ITALIAN ATTITUDE e l’eleganza che non tramonta oltre lo stereotipo. Una dichiarazione d’intenti
Alla quarta giornata della Milano Fashion Week, Tod’s presenta la collezione SS27 firmata da Matteo Tamburini. Una collezione che parte da un tema apparentemente semplice — l’Italian Attitude — per trasformarlo in qualcosa di più complesso: una riflessione sul modo italiano di intendere la moda, il lusso, la materia e soprattutto l’eleganza.
Non l’Italia da cartolina. Non il repertorio prevedibile del Made in Italy. Non una sequenza di codici nazionali da ripetere stagione dopo stagione.
Quella di Tamburini è piuttosto un’idea di italianità costruita attraverso gesti, materiali, proporzioni, lavorazioni e cultura del fare.
È qui che Tod’s trova una delle sue espressioni più convincenti. Nel rapporto quasi fisico con la materia. Nella pelle che non viene utilizzata semplicemente come superficie, ma diventa struttura, dettaglio, texture e segno. Nei capi che sembrano raccontare il tempo necessario per essere realizzati. Negli accessori che trasformano la riconoscibilità del brand in un linguaggio contemporaneo.
Authentic craftsmanship meets the elegance of Italian style.
È questa la premessa della collezione. Ed è probabilmente anche la sua chiave di lettura.
La sfilata SS27 di Tod’s By Matteo Tamburini alla Milano Fashion Week
La moda come formazione, esperienza e memoria
Per Matteo Tamburini l’origine della collezione passa dalla costruzione di un immaginario personale. Da tutto ciò che contribuisce, nel tempo, a formare il nostro modo di guardare: immagini, cinema, musica, luoghi, persone, riviste, abitudini.
È un processo particolarmente interessante perché sposta il discorso dalla semplice citazione alla formazione di uno stile.
La moda non nasce quindi dalla ripetizione di un codice già riconoscibile, ma dalla capacità di mettere insieme elementi differenti e trasformarli in qualcosa di personale.
La donna Tod’s della SS27 sembra muoversi esattamente in questo spazio.
Non appartiene a un unico mondo. Può indossare un trench in pelle e subito dopo un abito leggerissimo. Può attraversare il guardaroba sartoriale e quello più sportivo. Può portare un mocassino tradizionale o una nuova sneaker dalla costruzione più delicata.
La coerenza non è nella categoria del capo.
È nell’attitudine.
La pelle come linguaggio
È impossibile osservare questa collezione senza soffermarsi sulla pelle.
Tod’s porta in passerella una ricerca che parte dalla materia e arriva alla forma. Le lavorazioni ne rispettano la natura, mettendone in evidenza consistenza, profondità, morbidezza e variazioni cromatiche.
La pelle viene traforata, alleggerita, accostata ad altri materiali. Diventa quasi una superficie architettonica capace di costruire pieni e vuoti.
Il risultato è particolarmente evidente nei trench, uno dei capi centrali della collezione, proposti in differenti interpretazioni e materiali: dalla pelle traforata alla nappa fino al Windsilk, combinazione di seta e nylon che introduce una dimensione più leggera e contemporanea.
È un esempio preciso di ciò che Tod’s sembra voler affermare con questa collezione: l’artigianalità non è il contrario della ricerca.
Al contrario, è proprio la ricerca a permettere alla tradizione di continuare a vivere.
E questa forse è una delle questioni più interessanti della moda italiana contemporanea. Come mantenere una competenza costruita nel tempo senza trasformarla in nostalgia?
Tod’s risponde attraverso la materia.
Dal trench al biker: il guardaroba si costruisce per contrasti
Il trench diventa uno dei protagonisti assoluti della collezione. È un capo conosciuto, quasi archetipico, ma continuamente riletto attraverso materiali e proporzioni.
Accanto a lui compare la giacca biker, in morbido vitello e pellami preziosi, che introduce una dimensione più urbana e decisa.
Poi arrivano i doppiopetto, gli abiti leggeri, le gonne, le silhouette più fluide. È proprio nella sovrapposizione di questi mondi che la collezione acquista personalità.
La sartorialità non viene contrapposta alla pelle. La pelle non viene contrapposta alla seta. Lo sportivo non viene contrapposto all’elegante.
Tutto convive.
Una gonna può diventare un esercizio di costruzione attraverso un inserto rettangolare in pelle che si sovrappone alla silhouette e crea movimento. Un abito leggerissimo può essere definito da bordature in pelle. Un capo apparentemente semplice può acquistare carattere attraverso una lavorazione.
La decorazione non arriva necessariamente dall’ornamento. Arriva dalla costruzione.
Leggerezza
La leggerezza è un altro elemento fondamentale della collezione.
Non soltanto come esigenza stagionale, ma come vero principio progettuale.
Le superfici vengono alleggerite attraverso forature e lavorazioni. La pelle perde parte della sua rigidità per diventare mobile. La seta accompagna il movimento del corpo. I materiali tecnici entrano nel guardaroba senza interrompere l’eleganza.
È una leggerezza molto lontana dall’idea di semplicità.
Perché dietro un capo apparentemente effortless c’è, ancora una volta, una quantità enorme di ricerca.
La collezione sembra quasi ricordarci che la vera sofisticazione è spesso quella che non ha bisogno di essere dichiarata.
Il Gommino oltre il mocassino
E poi c’è lui: il Gommino.
Uno dei codici più riconoscibili di Tod’s attraversa l’intera collezione e smette di essere semplicemente un dettaglio legato alla calzatura.
Il motivo viene trasferito su capispalla, borse e accessori, diventando una vera e propria grammatica visiva.
Pieni e vuoti si alternano. La superficie si perfora. Il codice viene ingrandito, trasferito, reinterpretato.
È un’operazione intelligente perché non cerca di nascondere l’identità del brand. Al contrario, la prende e la porta fuori dal suo contesto originario.
Anche il mocassino rimane centrale, naturalmente.
Il modello Bilbao si assottiglia e assume una linea più affusolata, mentre la versione selleria viene arricchita da dettagli metallici. Tra gli accessori, i mocassini diventano persino piccoli oggetti da portare come charm appesi alle borse.
Un gesto ironico, ma anche un modo per dimostrare quanto un codice possa essere forte quando è realmente riconoscibile.
Colori della materia
La palette parte da tonalità che sembrano appartenere naturalmente all’universo Tod’s: terre, marroni, beige, bruciati, colori polverosi.
Una tavolozza apparentemente discreta, costruita per valorizzare la materia.
Poi arrivano improvvise accensioni.
Il giallo zafferano, il rosso intenso, il blu più luminoso entrano nella collezione come interventi quasi pittorici.
Non rompono l’equilibrio. Lo animano.
Anche qui emerge una precisa idea di eleganza italiana: non la rinuncia al colore, ma la capacità di utilizzarlo con misura.
L’eleganza oltre lo stereotipo
È forse questo il punto più interessante di Italian Attitude.
Parlare oggi di italianità nella moda significa necessariamente confrontarsi con una quantità enorme di stereotipi. Il lusso italiano è stato raccontato talmente tante volte attraverso gli stessi codici da rischiare di diventare una caricatura di sé stesso.
Tamburini prova a muoversi nella direzione opposta.
L’Italia di Tod’s non è soltanto la sartoria, non è soltanto la pelle, non è soltanto il mocassino.
È la capacità di mettere in relazione tradizione e contemporaneità. È il sapere artigianale applicato a materiali nuovi.
È la ricerca tecnologica che non cancella il gesto manuale.
È l’oggetto industriale che conserva una dimensione umana.
Ed è soprattutto la possibilità di costruire un guardaroba nel quale elementi apparentemente lontani riescono a convivere.
Questa è forse la vera Italian Attitude della collezione.
L’intelligenza artigianale
In un momento nel quale la moda discute continuamente di tecnologia, intelligenza artificiale, velocità e produzione globale, Tod’s sceglie di riportare l’attenzione su una forma di intelligenza molto più antica: quella delle mani.
Non come celebrazione nostalgica dell’artigiano, ma come competenza capace di generare innovazione.
Una pelle può essere resa più leggera. Una superficie può essere trasformata. Un materiale può essere accoppiato a un altro. Un codice storico può diventare un elemento decorativo contemporaneo.
Sono tutti processi di ricerca.
E proprio qui la collezione assume un significato che va oltre la singola stagione.
Perché il Made in Italy non può essere soltanto un’etichetta geografica. Deve continuare a essere un sistema di conoscenze, competenze e capacità progettuali.
Tod’s lo mette in scena senza bisogno di urlarlo.
Una dichiarazione d’intenti
La SS27 di Tod’s parte dalla propria storia senza rimanerne prigioniera. Matteo Tamburini prende i codici più riconoscibili della maison — la pelle, il Gommino, la lavorazione artigianale, la sartorialità — e li mette in relazione con una sensibilità più leggera e contemporanea.
Trench, biker, doppiopetto, abiti in seta, superfici traforate, mocassini e accessori costruiscono un guardaroba coerente, nel quale ogni elemento mantiene la propria identità ma trova una nuova funzione.
È proprio qui che la collezione trova il suo equilibrio: non nella ricerca dello stupore, ma nella capacità di trasformare ciò che già esiste.
Tod’s non ha bisogno di rinnegare la propria idea di eleganza per apparire contemporanea. Al contrario, è proprio attraverso la conoscenza della materia, la qualità delle lavorazioni e una cultura progettuale sedimentata nel tempo che può guardare al futuro.
Italian Attitude diventa così una dichiarazione precisa: l’italianità non è uno stereotipo da riprodurre, ma un patrimonio di competenze da continuare a evolvere.
Ed è forse questa la direzione più interessante indicata da Tamburini: dimostrare che il Made in Italy può essere contemporaneo senza smettere di essere riconoscibile.
Perché la vera evoluzione, a volte, non consiste nel diventare altro. Consiste nel capire fino a dove può arrivare ciò che si è già costruito.


