Noe Kuremoto alla Milano Design Week 2026

La ceramica come canto universale: Jōmon celebra le madri e la forza della creazione

Jōmon Vessels dell’artista giapponese Noe Kuremoto arrivano alla Milano Design Week 2026 come una vera dichiarazione d’amore universale alle madri. Ogni pezzo racconta una storia fatta di contrasti: la bellezza e la brutalità, la lotta e la dedizione, la ferocia e la gioia che accompagnano la maternità in tutte le sue forme.

Le sculture saranno esposte all’interno del cuore pulsante del distretto 5VIE, nello headquarter di 5VIE situato tra le storiche Cavallerizze di Via Olona 4. Qui, in uno spazio che unisce architettura storica e design contemporaneo, i vasi di Kuremoto dialogheranno con la luce, le ombre e l’energia del quartiere, trasformando l’esposizione in un percorso sensoriale dove arte, memoria e maternità si incontrano.

Realizzati in gres e modellati interamente a mano, i vasi di Kuremoto reinterpretano in chiave contemporanea le ceramiche più antiche al mondo, risalenti al periodo Jōmon (14.000–300 a.C.). Tradizionalmente utilizzati sia in contesti domestici sia rituali, questi vasi erano considerati oggetti di protezione. Nella reinterpretazione dell’artista, diventano sia talismani sia tributi: omaggi alla quotidianità, ai momenti di luce e ombra che compongono la vita.

In un’epoca in cui i diritti delle donne sono sotto pressione in molte parti del mondo, Kuremoto riflette sulla maternità, sulla crescita dei figli e sulla trasmissione di valori in un mondo moderno complesso. Madre di quattro figli, l’artista considera queste opere scolpite come portatrici di saggezza intergenerazionale e celebrazione del processo creativo come atto di resistenza. Come afferma:

“Quest’opera insiste sul fatto che la creazione – della vita, dell’arte, del significato – è ancora un atto radicale e trionfante. L’argilla ricorda. Il fuoco trasforma. Il contenitore resiste. Vedo l’arte e la genitorialità come veicoli per trasmettere l’infinito alla prossima generazione.”

Noe Kuremoto: custode contemporanea di saggezze antiche

Il lavoro di Noe Kuremoto vive all’incrocio tra mito, memoria e modernità. Artista della ceramica dal linguaggio unico, modella l’argilla completamente a mano, con strumenti semplici, seguendo un processo quasi rituale che infonde vita alla materia. Le sue sculture richiamano figure talismaniche giapponesi antiche – Haniwa, Dogū, Komainu – artefatti che per secoli hanno protetto dall’invisibile. Attraverso le sue reinterpretazioni, Kuremoto si interroga: quali spiriti abbiamo bisogno di proteggere oggi?

Al centro della sua pratica artistica c’è un’indagine profonda sulle complessità dell’esistenza contemporanea: l’alienazione, la disconnessione, la perdita di significato in un mondo sempre più dominato dalla logica e dalla velocità. Le sue sculture, con la purezza infantile e la semplicità raffinata, offrono un contrappunto: un ritorno a qualcosa di istintivo, antico, dimenticato ma ancora desiderato.

Nata a Osaka, Kuremoto si trasferisce a Londra negli anni ’90 per studiare arte concettuale alla Central Saint Martins, un’esperienza che la allontana temporaneamente dalle tradizioni. Racconta:

“A Londra non dovevo inchinarmi. Niente più rituali, niente più fantasmi. Solo avanti, avanti, avanti. La scienza aveva le risposte, no? Ma i fatti non sono saggezza. E la saggezza è ciò che ti sostiene quando la vita si spacca.”

Attraverso amore, matrimonio, maternità, malattia, perdita, crisi economiche e guerre, Kuremoto ritorna ai miti che aveva trascurato: gli spiriti non se ne erano mai andati, avevano solo cambiato forma. La sua opera non è nostalgia, ma linguaggio vivo e necessario.

Le sue ceramiche non sono semplici oggetti: sono contenitori di significato e saggezza, portatrici di memoria e resilienza. L’artista sottolinea:

“La mia responsabilità non è seppellire il passato, ma riportare in vita ciò che è morto. Non come dogma, non come fede cieca. Ma come qualcosa che si muove, si adatta e plasma il futuro. Senza la saggezza del passato, non siamo liberi. Siamo persi.”

Oggi Kuremoto vive a Londra con la sua famiglia e il cane Lassie, e sta costruendo uno studio immerso nella foresta del Lake District in Lituania, ritornando forse a quel luogo selvaggio dove l’universo mostra il suo volto più autentico.

Le sue ceramiche sono sogni tangibili: fuoco, terra e spirito modellati in forme che invitano a riscoprire la saggezza dimenticata e a lasciar respirare nuovamente le storie antiche, trovando in esse un percorso per il futuro.

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