Vivetta Ponti torna in passerella con un progetto sospeso tra fiaba e contemporaneità
C’è un momento della settimana in cui il tempo sembra rallentare, le luci si ammorbidiscono e il mondo si trasforma in uno spazio sospeso tra sogno e realtà. È in quel preciso istante che Vivetta Ponti ha ambientato il suo nuovo progetto, Venerdì Pomeriggio, presentato alla prima giornata della Milano Fashion Week, un ritorno in passerella che in realtà segna un nuovo inizio.
Non si tratta di una semplice collezione, ma di un universo narrativo dove moda, design e vita domestica si intrecciano, trasformando ogni capo in un racconto e ogni dettaglio in un piccolo gesto poetico.
Appena varcata la soglia della location, lo spettatore viene accolto da un ambiente che sembra sospeso nel tempo: le pareti a righe bianche e rosa creano un ritmo visivo delicato, i divani in velluto suggeriscono sagome invisibili e gli oggetti d’arredo, dai paralumi ai cuscini, dialogano con gli abiti come se stessero prendendo vita. In questo spazio domestico reinventato, ogni elemento sembra avere una propria voce, ogni tessuto un proprio racconto, mentre i modelli camminano trasformando la scena in una fiaba contemporanea.
La luce calda e diffusa avvolge i capi, mettendo in risalto la complessità dei ricami, la delicatezza dei pizzi e il contrasto tra materiali morbidi e strutturati, facendo percepire che la moda qui non è soltanto da indossare, ma da abitare e da osservare con attenzione.
Un racconto tra fiaba e ribellione rock
La collezione di Venerdì Pomeriggio si muove con grazia tra un kitsch rinascimentale ironico e la libertà ribelle del rock anni ’70. È attraversata da suggestioni new wave e da un sottile accento punk. Le gonne ampie e leggere sembrano tovaglie liberate dai tavoli. Fluttuano ad ogni passo dei modelli, mentre i prairie dress in microfiori e pizzo raccontano un romanticismo sospeso, come se il tempo non avesse alcuna presa.
Bloomers e camicie dai colletti oversize creano silhouette giocose ma precise. Completi in velluto o popeline aggiungono teatralità e leggerezza, trovando un perfetto equilibrio tra eleganza surreale e attitudine contemporanea. I dettagli – ruches, perline e fiocchi in velluto rosa antico – diventano strumenti narrativi. Trasformano ogni capo in un piccolo racconto che dialoga con lo spazio e con l’atmosfera della sfilata.
Niente è casuale. Ogni piega, ogni ricamo e ogni movimento del tessuto è pensato per interagire con la luce, con l’ambiente e con lo spettatore. Così la collezione diventa un’esperienza sensoriale completa. La sensazione è quella di una fiaba domestica, in cui nostalgia e contemporaneità convivono. La leggerezza apparente nasconde la complessità di un lavoro attentissimo sulla forma, sul colore e sull’artigianalità dei materiali.
Tessuti, artigianalità e un lusso sostenibile
I tessuti scelti per la collezione sono un manifesto della produzione responsabile e dell’artigianalità italiana. Deadstock e fine serie, provenienti da aziende tessili, della moda e dell’arredamento, sono stati reinterpretati e trasformati in abiti, gonne, camicie e accessori.
La produzione è interamente Made in Italy e coinvolge ricamatori e artigiani di Toscana e Puglia. Questo crea un legame diretto tra tecnica, tradizione e innovazione. La collaborazione con ViBi Venezia reinventa le tradizionali friulane e le mary jane in velluto. Così vengono aggiunte calzature iconiche a un guardaroba sospeso tra fiaba e contemporaneità.
Ogni capo, anche il più semplice, diventa un piccolo capolavoro di attenzione al dettaglio. È pensato per durare nel tempo e per comunicare un’idea di lusso che non è ostentazione, ma qualità, cura e poesia. L’approccio sostenibile non è solo tecnico, ma anche concettuale. La collezione nasce da un’idea di moda lenta, di tempo ritrovato e di osservazione attenta, dove l’esperienza di indossare e di vivere i capi diventa parte integrante della narrazione creativa del brand.
Moda come vita, spazio e narrazione
Venerdì Pomeriggio non è soltanto abbigliamento, ma un vero e proprio progetto di lifestyle. Oggetti quotidiani vengono trasformati in abiti e accessori: una tovaglia si fa gonna, un paralume mini dress, un cappello prende ispirazione da una abat-jour. La sfilata stessa racconta un ritmo domestico rallentato, dove l’attenzione al dettaglio e alla qualità supera la fretta dei cicli produttivi tradizionali.
La musica, scelta dalla designer, accompagna con delicatezza i modelli, suggerendo un senso di sospensione e creando un’atmosfera cinematografica che ricorda film come Picnic at Hanging Rock e Death in Venice, e le immagini fotografiche di Sarah Moon degli anni ’70. È una moda aperta, inclusiva, “no target”, dove il concetto di età o genere perde significato e lo spazio della casa diventa un laboratorio creativo in cui ogni capo, ogni dettaglio e ogni oggetto hanno la loro storia.
In questo modo, Vivetta Ponti trasforma la passerella in uno spazio vivo, narrativo e poetico, dove la moda non è solo da guardare, ma da sentire, abitare e interpretare, confermando la propria capacità unica di fondere eleganza, ironia, artigianalità e immaginazione in un’esperienza totalizzante.
Bentornata Vivetta!


