Tra activewear sperimentale, asimmetrie radicali e volumi scultorei: il nuovo gioco della moda secondo Loewe
Alla Paris Fashion Week, la nuova collezione FW26 di Loewe non si limita a sfilare: costruisce un universo visivo e concettuale dove moda, arte e sperimentazione dialogano con ironia. Per il duo creativo Jack McCollough e Lazaro Hernandez la passerella diventa un laboratorio dinamico, un campo da gioco in cui la creatività si alimenta di contrasti, volumi inattesi e colori elettrici.
La scena si apre con una passerella che sembra tracciata da una linea di evidenziatore giallo fluorescente. Non è solo scenografia: è un manifesto cromatico. Al contrario di quanto accade sui libri, dove il colore serve a sottolineare il testo, qui sono le modelle — passo dopo passo — a scrivere il racconto della collezione.
Il risultato è una narrazione visiva che fonde energia pop, artigianalità sperimentale e una dose calibrata di humour concettuale.
Loewe, il potere del color blocking
La palette della stagione è un’esplosione di vitalità. Giallo canarino, arancione acceso, viola saturo e azzurro elettrico si alternano a toni più profondi come marrone e nero, creando contrasti grafici che definiscono uno dei codici stilistici più riconoscibili della nuova fase di Loewe: il color blocking.
Il nero passe-partout diventa la base su cui risaltano leggings fluo e inserti brillanti; il bianco candido illumina silhouette stratificate; le nuance accese si rincorrono in combinazioni quasi ludiche, evocando l’estetica delle auto sportive ad alte prestazioni.
Accanto ai blocchi cromatici, la collezione introduce una varietà di pattern che amplificano il dialogo tra classicità e sperimentazione. Motivi floreali animano dolcevita abbinati a jeans in velluto a costine; il tartan rende più informali mini dress dalle linee tradizionali, rifiniti da profili in eco-pelliccia; le stampe a quadretti, che ricordano le tovaglie delle brasserie parigine, gonfiano pannelli di tessuto applicati su cappotti sartoriali.
Il risultato è un guardaroba che oscilla tra memoria storica e visione contemporanea. Alcuni volumi, infatti, evocano le grandi gonne settecentesche della corte di Versailles, mentre sciarpe iper-voluminose avvolgono il collo delle modelle come sculture morbide. Strascichi appena accennati sfiorano il pavimento e la combinazione maglione-gonna costruisce look che sdrammatizzano la formalità senza rinunciare a una sofisticata eleganza.
Activewear concettuale e silhouette ibride
Tra i temi centrali della collezione emerge una reinterpretazione sorprendente dell’activewear. Parka da alta quota, strutturati con cappucci stratificati e inserti protettivi, dialogano con mini-abiti dall’effetto furry e con sottovesti in materiali lucidi, creando un equilibrio inedito tra funzionalità sportiva e glamour.
Il layering diventa uno strumento estetico e narrativo: cappucci, fasce e protezioni per il corpo ricordano i colletti strutturati degli abiti delle nobildonne medievali, ma vengono tradotti in una grammatica contemporanea fatta di materiali tecnici e proporzioni amplificate.
Le modelle indossano persino aqua socks — le scarpe associate al rafting o alle spiagge mediterranee — reinterpretate con kitten heels. Il risultato è volutamente paradossale: calzature pensate per un contesto sportivo che diventano perfette per un cocktail party a Ibiza o un aperitivo al tramonto a Cape Town.
Materiali sperimentali e illusioni tattili
Uno degli elementi più sorprendenti della collezione è il lavoro sui materiali. Il silicone e il lattice emergono come protagonisti della stagione, trasformando capi dall’estetica domestica in oggetti quasi scultorei.
Miniabiti sottoveste vengono irrigiditi da texture gommose che ricordano superfici industriali; capi che sembrano realizzati in bouclé rivelano invece una costruzione in pelle laccata; il tartan viene ricreato attraverso filati sottilissimi di pelle.
Anche il velluto a coste si trasforma: diventa shearling pastello tosato a gradiente, con un effetto visivo che richiama la toelettatura di un barboncino. Il risultato è un continuo trompe-l’oeil materico, dove l’occhio percepisce una cosa ma la mano ne scopre un’altra.
Il gioco infinito della moda
Alla base della collezione c’è una riflessione teorica ispirata al pensiero del filosofo James P. Carse e alla sua distinzione tra giochi finiti e giochi infiniti. Se il gioco finito punta alla vittoria e alla conclusione, il gioco infinito esiste solo per continuare.
È questa l’idea che McCollough e Hernandez trasferiscono alla moda: la passerella non è più il traguardo di una corsa ai trend, ma uno spazio di sperimentazione continua. Un sistema aperto dove l’obiettivo non è decretare un vincitore stagionale, bensì mantenere viva la ricerca.
In quest’ottica il divertimento diventa una forma di indagine intellettuale. La collezione si muove tra ironia e rigore tecnico, dimostrando che l’artigianato può essere un linguaggio fluido capace di assorbire humour, tecnologia e immaginazione.
Loewe FW26 a Vincennes: una sfilata tra arte e surrealismo
Lo show si è svolto nello scenografico Château de Vincennes, trasformato per l’occasione in un set surreale. All’esterno, una stampa vichy verde brillante rivestiva parte dell’allestimento, mentre all’interno gigantesche scatole bianche fungevano da sedute per il pubblico.
Accanto agli ospiti sedevano enormi sculture di peluche firmate dall’artista Cosima von Bonin, presenza che rafforzava l’atmosfera ironica e giocosa dello show.
La colonna sonora minimalista e ripetitiva accompagnava il passo delle modelle, creando un ritmo quasi ipnotico. Tra gli ospiti più fotografati, anche le attrici Sarah Pidgeon e Julia Garner, protagoniste di uno dei momenti più condivisi sui social.
L’invito più eccentrico della stagione
Il premio simbolico per l’invito più memorabile della stagione va senza dubbio a Loewe. McCollough e Hernandez hanno immaginato un oggetto tanto bizzarro quanto perfettamente coerente con lo spirito della collezione: un paio di chele di aragosta gonfiabili.
Racchiuse in una scatola gialla brillante, le chele — ispirate ancora una volta all’immaginario di Cosima von Bonin — potevano sembrare allo stesso tempo scaldini da letto, oggetti da collezione o ironici contenitori per brandy.
Un gesto che riassume l’intero progetto creativo: trasformare il lusso in un terreno di sperimentazione dove ironia, artigianato e immaginazione convivono senza gerarchie.


