe leopardate e motivi selvaggi, portati su silhouette aderenti e volumi esasperati. Corsetti, corpetti intrecciati e capi effetto second-skin lasciano il corpo in primo piano. A questi si contrappongono costruzioni più scultoree e proporzioni volutamente fuori scala.

Weinsanto lavora però soprattutto sul modo di deformare ciò che conosciamo. Capi familiari vengono trasformati, esasperati e ricomposti fino a diventare qualcosa di nuovo. La sensualità non è mai separata dall’umorismo. La collezione mantiene così quella dimensione irriverente e underground che appartiene al designer, trasformando la passerella in uno spazio libero, fisico e dichiaratamente queer.

Maison Margiela SS27 — Il debutto di Glenn Martens

A Parigi, Glenn Martens debutta alla direzione creativa di Maison Margiela e si confronta con uno dei codici più riconoscibili della moda contemporanea. Il designer non cancella l’identità della maison, ma la porta verso un territorio più materico e fisico. Il set introduce immediatamente questa nuova atmosfera: fiori in decomposizione, vegetazione rampicante e vasi da vivaio costruiscono un paesaggio sospeso tra crescita, decadimento e trasformazione.

In passerella il tailoring viene smontato e ricostruito attraverso volumi alterati, superfici irregolari e sovrapposizioni. Martens lavora sulla materia in modo evidente, portando l’abito verso una dimensione quasi scultorea. Tra i look più forti emergono strutture rigide che ricordano vere e proprie armature, realizzate con piatti metallici e inserti in rete. Il corpo viene così protetto, deformato e nuovamente esposto.

La collezione procede per contrasti. Alla costruzione più dura delle armature si affiancano tessuti morbidi, manipolazioni visibili e una palette studiata per mettere in evidenza la superficie dei materiali.

È un debutto che sceglie la materia come principale strumento di ricerca e che mette subito Martens davanti alla sfida più importante: trovare una nuova forma per l’idea di Margiela senza perdere quella tensione tra costruzione, trasformazione e imperfezione che appartiene alla maison.

La sfilata SS27 di Maison Margiela a Parigi 

Julie Kegels SS27 — Apple of the Day

Alla sua terza partecipazione alla Paris Fashion Week, Julie Kegels porta in passerella “Apple of the Day”, una collezione costruita intorno all’idea della caduta.

Cadere sotto pressione, fallire, innamorarsi, trovare finalmente il proprio posto. È la gravità, in tutte le sue forme, a diventare il filo conduttore di una collezione che riflette il momento di forte accelerazione vissuto dalla designer, recentemente premiata con il LVMH Prize.

Alla Cité de la Musique, il guardaroba prende una forma volutamente scomposta. Giacche di denim indossate al contrario, abiti tagliati all’altezza del seno, collant portati a metà e top plissettati trasformati in gonne sembrano sfuggire alle regole convenzionali del vestire.

La palette introduce tocchi di turchese, tortora e blu, mentre la super organza alleggerisce le silhouette e accentua il contrasto tra peso e leggerezza. Kegels costruisce così una moda apparentemente spontanea, ma attraversata da un’idea precisa di equilibrio e movimento.

MaXhosa Africa SS27 — Izihlwele Zivumile

MaXhosa Africa debutta nel calendario ufficiale della PFW portando a Parigi il linguaggio di Laduma Ngxokolo e il patrimonio del popolo Xhosa.

Nel cortile della residenza dell’ambasciatore del Sudafrica, la presentazione di “Izihlwele Zivumile” si apre con la musica di Sjava e costruisce un’esperienza che unisce moda, identità e cultura. È una collezione che guarda al percorso di sedici anni della maison senza rinunciare alla ricerca contemporanea.

Motivi geometrici, colori intensi e lavorazioni elaborate definiscono il guardaroba. Polo, shorts, gonne coordinate e maglieria decorata da rombi si alternano ad abiti scultorei in lana. Gli accessori diventano parte essenziale della narrazione: copricapi ispirati alla tradizione sudafricana, borse intrecciate, gioielli e occhiali dalle forme surreali ampliano il vocabolario della maison.

MaXhosa Africa porta così a Parigi un’idea di lusso costruita sul savoir-faire e sulla riconoscibilità culturale, trasformando il patrimonio Xhosa in un linguaggio contemporaneo.

NOTHING NINE SS27 — Everything From Nothing

Al Musée de l’Armée, NOTHING NINE presenta “Everything From Nothing”. È il secondo capitolo di una ricerca iniziata a Milano con “Nothing Is Everything”. Il concetto taoista del vuoto diventa qui un punto di partenza per parlare di trasformazione. La storica Salle d’Honneur crea un contrasto netto con il linguaggio contemporaneo del brand.

La collezione parte da silhouette essenziali. Poi le superfici si trasformano attraverso ricami, piume, lavorazioni manuali e tessuti manipolati. Le perline seguono i contorni dei capi. Le piume modificano i volumi. Alcuni tessuti vengono tagliati, ricostruiti e dipinti a mano.

Anche il colore costruisce la collezione. Il tweed viola è attraversato da filati bordeaux, blu, gialli e argento. Una giacca dalle lunghe frange dorate cattura la luce a ogni movimento. Un completo leopardato con fili metallici introduce invece una dimensione più selvaggia e luminosa.

Parigi rimane presente in modo discreto. Non attraverso simboli evidenti, ma nelle fodere ispirate alle luci notturne della città, alle ombre e all’architettura. Anche “Window and Light”, un disegno realizzato dalla figlia della fondatrice Chloe, diventa un tessuto della collezione. Un’immagine nata dall’osservazione della luce entra così direttamente negli abiti.

Con “Everything From Nothing”, NOTHING NINE porta a Parigi una ricerca costruita sul rapporto tra vuoto e materia. La filosofia orientale diventa design. L’artigianalità diventa parte della silhouette. E la collezione prova a costruire un punto d’incontro tra sensibilità orientale e cultura della moda europea.

Balmain SS27 — Storm in the Desert

Antonin Tron presenta il suo secondo capitolo alla guida di Balmain con “Storm in the Desert”, una collezione costruita sul contrasto tra la forza della natura e la delicatezza del corpo. La tempesta diventa così una metafora visiva, tradotta attraverso abiti che sembrano muoversi insieme al vento e alla sabbia.

Il punto di partenza è il drappeggio. I tessuti avvolgono il corpo, lo seguono e ne modificano la percezione attraverso pieghe, torsioni e volumi fluidi. Le silhouette appaiono organiche, quasi modellate dagli elementi naturali. La materia non costruisce una forma rigida, ma la lascia muovere.

Tron continua anche il confronto con l’eredità di Pierre Balmain. Lo fa però eliminando parte dell’opulenza associata alla maison per concentrarsi sulla forma, sulla costruzione e sulla sensualità del corpo. L’eleganza diventa più essenziale. Gli abiti sembrano attraversati da una tensione fisica, come se fossero stati modellati dal vento prima ancora di arrivare in passerella.

“Storm in the Desert” porta quindi Balmain verso una dimensione più pura e primordiale. La natura non viene rappresentata attraverso decorazioni letterali, ma attraverso il movimento delle superfici e delle silhouette. È qui che Tron costruisce il nuovo linguaggio della maison: meno legato all’eccesso, più interessato alla forma e alla capacità dell’abito di muoversi con il corpo.

La collezione SS27 di Balmain by Tron a Parigi

Stella McCartney SS27 — La femminilità incontra il tailoring

Stella McCartney porta a Parigi una collezione costruita sul contrasto. Da una parte ci sono abiti fluidi, trasparenze, drappeggi e rouches che seguono il corpo con un movimento leggero. Dall’altra il tailoring maschile, con spalle marcate e costruzioni più nette, che continua a essere uno dei codici centrali della maison.

La silhouette oscilla così tra morbidezza e struttura. Gli abiti sembrano muoversi intorno al corpo, mentre completi e giacche riportano la figura verso una geometria più precisa. I toni pastello accentuano la parte più delicata della collezione, creando un contrasto con la forza delle costruzioni sartoriali.

La sostenibilità rimane parte integrante del progetto. Oltre il 90% dei materiali utilizzati è eco-certificato e cruelty-free. Pelle, pellicce e piume animali vengono esclusi a favore di materiali alternativi, riciclati o sviluppati attraverso nuove tecnologie.

A rendere ancora più visibile questa idea è il finale corale dello show, con una lunga sequenza di top model in passerella. Tra gli ospiti più fotografati c’è Jennifer Lopez, arrivata sotto la pioggia con un look total brown composto da un abito drappeggiato, una grande stola effetto pelliccia, veletta scura e accessori coordinati. Un’immagine sofisticata che dialoga con il linguaggio della collezione senza rinunciare alla dimensione spettacolare della moda.

La sfilata SS27 di Stella McCartney alla Paris Fashion Week

Dries Van Noten SS27 — Una sensualità liquida

Julian Klausner continua il percorso di Dries Van Noten con una collezione sospesa tra rigore e leggerezza. L’ispirazione arriva dalla poesia di Stéphane Mallarmé e da L’Après-midi d’un faune. Il risultato è una sequenza di look eterei, costruiti intorno al movimento del corpo.

La sartorialità rimane centrale, ma perde la sua rigidità. Blazer dalle spalle squadrate e trench oversize vengono destrutturati. Sembrano quasi scivolare sul corpo. Sotto compaiono gonne midi trasparenti, maglieria traforata e silhouette fluide che portano la collezione verso una sensualità più intima.

I tessuti fanno gran parte del lavoro. Organza, chiffon, seta lavata e viscosa costruiscono strati leggeri e trasparenti. Le superfici floreali sembrano acquerelli. Il leopardato introduce invece un accento più deciso. A contrasto arrivano nylon tecnici e impermeabili, così leggeri da gonfiarsi con l’aria durante il movimento.

Anche la palette segue un’evoluzione precisa. Si parte da beige, sabbia, cipria e pesca. Poi arrivano l’ocra e il glicine. Nel finale i colori si fanno più profondi, con blu navy, inchiostro e viola. La luce sembra cambiare insieme agli abiti.

È nel rapporto tra questi elementi che Klausner costruisce il nuovo capitolo di Dries Van Noten. Non abbandona la complessità della maison. La rende più fluida. Il tailoring incontra la trasparenza. La costruzione lascia spazio al movimento. E il corpo diventa il vero punto di equilibrio della collezione.

Acne Studios SS27 — Theatrical grandeur meets something weathered and undone

Per la SS27, Acne Studios costruisce la sfilata intorno a un contrasto preciso: “Theatrical grandeur meets something weathered and undone”. La maestosità teatrale incontra qualcosa di vissuto e destrutturato. È un’idea che attraversa lo spazio e gli abiti.

La scenografia sembra arrivare da un’altra epoca. Lampadari di cristallo d’epoca e grandi arazzi costruiscono un ambiente solenne. In passerella, Jonny Johansson rompe questa perfezione. Le silhouette sono morbide, oversize e volutamente irregolari. I capi sembrano consumati dal tempo.

Denim e pelle, materiali centrali per Acne Studios, vengono trattati fino a perdere il loro aspetto originario. Superfici lavate, lucide ed erose danno ai materiali una dimensione quasi archeologica. Il nuovo sembra avere già una storia alle spalle.

Anche le proporzioni giocano sul contrasto. Un capospalla beige dalle forme ampie presenta arricciature e volumi sul fondo. In altri look, pantaloni più asciutti e top essenziali si contrappongono a giacche e cappotti oversize. Pelle morbida, dettagli metallici e stivali marcati completano le silhouette.

Il passato non viene quindi celebrato in modo nostalgico. Diventa materia da trasformare. Acne Studios mette insieme eleganza e usura, ordine e imperfezione. È proprio questa tensione a definire la sfilata di ieri sera a Parigi.

La sfilata SS27 di Acne Studios alla Paris Fashion Week

Chloé SS27 — The Obsession

Per la SS27, Chemena Kamali torna a guardare dentro l’archivio di Chloé. Il titolo della collezione è “The Obsession”. Al centro ci sono le immagini delle giovani donne che hanno attraversato la storia della maison e una femminilità costruita attraverso pizzo, ricami e trasparenze.

La broderie anglaise e i pizzi diventano protagonisti. Kamali parte da ricami svizzeri storici e li trasferisce su organza e cotone. Le lavorazioni sembrano leggere e delicate, ma acquistano presenza attraverso volumi più importanti. Accanto compaiono sottovesti in raso, abiti lingerie e corpetti di pizzo.

Il romanticismo viene però interrotto dalla sartorialità. Giacche allungate, completi a tre pezzi in lana grigia o gessato e piccoli cappotti da equitazione costruiscono una silhouette più precisa. Ci sono anche riferimenti al cappotto da pescatore degli anni Settanta e mantelle fluide che riportano il corpo verso una dimensione più libera.

Il contrasto continua nei dettagli. Maniche con grandi volant, nappine e occhielli convivono con gonne trasparenti e top aderenti. Tutto sembra muoversi tra ordine e disordine, tra costruzione e spontaneità.

“The Obsession” non cerca quindi di reinventare Chloé cancellandone il passato. Kamali prende alcuni dei suoi codici più riconoscibili e li rende nuovamente presenti. Il risultato è una femminilità dove il romanticismo degli archivi incontra un guardaroba più contemporaneo.

La collezione SS27 di Chloé – video sfilata

Alexandra Golovanoff SS27

Per il decimo anniversario del brand, Alexandra Golovanoff entra per la prima volta nel calendario ufficiale della Paris Fashion Week. Un passaggio importante per una maison costruita negli anni attraverso una crescita progressiva e indipendente.

Il punto di partenza resta il cashmere, materia centrale nella ricerca della designer per qualità e profondità cromatica. Per questa stagione viene prodotto per la prima volta in Italia. Il risultato mantiene quell’idea di lusso quotidiano e concreto che caratterizza il marchio.

Golovanoff porta avanti una moda pensata per essere indossata. Non parte da un’idea astratta di femminilità, ma dalle esigenze e dai desideri delle donne. Il guardaroba segue quindi una direzione essenziale, fatta di maglieria, silhouette morbide e capi destinati a entrare realmente nella vita quotidiana.

Il debutto nel calendario ufficiale arriva mentre il brand sta consolidando la propria struttura. Due boutique a Parigi, circa quaranta distributori internazionali e un e-commerce rinnovato accompagnano questa nuova fase.

Dopo dieci anni, Alexandra Golovanoff entra così in una nuova dimensione della moda parigina. Senza abbandonare quella costruzione lenta e indipendente che ha definito il marchio fin dall’inizio.

Icicle SS27 — The Many Facets of a Woman

Per la SS27, Bénédicte Laloux parte dal minimalismo di Icicle e lo apre al colore. La collezione nasce dall’idea di una donna che durante la giornata assume ruoli diversi. Madre, professionista, amica, sportiva. Anche la silhouette cambia per seguirne le diverse dimensioni.

Trench, cappotti di lana, giubbotti, camicie ampie e pantaloni costruiscono un guardaroba essenziale. I dettagli introducono movimento: risvolti colorati, colletti, cinture e nastri lasciati liberi. Le proporzioni rimangono pulite, ma non rigide.

La novità più evidente è nella palette. Al bianco, beige e rosso, colori ricorrenti della maison, si aggiungono azzurro cielo, giallo pastello, verde muschio e anice. La sfilata si apre con un completo rosa e lilla, segnando subito questa nuova direzione.

Anche i materiali lavorano sul contrasto. Lino, crêpon e chiffon di seta creano superfici leggere e materiche. La popeline e la lana aggiungono invece struttura. Rimane centrale il dialogo tra cultura occidentale e cinese, soprattutto attraverso i volumi e l’uso di fibre naturali.

Icicle mantiene così la propria idea di minimalismo, ma la rende più libera. La semplicità non viene abbandonata. Viene attraversata dal colore, dalla materia e dalle diverse identità della donna contemporanea. Il brand è in attesa della collezione di Sabato De Sarno.

Rick Owens SS27 — STONE

Al Palais de Tokyo, Rick Owens presenta “STONE”, una collezione costruita sull’idea di stoicismo e resistenza. La sfilata attraversa la vasca d’acqua del piazzale tra fontane e nuvole di nebbia. Un ambiente quasi irreale che amplifica il contrasto tra gravità e smaterializzazione.

Le silhouette hanno una presenza monumentale. Abiti colonna dalle tonalità della pietra passano dal beige al bianco ottico, fino al bordeaux e al nero. Gli strascichi allungano ulteriormente le figure, trasformando il corpo in una forma quasi architettonica.

Owens lavora anche sulla materia. Le giacche “millefoglie” assemblano migliaia di cerchi di tulle in nylon riciclato. Ogni capo richiede circa 45 ore di lavorazione. Cinghie di nylon industriale vengono invece trasformate in superfici strutturate, mentre il denim giapponese trattato con zolfo e la pelle cerata a mano aggiungono una dimensione più ruvida.

Tornano anche le strutture a gabbia flessibile. Questa volta avvolgono il corpo femminile sopra un tulle elasticizzato e semitrasparente, creando una sorta di “pizzo brutalista”. Ai piedi, platform dall’aspetto quasi alieno, cinturini a gabbia e cristalli accentuano la dimensione ultraterrena della collezione.

“STONE” porta così all’estremo uno dei codici di Owens: trasformare il corpo attraverso volume, materia e struttura. La pietra diventa una metafora di resistenza. Ma anche una forma da scolpire, alleggerire e infine smaterializzare.

La collezione SS27 di Rick Owens alla Paris Fashion Week

Isabel Marant SS27 — Bohemienne di Los Angeles

A Place du Palais-Royal, Isabel Marant porta in passerella una SS27 ispirata a Los Angeles. La sfilata si svolge di sera, in un’atmosfera parigina che fa da contrasto a un’immaginario più libero e californiano. Il risultato è una collezione bohemienne attraversata da una forte attitudine rock.

Kim Bekker lavora sui codici storici della maison alternando volumi e leggerezza. Spalle importanti e silhouette oversize richiamano gli anni Ottanta. Abiti fluidi, trasparenze e drappeggi riportano invece il corpo al centro.

Il denim ricamato convive con pelle e suede. Le lavorazioni a maglia aperta lasciano intravedere la pelle. Gilet e giacche aggiungono una componente più materica, mentre gli abiti seguono il corpo attraverso costruzioni morbide e sinuose.

Anche la palette segue un percorso preciso. Si parte da ecru, bronzo e giallo pallido. Poi arrivano tonalità più calde, come in un tramonto californiano. Il finale si fa più scuro, con nero e viola intenso.

Stivali in pelle, borse morbide a tracolla e dettagli metallici completano il guardaroba. Isabel Marant mantiene così la sua idea di femminilità spontanea e sensuale, spostandola questa volta verso un immaginario più notturno e rock.

Isabel Marant SS27 la sfilata alla Paris Fashion Week

Schiaparelli SS27 — Going Clear

Al Louvre, Daniel Roseberry presenta “Going Clear”, la nuova collezione ready-to-wear di Schiaparelli. L’obiettivo è portare i codici della couture in un guardaroba più quotidiano.

Il punto di partenza sono i separates. Gonne, pantaloni, top e giacche reinterpretano silhouette e scolli della couture. Il guardaroba diventa modulare. La palette si concentra su nero Schiap, bone e butter, con pochi tocchi di colore.

Roseberry ammorbidisce anche la costruzione. Arrivano orli a lattuga, aperture asimmetriche e ruches in pelle e lino. I ricami di verdure e piume decorano invece camicie trasparenti. Il classico Schiap jacket viene proposto in nuove varianti ispirate all’archivio.

Il knitwear è uno dei protagonisti. Una maglia trasparente in viscosa richiama un tessuto sviluppato da Elsa Schiaparelli. Anche gli accessori riprendono i codici della maison, tra borse dalle forme scultoree, scarpe più quotidiane e gioielli a forma di animali.

“Going Clear” è una sintesi della Schiaparelli di Roseberry. La couture resta il punto di partenza. Ma viene scomposta per diventare più libera, modulare e indossabile.

Issey Miyake SS27 — MA

Satoshi Kondo porta in passerella il concetto giapponese di “MA”, lo spazio vuoto tra corpo e tessuto. La sfilata si apre al buio con una performance di danza. I movimenti dei corpi fanno entrare l’aria negli abiti.

I tessuti reagiscono al movimento. Silhouette piatte si trasformano in volumi gonfiati e scultorei. Il vestito cambia forma mentre il corpo cammina.

Tra i look più riconoscibili ci sono quelli in maglia elasticizzata blu elettrico e cobalto. Le superfici avvolgono il corpo in spirali asimmetriche. Il tessuto si espande e crea nuovi volumi.

Kondo costruisce così una collezione in cui l’abito non è una forma fissa. È materia in movimento. L’aria diventa parte della silhouette.

Victoria Beckham SS27 — Freedom of Movement

Per la Spring/Summer 2027, Victoria Beckham parte dal movimento. L’obiettivo è liberare il corpo femminile senza rinunciare a struttura, eleganza e sensualità.

L’ispirazione arriva dalla danza moderna degli anni Venti. Isadora Duncan e Martha Graham diventano riferimenti per una moda che abbandona le costrizioni e segue il corpo.

Il contrasto è tra sartorialità e leggerezza. Giacche dalle spalle importanti convivono con abiti in georgette e chiffon. I tessuti seguono il movimento e lasciano intravedere il corpo.

Anche le asimmetrie contribuiscono a questa sensazione di libertà. La silhouette rimane precisa, ma appare più fluida. Victoria Beckham costruisce così un’eleganza che non immobilizza il corpo, ma lo accompagna.

Yohji Yamamoto SS27 — Fragments

All’Hôtel de Ville, Yohji Yamamoto porta in passerella una collezione costruita sul disfacimento. Il dettaglio dominante sono le frange. Cadono dalle silhouette, attraversano i pannelli e si muovono insieme ai corpi.

La sartoria viene destrutturata. Cappotti e giacche sembrano perdere progressivamente la propria superficie, lasciando emergere trame e fili. Il nero domina la collezione. Pochi accenti di cremisi, viola e marrone interrompono la palette.

Anche la sensualità passa attraverso la sottrazione. Tagli improvvisi lasciano scoperto il corpo. Ricami a rete e maglieria accompagnano il passaggio dalla materia alla trasparenza.

La scenografia amplifica questa sensazione di instabilità. Cilindri sospesi, riempiti di liquidi colorati, attraversano lo spazio mentre gli abiti si muovono come forme vive.

Yamamoto ha definito tutto questo con la sua consueta ironia: «Solo frange». Una risposta che lascia aperta la lettura della collezione. Ma conferma una cosa: anche il disfacimento può diventare una forma.

Lanvin SS27 — In cerca di una nuova identità

Al Grand Palais Immersif, Peter Copping presenta la SS27 di Lanvin. Oltre quaranta look costruiscono un guardaroba elegante, ma ancora difficile da ricondurre a un’unica direzione.

Gli abiti alternano linguaggi molto diversi. Pizzi bianchi e neri, stampe zebrati e trasparenze convivono con colori più decisi. Il turchese, il giallo intenso e il nude interrompono una palette più neutra.

Copping lavora anche sulla sartorialità. Giacche, trench e capispalla leggeri vengono caratterizzati da colli a scialle e revers ripiegati. I gioielli diventano invece parte della costruzione dei look, insieme a elementi metallici, borchie e superfici ricoperte di paillettes.

Più coerenti risultano le calzature. Décolleté colorate con grandi fibbie e sandali completano gli abiti. Anche le borse cambiano registro, dalla pelle bianca alle forme più strutturate, fino agli intrecci di paglia.

Lanvin appare quindi in una fase di ricerca. Copping mette insieme molti dei codici della maison, ma il nuovo linguaggio non è ancora completamente definito.

Elie Saab SS27 — À Fleur de Peau

Per la SS27, Elie Saab guarda a Jean Harlow e alla sua idea di glamour hollywoodiano. “À Fleur de Peau” costruisce una femminilità sensuale e romantica, fatta di abiti che sembrano aderire al corpo senza mai costringerlo.

Le silhouette sono fluide. I liquid gowns scivolano sulla figura attraverso trasparenze, pizzi e tessuti leggeri. Gli strascichi seguono il movimento e gli orli asimmetrici interrompono la perfezione degli abiti, lasciandoli volutamente incompiuti.

Il layering diventa parte centrale della collezione. Capi facili da sovrapporre e da togliere costruiscono una sensualità più intima, quasi privata. Il corpo appare e scompare tra gli strati, mentre la leggerezza dei materiali mantiene la silhouette sospesa.

Saab lavora così sull’idea di un’eleganza formale che lentamente si disfa. Il glamour resta presente, ma perde rigidità. “À Fleur de Peau” porta Jean Harlow nel presente attraverso una moda che sceglie trasparenza, movimento e una sensualità più morbida.

La collezione SS27 di Elie Saab alla Paris Fashion Week

Comme des Garçons SS27 — When Royal Life and Real Life Become One

Per la SS27, Rei Kawakubo porta in passerella una riflessione deformata sulla monarchia e sui costumi cerimoniali. “When royal life and real life become one” diventa il punto di partenza per una collezione in cui il quotidiano viene trasformato fino a perdere completamente le proprie proporzioni.

Le silhouette sono monumentali. Trench, bomber e piumini vengono decostruiti e trasformati in volumi enormi, tanto imponenti da modificare fisicamente il movimento delle modelle sulla passerella. Gli abiti sembrano crescere attorno al corpo invece di seguirlo.

Anche i dettagli cerimoniali vengono portati all’estremo. Ricami dorati, passamanerie e ciocche di capelli emergono dalle superfici rigide. Un completo gessato viene attraversato da protuberanze rosse e bianche, quasi fossero elementi organici che fuoriescono dalla costruzione sartoriale.

I copricapi accentuano questa dimensione. Le corone grezze dell’inizio lasciano spazio a strutture metalliche lucide, quasi scultoree. Nel finale Kawakubo cambia registro con il denim “5001”: pantaloncini, jeans a botte e pantaloni dalle proporzioni gigantesche trasformano ancora una volta un capo quotidiano in una forma quasi assurda.

Comme des Garçons continua così a mettere in crisi le regole dell’abito. La monarchia diventa volume, il quotidiano diventa scultura e il corpo si ritrova dentro una moda che non cerca di adattarsi a lui, ma di modificarne completamente la percezione.

Sacai SS27 — The New Classics

Con la SS27, Chitose Abe porta Sacai nel territorio che da sempre rappresenta meglio il DNA della maison: quello dell’ibridazione. A Parigi, la designer prende i codici più riconoscibili del guardaroba classico — blazer sartoriali, trench, camicie Oxford e capi d’archivio — per scomporli, sovrapporli e ricostruirli secondo una logica più urbana e contemporanea. È il concetto di “The New Classics”, dove l’eleganza tradizionale incontra lo streetwear e l’utilità quotidiana.

La silhouette perde così la sua struttura convenzionale. Giacche arricciate, pannelli fluttuanti, volumi espansi e tasche applicate come elementi scultorei trasformano capi familiari in nuove architetture del corpo. Nylon, tweed frangiato, pelle e trasparenze vengono accostati creando un continuo dialogo tra rigidità e leggerezza, ordine e movimento.

Anche gli accessori partecipano alla trasformazione: sciarpe e dettagli da collo diventano lunghi nastri di seta e nappine che seguono il corpo durante il movimento. Ai piedi, la collaborazione con Birkenstock introduce un ulteriore elemento di contaminazione, con alcuni modelli personalizzati dalle grafiche del tatuatore Dr. Woo.

La collezione SS27 di Sacai alla Paris Fashion Week

Zimmermann SS27 — La metamorfosi della femminilità

Per la SS27, Nicky Zimmermann porta a Parigi una collezione dedicata alla trasformazione. La farfalla diventa la metafora centrale dello show. Non è solo un elemento decorativo, ma il simbolo di una femminilità capace di cambiare forma. Gli abiti seguono il corpo e creano silhouette fluttuanti, leggere e tridimensionali.

Il romanticismo della maison assume così una dimensione più scultorea. Tagli laser, cuciture sagomate e lavorazioni tridimensionali riproducono le geometrie delle ali. Il pizzo diventa invece una struttura. Costruisce completi e pantaloni apparentemente leggeri.

La palette si muove tra pastelli, sfumature arcobaleno e tonalità zuccherine. Organza, chiffon e seta liquida diventano superfici pittoriche. Le stampe dei minidress guardano anche alle opere astratte dell’artista australiana Lara Merrett.

Zimmermann rilegge anche il workwear. Le tute bianche perdono ogni traccia utilitaria e diventano sofisticati capi da sera. I cargo vengono trasformati in culotte di raso. L’utilitario diventa lusso, mentre il romanticismo si trasforma in struttura.

La sfilata Zimmermann SS27

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