Matthieu Blazy e il ritorno al nido: la nuova Chanel prende il volo al Grand Palais

C’è qualcosa di particolarmente simbolico nel modo in cui Chanel sta costruendo l’attesa per la sua nuova collezione. Non sono ancora arrivati tutti gli abiti, non è ancora iniziata la musica, il Grand Palais non ha ancora aperto le sue porte al fashion system, eppure la storia della Chanel SS27 è già cominciata.

Questa sera, lunedì 5 ottobre 2026 alle ore 20.00, la Maison torna sotto la grande cupola del Grand Palais di Parigiper uno degli appuntamenti più attesi dell’intera Paris Fashion Week.

In passerella ci sarà Matthieu Blazy, al suo primo anniversario alla guida creativa delle collezioni moda della Maison: esattamente un anno dopo quel debutto che aveva inaugurato un nuovo capitolo per Chanel.

La diretta della sfilata di Chanel SS27 a Parigi

Un anno dopo, la domanda non è più soltanto quanto Blazy voglia cambiare Chanel. La domanda è quanto lontano sia disposto a portare la sua idea di Chanel.

Il suo primo anno ha già chiarito una cosa: Blazy non sembra interessato a cancellare i codici della Maison, ma a rimetterli in movimento.

Tweed, camelia, perle, doppia C, bianco e nero, silhouette storiche e accessori vengono sottratti alla semplice nostalgia e riportati dentro una grammatica contemporanea, più libera, più ironica e soprattutto più vicina alla vita reale. È una strategia che ha già prodotto un entusiasmo commerciale definito dalla stampa come Blazymania.

Per la SS27, però, gli indizi sembrano suggerire un’altra direzione.

Questa volta Chanel vola.

Un uccello, un nido, una promessa

L’invito alla sfilata è già diventato uno degli oggetti più osservati di questa Paris Fashion Week: una catena argentata con un grande ciondolo a forma di uccello in volo.

È un dettaglio apparentemente semplice, ma nel linguaggio di una Maison come Chanel nulla è davvero casuale.

L’uccello porta con sé l’idea di movimento, libertà, leggerezza, fuga. Ma soprattutto introduce un’immagine che diventa ancora più interessante se osservata accanto ai teaser pubblicati nei giorni precedenti allo show.

Nelle prime immagini della collezione compaiono infatti nidi, uccelli, una mano che accoglie delicatamente un volatile, scarpe decorate da fiocchi e dettagli che sembrano richiamare una certa idea di eleganza francese sospesa tra passato e presente. Più che vere anticipazioni, sono piccoli frammenti narrativi: indizi lasciati da Blazy affinché lo spettatore possa costruire la propria interpretazione prima ancora di vedere un solo look in passerella.

Ed è proprio qui che il tema del volo diventa più interessante.

Perché per Chanel l’uccello non è soltanto sinonimo di libertà.

Può essere anche il simbolo di una casa.

Di un luogo da costruire. Di un rifugio.

Di un nido.

La casa di Gabrielle Chanel

Per comprendere fino in fondo questa iconografia bisogna tornare a Gabrielle Chanel e a uno degli spazi più intimi e leggendari della storia della Maison: il suo appartamento al 31 di Rue Cambon.

Rue Cambon non era semplicemente un indirizzo. Era un universo.

Al numero 31 si concentravano la boutique, gli atelier e gli spazi nei quali Chanel costruì progressivamente il proprio mondo. L’appartamento privato al terzo piano era qualcosa di diverso ancora: un luogo sospeso tra casa, archivio, salotto intellettuale e rifugio creativo.

Chanel lo riempì di oggetti, memorie e riferimenti provenienti da mondi diversi: specchi, paraventi Coromandel, mobili, sculture, libri e oggetti provenienti dalle sue passioni. Era uno spazio profondamente personale, costruito non secondo le regole convenzionali dell’interior design, ma secondo una logica privata e quasi autobiografica.

E c’è un dettaglio che racconta meglio di qualsiasi altro il rapporto fra Chanel e l’idea di nido: una piccola gabbia dorata con due uccellini, conservata nel suo appartamento.

L’immagine della gabbia è naturalmente ambivalente. Da una parte rappresenta la costrizione, dall’altra la protezione. E questa ambivalenza appartiene profondamente alla figura di Gabrielle Chanel: una donna che trasformò l’indipendenza in una forma di eleganza e che costruì il proprio universo proprio scegliendo quali regole accettare e quali infrangere.

La casa diventa così un luogo di protezione, ma anche un luogo dal quale poter partire.

Il nido non è necessariamente il contrario della libertà. Può esserne il punto di partenza.

Ed è forse proprio questa la chiave più interessante per leggere gli indizi della Chanel SS27.

Un nido senza letto

L’appartamento di Rue Cambon possedeva inoltre una particolarità quasi cinematografica.

Non era una casa nel senso tradizionale del termine.

Chanel non lo concepì come uno spazio domestico convenzionale. Era soprattutto un luogo nel quale vivere, ricevere, pensare, collezionare e costruire relazioni.

Non c’era una camera da letto.

Dopo le sue serate nell’appartamento, Chanel si spostava infatti al vicino Ritz, dove aveva una suite privata. La casa di Rue Cambon rimaneva quindi una sorta di nido creativo, più che una residenza tradizionale.

È una distinzione importante.

Perché Chanel non separava completamente la propria vita dal proprio lavoro. Al contrario, costruì uno spazio nel quale la vita alimentava la creazione e la creazione diventava parte della vita.

Quello stesso rapporto fra intimità, memoria e moda sembra essere particolarmente interessante oggi, nel momento in cui Matthieu Blazy sta cercando di definire il proprio rapporto con l’eredità della Maison.

Dopo un anno, Blazy non vuole ricominciare da zero

Il primo anno di Blazy a Chanel è stato tutt’altro che una semplice operazione di continuità.

Il designer è arrivato dopo Virginie Viard, ereditando una Maison con un patrimonio di codici potentissimo e una necessità altrettanto forte di trovare una nuova energia.

La sua risposta non è stata quella di trasformare Chanel in qualcosa di completamente diverso.

È stata più sottile.

Blazy ha iniziato a scomporre i codici Chanel per ricomporli.

La sua prima collezione Primavera/Estate 2026 era stata presentata proprio al Grand Palais e la Maison la descriveva come una conversazione con Gabrielle Chanel, una riflessione sull’essenza dei suoi codici e sulla costruzione di un guardaroba “in movimento”.

Quella parola — movimento — oggi torna quasi inevitabilmente.

Il movimento del corpo.

Il movimento degli abiti.

Il movimento delle proporzioni.

E ora, forse, anche il movimento dell’uccello che lascia il nido.

Dal tweed alla leggerezza

Se gli indizi saranno confermati dalla passerella, la Primavera/Estate 2027 potrebbe rappresentare un ulteriore passo nella direzione già intrapresa da Blazy: alleggerire Chanel senza impoverirla.

È una differenza fondamentale.

Il tweed, per esempio, non deve necessariamente sparire per diventare contemporaneo. Può essere destrutturato, spostato, ammorbidito, trasformato. Una giacca può perdere la rigidità del tailleur tradizionale. Una silhouette può seguire il corpo invece di costruirlo. Un elemento couture può diventare quotidiano.

È esattamente il tipo di operazione che Blazy ha iniziato a sperimentare durante il suo primo anno: prendere ciò che appartiene immediatamente all’immaginario Chanel e farlo vivere in un altro contesto.

Lo stesso principio era già emerso nella sua prima collezione Métiers d’art, presentata nella metropolitana di New York, dove l’artigianato della Maison veniva portato dentro uno degli spazi più quotidiani, caotici e democratici della città.

E anche la Cruise 2026/27 aveva scelto un ritorno alle origini: Biarritz, il luogo nel quale Gabrielle Chanel aveva aperto la propria maison nel 1915 riunendo boutique, atelier, saloni e appartamento sotto lo stesso tetto.

Blazy sembra dunque procedere per ritorni.

Ma non sono ritorni nostalgici.

Sono ritorni per prendere qualcosa dal passato e spostarlo nel presente.

Il Grand Palais come ultimo grande indizio

E poi c’è il luogo.

Il Grand Palais non è semplicemente lo spazio nel quale Chanel presenta le proprie collezioni. Negli ultimi anni è diventato una sorta di gigantesca tela sulla quale la Maison costruisce, stagione dopo stagione, mondi temporanei.

Per il debutto di Blazy, il Grand Palais era diventato un universo cosmico, mentre per la Haute Couture Autunno/Inverno 2026-27 lo spazio si era trasformato in una sorta di giardino selvaggio e surreale, con vegetazione, liane e fiori giganteschi che invadevano l’architettura.

Questa sera il set è ancora avvolto dal riserbo.

Ed è forse giusto così.

Se i teaser hanno parlato di nidi e uccelli, se l’invito ha scelto un volatile in volo e se la storia di Gabrielle Chanel offre un legame così potente con l’idea di nido, il Grand Palais potrebbe diventare ancora una volta il luogo nel quale la moda non viene semplicemente mostrata, ma costruita come esperienza.

Il vero tema potrebbe quindi non essere soltanto la libertà.

Potrebbe essere il rapporto fra protezione e fuga, casa e movimento, appartenenza e indipendenza.

Tutte parole che, in fondo, appartengono tanto alla storia di Chanel quanto alla moda contemporanea.

Chanel SS27: il prossimo capitolo

A un anno dal suo debutto, Matthieu Blazy arriva dunque al suo secondo grande appuntamento Primavera/Estate con una posizione completamente diversa.

Non è più il designer che deve dimostrare di essere la persona giusta per Chanel.

È il designer che deve dimostrare quanto può ancora trasformare Chanel senza smettere di essere Chanel.

Ed è questa la vera sfida.

Perché una Maison storica non ha bisogno di nuovi codici. Ha già tutti quelli che servono.

Ha bisogno di qualcuno capace di farli respirare nuovamente.

Forse allora quel piccolo uccello sull’invito non annuncia semplicemente una collezione leggera.

Forse racconta una Maison che, dopo aver trascorso un anno a riscoprire la propria casa, è finalmente pronta a uscire dal nido.

E a volare.

Chanel SS27 sfila questa sera, lunedì 5 ottobre, alle 20.00 al Grand Palais di Parigi, nel penultimo giorno della Paris Fashion Week. La Maison ha già inserito la collezione SS27 nel calendario ufficiale delle proprie prossime collezioni.

La sfilata sarà il momento in cui tutti gli indizi troveranno finalmente una forma.

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