110 anni di sogni su misura e rivoluzioni silenziose
Nel cuore pulsante della Paris Fashion Week, Chanel celebra 110 anni di haute couture con una collezione che si muove tra memoria e metamorfosi. Il Grand Palais, casa storica delle sfilate della maison, si trasforma per l’occasione in un tributo alla leggendaria sede di rue Cambon. Non una semplice passerella, ma l’evocazione di un vero atelier haute couture, ricreato con pannelli di tessuto drappeggiato, moquette beige e una grande porta scenografica dalle linee scolpite, omaggio simbolico all’indirizzo iconico di rue Cambon, dove Gabrielle Chanel diede inizio alla sua rivoluzione nella moda.
In attesa dell’arrivo ufficiale di Matthieu Blazy alla direzione creativa HC, il team interno di Chanel mette in scena una collezione FW26 che non guarda all’effetto scenico ma al gesto, al processo, alla sartoria in divenire.
È un omaggio puro all’artigianalità silenziosa, quella che vive nei dettagli invisibili ma essenziali: una cucitura, una frangia lasciata sfilacciare, una piuma disposta come una scultura. Ogni look racconta un frammento del lavoro dietro le quinte, come se le modelle uscissero direttamente dalla sala prova, ancora immerse nell’incanto del “work in progress”.
La couture come narrazione viva
I capi, costruiti come piccoli racconti cuciti a mano, oscillano tra rigore e fragilità. I lunghi cappotti in tweed bouclé presentano orli grezzi volutamente non rifiniti, evocando il momento esatto in cui un abito prende forma. Le piume — talvolta leggere, talvolta ribelli — esplodono sulle spalle come se danzassero con il corpo. I cristalli, lungi dall’essere solo ornamento, si fondono con i tessuti, diventando parte integrante della struttura stessa.
A dominare la palette, una gamma di tonalità naturali che va dall’écru all’avorio, passando per bruni terrosi, verdi muschiati e neri profondi. La natura entra nella collezione non solo attraverso i colori, ma anche nei simboli: le spighe di grano, care a Coco Chanel come emblema di prosperità e portafortuna, diventano ricami preziosi, bottoni gioiello, motivi ripetuti come un mantra sottile. Una sposa chiude lo show stringendo tra le mani un mazzo di spighe dorate, omaggio poetico a un secolo di femminilità cucita su misura.
L’intimità prima della svolta
Lo show, allestito nel più raccolto Salon d’Honneur del Grand Palais, trasmette un senso di intimità raro nel panorama delle grandi sfilate. Chanel sembra scegliere consapevolmente di rallentare, di tornare al respiro profondo della couture, all’essenza di un gesto sartoriale che precede ogni rivoluzione. È un momento sospeso, di attesa e riflessione, quasi un inchino al passato prima di varcare la soglia del futuro.
In questo silenzio carico di significato, si avverte la presenza – ancora invisibile ma già centrale – di Matthieu Blazy. Il designer belga, apprezzato per la sua visione colta e per la purezza formale delle sue creazioni, si prepara a entrare nel cuore della maison. Non solo erediterà una storia leggendaria, ma anche un laboratorio creativo che oggi si mostra più vivo che mai, tra sperimentazione e fedeltà a un linguaggio iconico.
Chanel Haute Couture: un addio poetico in attesa di Blazy
Nel cuore del Grand Palais rinnovato, Chanel presenta l’ultima collezione haute couture firmata dallo studio interno, prima del debutto di Matthieu Blazy previsto per settembre. Una sfilata che si trasforma in un omaggio sentito alla fondatrice Gabrielle Chanel, tra riferimenti alla natura, tweed scozzesi, simboli propiziatori e la sua iconica visione dell’eleganza.
Il set, che richiama il celebre salone Art Déco di rue Cambon, fa da cornice a una collezione dai toni naturali – écru, beige, nero – ispirata alle Highlands scozzesi, tanto amate da Coco e frequentate al fianco del Duca di Westminster. Spighe dorate sui sedili, tweed sfrangiati, piume e ricami realizzati da Maison Lesage sottolineano il legame tra moda e paesaggio, memoria e artigianato.
Tra abiti a tre pezzi in bouclé con minigonne sopra culotte, sofisticati completi da sera Art Déco e bluse trasparenti, lo studio creativo mostra coraggio, accettando anche qualche rischio. L’ultima sposa, in pizzo bianco e perle di giada, chiude il défilé con grazia, davanti a una riproduzione dell’arco in stucco caro a Mademoiselle.
L’intimità prima della svolta
Lo show, allestito nel più raccolto Salon d’Honneur del Grand Palais, trasmette un senso di intimità raro nel panorama delle grandi sfilate. Chanel sembra scegliere consapevolmente di rallentare, di tornare al respiro profondo della couture, all’essenza di un gesto sartoriale che precede ogni rivoluzione. È un momento sospeso, di attesa e riflessione, quasi un inchino al passato prima di varcare la soglia del futuro.
In questo silenzio carico di significato, si avverte la presenza – ancora invisibile ma già centrale – di Matthieu Blazy. Il designer belga, apprezzato per la sua visione colta e per la purezza formale delle sue creazioni, si prepara a entrare nel cuore della maison. Non solo erediterà una storia leggendaria, ma anche un laboratorio creativo che oggi si mostra più vivo che mai, tra sperimentazione e fedeltà a un linguaggio iconico.
Celebrità e continuità
Tra il pubblico, gli amici più intimi della casa. Lorde, Gracie Abrams, Laufey e Naomi Campbell, tutti volti noti e ambasciatori dello stile Chanel, osservano con attenzione e rispetto una sfilata che ha il sapore di un passaggio di testimone.
Non c’è spettacolarità eccessiva, né provocazioni. C’è solo couture — quella vera — fatta di ore silenziose, mani esperte e dedizione assoluta.
110 anni dopo, il sogno continua
Nel 2025, Chanel celebra 110 anni di Haute Couture. Un anniversario importante, vissuto non con nostalgia, ma con l’umiltà e la fierezza di chi sa che l’eccellenza non ha bisogno di clamore.
Questa collezione rende omaggio al valore dell’artigianato, all’importanza del tempo, al mistero silenzioso dei dettagli. Ogni creazione è il frutto di gesti antichi e visioni contemporanee, intrecciati con la grazia che ha sempre contraddistinto la maison.
In un mondo che corre verso l’istantaneo, Chanel sceglie di rallentare. E di sfilare, ancora una volta, lungo la strada maestra della sua storia: quella fatta di fili, sogni e mani che cuciono il futuro.



