Tra archivio e futuro: il garage creativo di Glenn Martens accende la Milano Fashion Week
In concomitanza con il fermento di Sanremo, a Milano prende il via la settimana della moda dedicata alla donna.
A inaugurare la kermesse è Diesel, che con la collezione FW26 propone una narrazione stratificata, dove passato, presente e futuro si intrecciano senza soluzione di continuità, come in un diario visivo del brand.
Scenografia pop e accumulo creativo
La scenografia di sfilata è breve ma potente: al centro dello spazio, un accumulo di oggetti pop – giocattoli, design, feticci – definisce un vero e proprio archivio fisico del brand. Non un semplice set, ma un manifesto: Diesel diventa un garage creativo, dove ogni oggetto è memoria e stimolo per nuove idee.
Tra gli ospiti nel front row spiccano il cantante sud-coreano Jeong Yun-ho, Rudy Zerbi, Jonathan Kashanian, e il presidente di Diesel Renzo Rosso, fondatore di OTB, testimoni di un momento che mescola fashion, pop e storytelling.
Denim e total look co-ed
Glenn Martens, direttore creativo di Diesel e di Maison Margiela, esplora una dimensione quasi archivistica: raccoglie simboli del brand e li rilancia nel presente con sguardo contemporaneo. Il primo look – canotta bianca, jeans e borsa in pelle marrone – stabilisce subito il tono: essenziale ma iconico.
Il denim domina la scena: per lui e per lei diventa total look, dalle camicie alle giacche, dai pantaloni agli shorts abbinati ai pullover oversize. Trench invernali, pullover oversize e short pants giocano sulle proporzioni e sulla stratificazione, mostrando una moda funzionale ma mai banale.
Inutile dirlo, D non è diesel ma Denim. Forse andrebbe rivisto il pay-off in “Denim for Successful Living”.
Palette vitaminica e materiali sperimentali
La palette esplode in arancio, blu, verde, giallo, rosa, celeste e l’immancabile rosso Diesel.
I tessuti, vissuti e accoppiati, riflettono l’attenzione maniacale del brand per la matericità: ecopellicce multicolor diventano patchwork, montoni trasformati in gilet scultorei, superfici lucide e sottili dialogano con effetti brillanti che illuminano jeans e pelle delle modelle.
Pattern e stampe
La chiusura della sfilata è un’esplosione visiva: stampe floreali e pattern grafici si accavallano, accostati con tecniche transfer che trasformano i tessuti in superfici lucenti e quasi plastificate.
È un incontro sorprendente tra romanticismo e rigore industriale, tra delicatezza dei fiori e lucentezza artificiale dei materiali. La collezione non cerca la sintesi, non riduce l’eccesso a ordine: al contrario, lascia lo sguardo libero di perdersi in questo accumulo creativo, suggerendo che la vera questione non sia solo ciò che Diesel è oggi, ma quale sarà il suo futuro, e come saprà reinventarsi mantenendo intatta la propria identità iconica.
Accumulo o caos?
FW26 rivela un Diesel che non sceglie la sintesi ma celebra l’accumulo: un racconto stratificato, dove passato, presente e futuro convivono in un’esplosione di forme, colori e materiali. La sfilata si trasforma così in un manifesto visivo del brand, un vero e proprio “garage creativo” popolato di oggetti, tessuti e riferimenti iconici, un luogo in cui ogni elemento racconta una storia e nessuno viene sacrificato per ordine o pulizia estetica.
Eppure, in questo apparente caos controllato, si insinua una riflessione: l’accumulo è segno di energia o di eccesso? Glenn Martens sembra suggerire che la forza di Diesel risieda proprio qui, in questa densità che sfida le convenzioni, trasformando il sovrapporsi di elementi in un linguaggio contemporaneo unico.
È un futuro che guarda avanti senza tradire la propria storia, e allo stesso tempo invita chi osserva a lasciarsi sorprendere, senza cercare sintesi immediate.


