Nicolas Ghesquière chiude il lungo mese della moda nel cortile del Louvre
Dopo settimane di passerelle, appuntamenti, debutti, ritorni e grandi scenografie, il lungo mese della moda arriva al suo ultimo atto. New York, Londra, Milano e infine Parigi: a chiudere il calendario è Louis Vuitton, con la nuova collezione Donna Primavera-Estate 2027 firmata da Nicolas Ghesquière.
L’appuntamento è per oggi, martedì 6 ottobre 2026 alle 18:30 CEST, nel cuore di Parigi, nella Cour Carrée del Louvre. Una scelta che non è soltanto una questione di prestigio o di sfondo fotografico. Per Louis Vuitton, e in particolare per Ghesquière, il Louvre è diventato negli anni parte integrante del linguaggio della maison: un luogo in cui moda, architettura, storia e futuro vengono messi deliberatamente in tensione.
La diretta della sfilata SS27 di Louis Vuitton a Parigi
L’attesa, questa volta, è iniziata ben prima dell’arrivo degli invitati.
Da giorni i canali social della maison stanno lasciando filtrare frammenti dello show, trasformando la scenografia in una sorta di teaser a puntate. Non viene mostrata la collezione, naturalmente. Viene mostrato tutto ciò che la precede: lo spazio, le strutture, gli oggetti, le automobili. Una strategia che sembra quasi suggerire che, ancora prima di vedere gli abiti, bisogna entrare nel mondo che Ghesquière ha costruito intorno a loro.
E il mondo annunciato è decisamente futuristico.
Il pavimento della Cour Carrée appare segnato da strisce gialle su una superficie grigia, quasi una gigantesca infrastruttura urbana trasformata in passerella. A interrompere il percorso compaiono delle automobili, mentre altre sembrano essere sospese nel cielo della scenografia. Le loro forme sono lontane dall’immaginario automobilistico tradizionale: sembrano piuttosto sagome futuristiche, oggetti provenienti da un possibile futuro, riconoscibili attraverso il celebre motivo a dama di Louis Vuitton e attraversati da fasce verdi e dorate.
Il risultato, almeno da ciò che gli spoiler permettono di intravedere, è quello di una città immaginaria costruita all’interno di uno dei luoghi più storici di Parigi.
È una contrapposizione molto ghesquièriana: il Louvre e il futuro, la storia e la tecnologia, il patrimonio e la possibilità.
Non è un caso che il teaser ufficiale dello show sia accompagnato dalla frase “Driven by possibility”. Una dichiarazione breve, ma perfettamente coerente con un designer che da oltre un decennio ha fatto della sperimentazione e della trasformazione uno dei tratti distintivi della donna Louis Vuitton.
La collezione è ancora blindata. Ed è proprio questa assenza di informazioni a rendere la scenografia ancora più importante. Quando gli abiti non sono ancora disponibili, il set diventa il primo capitolo della narrazione.
La scenografia come linguaggio della maison
Negli ultimi anni le grandi maison hanno trasformato la sfilata in qualcosa di molto più complesso di una sequenza di look. La passerella non è più soltanto il luogo nel quale presentare una collezione: è diventata un dispositivo narrativo, un manifesto, una dichiarazione di potenza.
Parigi, in particolare, ha dimostrato ancora una volta quanto la costruzione dello spazio possa essere parte integrante del racconto della moda.
Prima di Louis Vuitton, Parigi ha già offerto alcuni esempi emblematici di come le grandi maison utilizzino lo spazio per costruire il proprio racconto.
Valentino ha trasformato una biblioteca in un ambiente sospeso tra moda, cultura e memoria. Dior ha scelto il Bassin Octogonal, il celebre bacino ottagonale del Jardin des Tuileries, trasformandolo nel cuore della propria scenografia. Chanel, invece, ha portato il suo immaginario all’interno del Grand Palais, uno degli spazi più iconici della capitale.
Tre luoghi molto diversi. Tre modi differenti di costruire una sfilata.
Ma il principio è lo stesso: la maison non presenta semplicemente una collezione. Costruisce un universo attorno ad essa.
La location diventa parte del linguaggio. La scenografia diventa parte del racconto. E la moda, per qualche minuto, smette di essere soltanto abito e diventa esperienza.
Louis Vuitton porta questa logica ancora più lontano.
Il Louvre non è semplicemente un luogo prestigioso. È un simbolo riconoscibile in tutto il mondo. Inserire al suo interno automobili futuristiche, geometrie industriali e riferimenti al viaggio significa creare un cortocircuito visivo potentissimo. Il passato non viene cancellato dal futuro: diventa il suo fondale.
Ed è forse proprio qui che si trova una delle chiavi dello show.
Louis Vuitton nasce dal viaggio, dal movimento, dalla trasformazione degli oggetti legati al viaggio in icone di design. Ghesquière, da parte sua, ha costruito una visione della maison profondamente legata all’idea di futuro. La scenografia della SS27 sembra quindi lavorare su una continuità precisa: partire da ciò che Louis Vuitton rappresenta storicamente per immaginare ciò che potrebbe rappresentare domani.
Nicolas Ghesquière e la possibilità del futuro
Da quando è arrivato alla direzione artistica delle collezioni donna Louis Vuitton, Nicolas Ghesquière ha sviluppato un vocabolario immediatamente riconoscibile fatto di contrasti.
Architettura e corpo. Artigianalità e tecnologia. Volumi futuristici e riferimenti storici. Superfici preziose e materiali tecnici. Il suo lavoro non procede per nostalgia, ma per collisioni.
Anche per questo il titolo “Driven by possibility” appare particolarmente interessante. La parola possibility non indica una direzione precisa, ma un campo aperto. La possibilità come spazio di sperimentazione, come invito a non considerare definitiva nessuna forma.
E la parola driven, accompagnata dalle automobili che dominano gli spoiler della scenografia, assume quasi una doppia lettura: essere guidati, ma anche essere spinti in avanti.
Verso dove?
La risposta arriverà soltanto quando le porte della Cour Carrée si apriranno e la prima modella attraverserà il set.
Le automobili, il nuovo teaser di Louis Vuitton
Tra tutti gli elementi anticipati sui social, sono proprio le automobili a catturare l’attenzione.
Non sembrano essere semplici elementi decorativi. Sono parte dell’architettura dello show. Alcune sono collocate lungo il percorso, altre appaiono sospese sopra la scena, creando una dimensione quasi cinematografica.
Il motivo a dama, immediatamente associato all’identità Louis Vuitton, viene reinterpretato su forme che sembrano appartenere a un immaginario sci-fi. Le fasce verdi e dorate introducono invece una componente cromatica molto precisa, quasi luminosa, che dialoga con il grigio industriale del pavimento e con il giallo delle strisce che attraversano la passerella.
È una scenografia che sembra costruita per essere fotografata, filmata e soprattutto riconosciuta.
Perché oggi una sfilata non vive soltanto nel momento in cui le modelle camminano davanti agli ospiti. Vive nei video verticali, nei social, nelle immagini della stampa, nei frammenti condivisi pochi secondi dopo l’uscita del primo look.
La scenografia è diventata contenuto.
E le grandi maison lo sanno perfettamente.
L’ultimo appuntamento di un mese lunghissimo
Louis Vuitton arriva così alla fine di un calendario particolarmente esteso. Quattro città, settimane di collezioni e una progressiva costruzione dell’attesa che trova nella Paris Fashion Week il proprio punto culminante.
Chiudere il mese della moda significa anche assumersi il compito di lasciare l’ultima immagine.
Ed è una posizione strategica. Dopo settimane di fashion show, il pubblico arriva a Parigi con una memoria visiva enorme: nuove silhouette, nuovi direttori creativi, ritorni, debutti, set spettacolari e immagini diventate immediatamente virali.
L’ultima sfilata deve quindi riuscire a interrompere quel flusso e creare una nuova immagine.
Louis Vuitton sembra aver scelto di farlo costruendo un’intera città impossibile nel cortile del Louvre.
Non sappiamo ancora quali saranno i vestiti. Non sappiamo quali materiali, quali proporzioni, quali accessori o quali nuove ossessioni emergeranno dalla collezione Primavera-Estate 2027. Sappiamo però che il contesto è stato progettato per preparare lo sguardo.
E forse è proprio questa la forza delle grandi maison contemporanee: la collezione non comincia quando esce il primo look. Comincia molto prima.
Comincia dalla scelta del luogo, dalla luce, dalla musica, dagli inviti, dal primo teaser, da un’automobile sospesa nel cielo, da una superficie grigia attraversata da una linea gialla.
Poi, finalmente, arrivano gli abiti.
Alle 18:30, dalla Cour Carrée del Louvre, Nicolas Ghesquière presenterà la sua visione per Louis Vuitton SS27 e chiuderà ufficialmente il lunghissimo mese della moda.
E dopo settimane di attesa, spoiler e immagini volutamente incomplete, sarà il momento di scoprire se quel futuro immaginato nel cortile del Louvre sarà davvero quello che Ghesquière ha in mente per la prossima estate.


