Marmomac 2026

La fiera della pietra compie 60 anni tra mostre, architettura e nuove visioni del progetto

La pietra è il primo materiale dell’architettura. Prima ancora che l’uomo imparasse a costruire con il cemento, il vetro o l’acciaio, ha cercato nella roccia una risposta alla necessità primaria dell’abitare: proteggersi, costruire, lasciare una traccia.

Eppure oggi, in un’epoca dominata dalla ricerca della leggerezza e dalla velocità produttiva, parlare di marmo e pietra naturale potrebbe sembrare un ritorno al passato. Marmomac 2026 dimostra invece esattamente il contrario: la pietra non appartiene alla nostalgia, ma rappresenta una delle materie più interessanti per ripensare il futuro dell’architettura.

La sessantesima edizione della manifestazione veronese, in programma dal 22 al 25 settembre 2026, nasce infatti attorno a una riflessione precisa: quale ruolo può avere una materia antichissima dentro le grandi trasformazioni del progetto contemporaneo?

La risposta arriva attraverso un percorso che unisce cultura, tecnologia, design e sostenibilità, superando definitivamente l’idea della pietra come semplice superficie decorativa.

Il marmo non è soltanto una finitura preziosa per interni di lusso. È una materia capace di raccontare il territorio da cui proviene, di conservare la memoria geologica del pianeta e di trasformarsi attraverso nuove tecnologie di lavorazione.

È proprio questo il punto centrale dell’edizione 2026: riportare la pietra al centro dell’architettura, non come elemento ornamentale, ma come materiale progettuale.

Dalle cave di Prun alla scena internazionale: la pietra come identità culturale

Il racconto di Marmomac 2026 parte da un luogo simbolico: le cave di Prun, nell’Alta Valpolicella.

Qui la pietra non è semplicemente una risorsa naturale, ma una parte integrante della storia del territorio.

La Pietra della Lessinia, conosciuta anche come Pietra di Prun, rappresenta uno degli esempi più affascinanti del rapporto tra uomo e geologia. La sua formazione stratificata permette di ricavare lastre sottili attraverso una tecnica estrattiva unica, tramandata nei secoli dalle comunità locali.

La roccia diventa così una sorta di archivio naturale.

Ogni strato racconta un tempo diverso, una variazione minerale, una particolare qualità cromatica. Non è casuale che nella tradizione locale ogni livello della pietra avesse un nome specifico: chi lavorava questo materiale non vedeva una semplice massa rocciosa, ma riconosceva caratteristiche precise, possibilità costruttive e identità estetiche.

È questa relazione quasi culturale con la materia che ha permesso alla pietra della Lessinia di diventare parte del paesaggio architettonico veronese.

Una continuità che arriva fino ai grandi monumenti della città.

L’Arena di Verona, costruita quasi duemila anni fa, continua ancora oggi a essere un’architettura viva. Non soltanto un simbolo storico, ma una dimostrazione concreta di quanto la pietra sappia attraversare il tempo.

La nuova era del marmo: dalla tradizione artigianale alla progettazione digitale

Per comprendere il ruolo attuale della pietra naturale bisogna osservare il cambiamento che ha attraversato il settore negli ultimi anni.

Il marmo contemporaneo non è più soltanto quello delle grandi lastre lucidate o degli ambienti monumentali. È una materia che dialoga con robotica, progettazione parametrica, intelligenza artificiale applicata ai processi produttivi e sistemi avanzati di lavorazione.

La tecnologia non ha sostituito il valore della pietra: lo ha ampliato.

Le macchine a controllo numerico permettono oggi lavorazioni di una complessità impensabile fino a pochi decenni fa, mentre i software tridimensionali consentono agli architetti di progettare forme nuove, più leggere e più efficienti.

Questo incontro tra sapere artigianale e innovazione digitale rappresenta una delle sfide più interessanti del futuro della pietra.

La materia rimane protagonista, ma cambia il modo in cui viene immaginata.

Marmomac 2026: una fiera che racconta il futuro della filiera lapidea

Sessant’anni dopo la sua nascita, Marmomac è diventata molto più di una manifestazione commerciale.

È un osservatorio internazionale sul rapporto tra materia e progetto.

A Verona arriveranno aziende, architetti, designer e professionisti da tutto il mondo per raccontare una filiera che comprende estrazione, lavorazione, tecnologia e applicazione finale.

La forza della manifestazione è proprio quella di mettere in relazione mondi apparentemente lontani: il lavoro della cava e la ricerca universitaria, la tradizione degli artigiani e le nuove frontiere della produzione digitale, la cultura del materiale e il design contemporaneo.

Nel 2026 il tema della sostenibilità sarà uno degli elementi centrali.

La sfida non riguarda soltanto come estrarre la pietra, ma come valorizzarla lungo tutto il suo ciclo di vita.

Il recupero degli scarti, l’utilizzo delle polveri lapidee, la riduzione dei consumi energetici e lo sviluppo di nuovi materiali ibridi stanno trasformando profondamente il settore.

La pietra del futuro non sarà soltanto una materia resistente e affascinante.

Sarà una materia consapevole.

The Bedrock: la roccia madre diventa una piattaforma per immaginare l’architettura del futuro

Se per secoli la pietra è stata considerata il simbolo della permanenza, oggi Marmomac sceglie di raccontarla come una materia in trasformazione.

È questo il significato di THE BEDROCK | Leading the Future of Natural Stone, il nuovo grande progetto espositivo della sessantesima edizione della manifestazione veronese, ospitato al Padiglione 10.

Il termine “bedrock” indica in geologia lo strato roccioso fondamentale, quello che sostiene il terreno e costituisce la base su cui si sviluppa ogni paesaggio. Una parola che diventa metafora perfetta per raccontare il ruolo della pietra nell’architettura: una materia antica che continua a rappresentare un punto di partenza per nuove forme di progettazione.

La direzione artistica affidata all’architetto Giorgio Canale di DDM Branding costruisce uno spazio in cui la pietra non viene semplicemente esposta, ma interpretata.

Il visitatore non entra in una tradizionale area fieristica dedicata ai materiali, ma in un ambiente narrativo dove la materia viene osservata da prospettive differenti: come elemento naturale, come linguaggio architettonico, come tecnologia produttiva e come strumento per ripensare il rapporto tra uomo e ambiente.

Al centro del percorso si trova Pantheon, un’installazione monumentale realizzata con 60 materiali lapidei provenienti da tutto il mondo, forniti dall’azienda Cereser.

Quindici grandi colonne costruiscono un paesaggio immersivo che celebra il sessantesimo anniversario della manifestazione trasformando la pietra in un atlante della contemporaneità.

Non una semplice celebrazione della varietà dei materiali, ma una riflessione sulla dimensione globale raggiunta dalla cultura lapidea.

Ogni pietra porta infatti con sé una geografia, una storia estrattiva, una memoria del territorio da cui proviene.

Joseph Grima e la nuova età della pietra: quando la materia incontra sostenibilità e tecnologia

Tra le mostre più attese di Marmomac 2026 c’è Sulla Pietra, curata da Joseph Grima, architetto, designer e ricercatore noto per il suo lavoro sul rapporto tra spazio, tecnologia e società.

Il progetto nasce da una domanda fondamentale: quale può essere il futuro della pietra naturale in un momento storico segnato dalla crisi climatica e dalla necessità di ripensare i processi produttivi?

La risposta proposta da Grima supera l’immagine tradizionale del marmo come materiale estratto, lavorato e consumato.

La pietra viene reinterpretata come una risorsa capace di inserirsi nelle grandi trasformazioni dell’architettura contemporanea.

La mostra indaga pratiche come il riuso della materia, il recupero degli scarti di lavorazione, l’impiego delle polveri lapidee e la possibilità di sviluppare nuovi materiali attraverso processi innovativi.

Il concetto centrale è quello di una nuova “età dell’oro” della pietra naturale: una fase in cui la tecnologia digitale permette di valorizzare caratteristiche già presenti nella materia, anziché sostituirla.

La pietra, infatti, possiede una qualità oggi sempre più ricercata nel mondo del progetto: la capacità di durare.

In una società dominata dalla sostituzione continua degli oggetti e degli ambienti, il valore della permanenza diventa una questione progettuale.

La mostra suggerisce quindi un cambio di prospettiva: non guardare alla pietra come a un materiale del passato, ma come a un archivio di possibilità future.

Marble Interiors: Davide Fabio Colaci racconta il marmo come spazio abitato

La seconda grande riflessione proposta da The Bedrock riguarda il rapporto tra pietra e interior design.

Con Marble Interiors, curata da Davide Fabio Colaci, Marmomac esplora il ruolo del marmo negli ambienti contemporanei, superando l’idea che questo materiale sia legato esclusivamente al lusso o alla rappresentanza.

Il marmo negli interni non è soltanto una superficie.

È una presenza spaziale.

La sua texture, la sua capacità di riflettere la luce, la sua temperatura visiva e tattile contribuiscono alla costruzione dell’atmosfera di un luogo.

La mostra mette in relazione dieci progetti di interior design, cinque storici e cinque contemporanei, creando un dialogo tra epoche differenti.

L’obiettivo è mostrare come la pietra naturale abbia saputo attraversare linguaggi progettuali diversi mantenendo una propria forza espressiva.

Dalle architetture più celebri del Novecento fino agli interni sperimentali contemporanei, il marmo emerge come una materia capace di definire identità.

Non un semplice rivestimento applicato allo spazio, ma un elemento che partecipa alla sua costruzione emotiva.

Come sottolinea il curatore, il valore del marmo contemporaneo risiede proprio nella sua capacità di rinnovarsi continuamente attraverso nuove interpretazioni progettuali.

Raffaello Galiotto: il carisma della materia tra artigianato e intelligenza digitale

La ricerca sulla pietra di Raffaello Galiotto rappresenta da anni uno dei momenti più interessanti di Marmomac.

Con Carisma Materico, il designer affronta il rapporto tra conoscenza storica e innovazione tecnologica attraverso quattro installazioni dedicate al rapporto tra materia e costruzione.

Il tema centrale è una delle grandi sfide del settore lapideo contemporaneo: come conservare la cultura della pietra senza trasformarla in semplice patrimonio del passato?

La risposta passa attraverso la tecnologia.

Le nuove macchine di lavorazione computerizzata permettono oggi di raggiungere livelli di precisione e complessità che aprono scenari completamente nuovi.

Forme geometriche sofisticate, superfici tridimensionali, elementi strutturali leggeri: la pietra dimostra di poter essere contemporaneamente antica e futuristica.

Galiotto indaga proprio questa tensione.

Da una parte il peso, la solidità e la memoria della materia.

Dall’altra la possibilità di trasformarla attraverso strumenti digitali.

Il risultato è una nuova idea di marmo: non più soltanto simbolo di monumentalità, ma materiale dinamico capace di generare nuovi linguaggi architettonici.

Giuseppe Fallacara e il ritorno della pietra come elemento strutturale

La quarta mostra di The Bedrock affronta un tema profondamente legato alla storia dell’architettura: la costruzione in pietra.

Con C’era una volta il “cielo” dell’architettura, Giuseppe Fallacara porta al centro della riflessione la volta, una delle forme più antiche attraverso cui l’uomo ha trasformato la pietra in spazio abitabile.

La volta rappresenta un principio costruttivo straordinario: una struttura capace di sostenersi attraverso equilibrio, geometria e gravità.

È il cuore della stereotomia, disciplina che studia il taglio delle pietre affinché ogni elemento possa contribuire alla stabilità dell’insieme.

La mostra guarda a questa tradizione non come a un esercizio archeologico, ma come a una possibile strada per il futuro.

Attraverso materiali recuperati, tecnologie digitali e nuove sperimentazioni universitarie, la pietra torna a essere considerata un materiale strutturale contemporaneo.

Il progetto coinvolge 17 università italiane e internazionali nell’ambito di Marmomac Meets Academies 2026, creando un dialogo tra ricerca accademica e mondo produttivo.

Un invito a riportare la cultura della costruzione in pietra al centro della formazione degli architetti.

Marmomac 2026 oltre la fiera: la pietra entra nella città di Verona

La sessantesima edizione conferma anche la vocazione urbana di Marmomac attraverso Marmomac & The City, il progetto che porta installazioni e opere negli spazi pubblici di Verona.

La manifestazione supera così il confine dei padiglioni fieristici e trasforma la città in un laboratorio diffuso.

Tra gli interventi più simbolici ci sono i cinque cerchi olimpici realizzati con cinque differenti marmi colorati in occasione delle Olimpiadi Milano Cortina 2026.

Un’opera che interpreta la pietra come linguaggio universale, capace di unire culture e territori diversi.

Tra i protagonisti dell’edizione figurano Ross Lovegrove, Antonio Aricò, Claudio Nardi e Fabio Novembre, insieme alle collaborazioni con White Carrara e il Comune di Pietrasanta.

Il risultato è un dialogo tra arte, design urbano e architettura contemporanea.

Perché il futuro della pietra non si costruisce soltanto nelle cave o nei laboratori.

Si costruisce anche negli spazi che abitiamo ogni giorno.

Marmomac 2026 FAQ: tutto quello che bisogna sapere sulla fiera internazionale della pietra naturale

Quando si svolge Marmomac 2026?

Marmomac 2026 si svolgerà a Verona dal 22 al 25 settembre 2026.

La manifestazione torna negli spazi di Veronafiere per celebrare la sua sessantesima edizione con un programma dedicato alla pietra naturale, all’architettura, al design e alle tecnologie di lavorazione.

Che cos’è Marmomac?

Marmomac è la più importante manifestazione internazionale dedicata alla filiera della pietra naturale.

La fiera riunisce aziende estrattive, produttori, progettisti, architetti, designer e operatori del settore provenienti da tutto il mondo.

Il suo obiettivo è raccontare l’intero percorso della pietra: dalla cava alla trasformazione industriale, fino alle applicazioni nell’architettura e nell’interior design.

Perché Marmomac 2026 è un’edizione speciale?

L’edizione 2026 è speciale perché celebra il sessantesimo anniversario della manifestazione.

Ma il valore simbolico dell’appuntamento non riguarda soltanto la storia della fiera.

Marmomac 2026 rappresenta un momento di riflessione sul futuro della pietra naturale e sul suo ruolo nella progettazione contemporanea.

Dove si svolge Marmomac 2026?

Marmomac si svolge a Verona presso il quartiere fieristico di Veronafiere.

La manifestazione coinvolge anche il centro storico della città attraverso il progetto Marmomac & The City, che porta installazioni e opere negli spazi urbani.

Cosa vedere a Marmomac 2026?

Tra i progetti principali della sessantesima edizione ci sarà The Bedrock, il nuovo spazio curatoriale dedicato al futuro della pietra naturale.

Il percorso comprende quattro mostre curate da Joseph Grima, Davide Fabio Colaci, Raffaello Galiotto e Giuseppe Fallacara, dedicate rispettivamente alla sostenibilità della materia, al rapporto tra marmo e interior, all’innovazione tecnologica e alla pietra come elemento strutturale.

Quali sono i temi principali di Marmomac 2026?

I temi centrali dell’edizione 2026 sono il rapporto tra pietra e architettura contemporanea, la sostenibilità della filiera lapidea, l’innovazione tecnologica e il ritorno della materia naturale come elemento fondamentale del progetto.

Perché la pietra naturale è tornata protagonista nel design?

La pietra naturale è tornata protagonista perché risponde a una nuova esigenza dell’architettura contemporanea: progettare spazi più durevoli, autentici e legati alla materia.

Il marmo oggi non viene più considerato soltanto un materiale decorativo, ma una risorsa progettuale capace di dialogare con tecnologia e sostenibilità.

Quali architetti e designer partecipano a Marmomac 2026?

Tra i protagonisti dell’edizione 2026 figurano Carlo Ratti, Joseph Grima, Davide Fabio Colaci, Raffaello Galiotto, Giuseppe Fallacara, Ross Lovegrove, Antonio Aricò, Claudio Nardi e Fabio Novembre.

Le loro ricerche contribuiscono a costruire una nuova interpretazione della pietra come materia contemporanea.

Marmomac è interessante anche per chi non lavora nel settore?

Sì. Negli ultimi anni Marmomac è diventata sempre più un evento culturale dedicato all’architettura e al design.

La manifestazione permette di comprendere come nasce una pietra, come viene trasformata e quale ruolo può avere nella costruzione degli spazi del futuro.

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