Minimalismo urbano e sensualità architettonica: Nicolas Di Felice celebra cinque anni alla guida della Maison con una sfilata tra ritmo metropolitano, vinile e abiti costruiti con biglietti della metro
Alla Paris Fashion Week, ci sono momenti in cui la moda riesce a sintetizzare perfettamente il tempo presente. La sfilata Autunno/Inverno 2026-2027 di Courrèges, firmata dal direttore creativo Nicolas Di Felice, è stata uno di quei momenti: una dimostrazione limpida di identità, ritmo e controllo estetico.
Il palcoscenico era il Carreau du Temple, storico mercato ottocentesco trasformato per l’occasione in un ambiente quasi cinematografico. Di Felice lo ha reinterpretato come un corridoio bianco, stretto e claustrofobico, con tre ordini di sedute impilati sopra la passerella. Prima che lo spettacolo iniziasse, il silenzio era attraversato dal ticchettio di un orologio sempre più insistente, un countdown sonoro che amplificava la tensione della sala.
Quando le prime modelle sono apparse, la visione del designer si è rivelata immediatamente con chiarezza quasi chirurgica.
Una visione di marca ormai granitica
Pochi designer oggi mostrano una sicurezza di linguaggio paragonabile a quella di Di Felice per Courrèges. In cinque anni di direzione creativa, il designer belga ha costruito un universo coerente, fondato su tre pilastri: minimalismo grafico, sensualità controllata e silhouette body-con.
La palette resta essenziale: bianco ottico, nero profondo e qualche incursione nei neutri urbani. La sartorialità è netta, quasi ingegneristica, mentre l’attitudine è apertamente sexy, ma mai gratuita.
Gli abiti di apertura sintetizzavano perfettamente questo equilibrio: silhouette leggere che sfioravano il corpo senza aderirvi completamente, creando un movimento quasi teatrale. Subito dopo arrivavano top a rete ultraminimali, dove minuscole patch nere coprivano appena il seno, e abiti da cocktail ergonomici con schiena completamente scoperta.
Su un fisico slanciato, questi capi funzionano come architetture mobili: quando una donna entra in una stanza, l’effetto scenico è immediato.
I materiali iconici della Maison
Di Felice prosegue con coerenza nella reinterpretazione dei materiali che hanno fatto la storia della Maison fondata da André Courrèges, trasformandoli in strumenti per esprimere un’estetica contemporanea e urbana. Il vinile lucido, materiale iconico del minimalismo anni Sessanta, torna protagonista in cappotti dalla silhouette affilata e minigonne rigorosamente strutturate: ogni piega e ogni riflesso catturano la luce della passerella, conferendo ai capi un effetto quasi metallico, come se la stoffa diventasse uno scudo architettonico che valorizza il corpo femminile con precisione geometrica.
La pelle plastificata, altro classico Courrèges, appare in giacche corte e pantaloni modellati al corpo, con cuciture nette e linee pulite che dialogano con la lucentezza del vinile, creando un contrasto tattile tra rigidità e morbidezza. Questo materiale viene utilizzato con grande attenzione alla funzionalità: non è solo decorativo, ma definisce la struttura del capo, rendendolo contemporaneamente sensuale e protettivo.
Il denim grezzo, meno convenzionale per la Maison, introduce una dimensione urbana e quotidiana. Pantaloni dritti con aperture laterali, gonne midi con spacco e giacche dalla costruzione lineare ricordano l’architettura industriale: ogni capo sembra costruito come un piccolo edificio, con proporzioni rigorose e dettagli calcolati. Il tessuto robusto dialoga con la leggerezza di altri materiali, come organze o patch in vinile, creando un gioco di texture che conferisce profondità alla collezione senza appesantirla.
In tutta la linea, la filosofia minimalista di Courrèges rimane intatta: non ci sono decorazioni superflue, ricami o dettagli eccessivi. Ogni materiale è al servizio della silhouette e del movimento, e ogni scelta di texture o colore sembra dettata da una logica interna di architettura e funzionalità. Il risultato è una collezione in cui l’innovazione dei materiali dialoga con la storia della Maison, traducendo l’eredità di André Courrèges in un linguaggio contemporaneo, urbano e decisamente sensuale.
Il colpo di genio: abiti fatti di biglietti della metro
Il momento più sorprendente della sfilata emerge nella sezione quasi haute couture, dedicata agli abiti da sera, dove l’inventiva di Di Felice raggiunge livelli di pura poesia urbana. In questa fase del defilé, il designer introduce un’idea tanto ironica quanto profondamente parigina: abiti da cocktail realizzati a partire da minuscole matrici di biglietti dei mezzi pubblici e ricevute, incastonate in organza trasparente o leggermente lucida. Ogni vestito diventa così una piccola mappa metropolitana tridimensionale, dove il tessuto si anima di frammenti di vita quotidiana trasformati in pattern luminosi e stratificati, come se la città stessa si riversasse sulla passerella.
Il risultato visivo è dirompente: la luce rimbalza sui materiali con riflessi metallici e cangianti, dando l’impressione che gli abiti scintillino mentre le modelle avanzano, come se stessero attraversando un flusso continuo di metropolitane, luci e riflessi urbani. La texture, insolita e tattile, conferisce movimento ai capi e crea un contrasto magnetico con la rigidezza geometrica dei cappotti e delle gonne della prima parte della sfilata.
Ma il gesto non è solo estetico: c’è un’idea narrativa chiara dietro questa scelta. La donna Courrèges, come suggerisce Di Felice, vive la città senza interruzioni tra la quotidianità e gli eventi mondani. Può passare dalla metropolitana a un cocktail esclusivo senza cambiare pelle, indossando un abito che racconta la sua giornata parigina in ogni frammento di materiale. È un gioco di ironia, modernità e storytelling che unisce haute couture e vita urbana, trasformando ogni capo in un piccolo manifesto di stile e intelligenza creativa.
Il video della sfilata di Courrèges FW26


