Armonie e Contrasti
Ci sono collezioni che mostrano un talento e collezioni che iniziano a definire una posizione. Institution by Galib Gassanoff, con la SS27, appartiene alla seconda categoria.
La Collection 07 – DAŞ [Dash], presentata questa mattina durante la Milano Fashion Week, conferma la direzione intrapresa dal designer con il progetto Institution e, soprattutto, mostra una maturità crescente nella costruzione di un linguaggio personale. Gassanoff non sembra più interessato a dimostrare quanto può fare. Sta iniziando a stabilire come vuole farlo.
È una differenza sostanziale.
Dopo l’esperienza di Act N°1, il designer ha costruito con Institution uno spazio creativo nel quale moda, ricerca tessile, memoria e cultura non sono elementi decorativi da aggiungere alla collezione, ma fanno parte dello stesso processo. La SS27 porta questa ricerca verso una forma più controllata, più nitida e, proprio per questo, più convincente.
Il risultato è una collezione costruita sulla relazione tra opposti: il peso e la leggerezza, la struttura e il movimento, la precisione del taglio e la naturalezza con cui l’abito segue il corpo.
Non sono contrasti utilizzati per creare spettacolo.
Sono il principio attraverso cui Gassanoff costruisce la collezione.
Una donna ridisegnata attraverso la silhouette
La prima cosa che colpisce guardando la SS27 è la silhouette.
Gassanoff lavora sul corpo femminile senza cercare di assecondarlo in maniera ovvia. Lo modifica attraverso le proporzioni, soprattutto attraverso le spalle, che diventano uno dei punti centrali della collezione.
La spalla acquista presenza, cambia la geometria della figura e introduce una tensione quasi architettonica all’interno di abiti che, per il resto, mantengono una forte libertà di movimento.
È proprio questa combinazione a rendere interessanti le silhouette.
Gli abiti non sono rigidi, non impongono al corpo una posizione. Al contrario, sono fluidi e confortevoli, ma costruiti intorno a punti precisi nei quali la forma viene alterata. Il risultato è una figura femminile più consapevole della propria presenza, senza ricorrere alla sensualità più immediata o alla teatralità fine a se stessa.
Gassanoff sembra interessato a cambiare la percezione del corpo prima ancora che a vestirlo.
Le proporzioni diventano quindi parte integrante della narrazione.
Il rigore lascia spazio al movimento
È qui che emerge uno degli aspetti più riusciti della collezione.
La costruzione non viene mai utilizzata per limitare il movimento. Al contrario, sembra nascere proprio dalla necessità di permetterlo.
I volumi seguono il corpo, si aprono, cadono, si spostano. Alcune silhouette mantengono una presenza quasi scultorea, mentre altre diventano estremamente morbide.
Gassanoff lavora dunque su una tensione che non ha bisogno di essere esasperata: la forma può essere precisa senza diventare rigida.
È una caratteristica che attraversa tutta la collezione e che rende leggibile il suo approccio al design. Il vestito non è concepito come una struttura indipendente dal corpo, ma come qualcosa che si completa soltanto quando viene indossato.
Il corpo non è il supporto dell’abito.
È parte del progetto.
Nero, bianco e una sola deviazione
Anche la palette segue questa idea di controllo.
Il nero, il bianco e il grigio costruiscono quasi per intero la collezione. Sono colori che permettono alle silhouette e alle superfici di assumere il primo piano, senza interferenze.
Poi arriva il rosso.
Un’unica deviazione cromatica che interrompe la neutralità della palette e introduce una diversa intensità visiva.
È una scelta efficace proprio perché non viene moltiplicata. Il rosso non diventa un tema. Rimane un accento.
Nel finale, invece, Gassanoff porta la collezione verso il bianco. Qui il discorso cambia nuovamente: gli abiti diventano superfici più luminose e gli orli decorati introducono un elemento grafico che rende immediatamente leggibile il lavoro sulla costruzione.
Il bordo non è più soltanto il punto in cui finisce un abito.
Diventa parte del disegno.
Quando la decorazione nasce dalla costruzione
È probabilmente questo uno degli elementi che distinguono maggiormente Institution dal linguaggio di molta moda contemporanea.
Gassanoff non sembra partire dalla decorazione per arrivare alla forma.
Parte dalla forma e lascia che sia la costruzione a produrre l’effetto decorativo.
È una differenza sottile, ma fondamentale.
Il dettaglio non appare applicato alla superficie per renderla più interessante. È il risultato di un processo che coinvolge il taglio, il tessuto, la proporzione e il modo in cui il capo si rapporta al corpo.
Questa attenzione deriva anche dalla particolare relazione che il designer ha sviluppato con la materia.
Gassanoff non è un autore che immagina l’abito soltanto attraverso il disegno. Il materiale entra nel processo creativo molto prima della realizzazione finale e, in qualche modo, contribuisce a modificare il progetto stesso.
È un metodo che spiega quella sensazione di equilibrio tra precisione e imprevedibilità che attraversa Institution.
La memoria non è un riferimento estetico
Per comprendere fino in fondo questa collezione bisogna però guardare oltre la passerella.
Il lavoro di Gassanoff nasce da una geografia personale complessa. Cresciuto a Tbilisi all’interno di una famiglia azera, il designer ha sviluppato fin dall’infanzia un rapporto diretto con culture, lingue e tradizioni differenti.
La sua ricerca sull’artigianato del Caucaso non nasce quindi dalla necessità di trovare un’immagine esotica da portare nella moda occidentale.
È parte della sua stessa storia. Questa distinzione è importante.
Institution non sembra utilizzare la tradizione come repertorio di motivi da citare, ma come sistema di conoscenze da comprendere. Gassanoff lavora con comunità e artigiane, studia tecniche tessili, recupera pratiche che rischiano di scomparire e cerca di creare per loro una nuova visibilità attraverso la moda.
È un approccio che modifica anche il significato della parola heritage. Qui l’heritage non è un’immagine del passato.
È qualcosa che deve poter continuare a esistere nel futuro.
Institution come laboratorio
Ed è forse proprio questa la ragione per cui il nome Institution risulta così appropriato.
Gassanoff non sembra voler costruire semplicemente un marchio nel senso tradizionale del termine. Il progetto assomiglia piuttosto a un laboratorio permanente nel quale il designer può mettere in relazione moda, cultura, artigianato e ricerca.
È un modello che gli permette anche di sottrarsi, almeno in parte, alla velocità con cui il sistema pretende continuamente nuove collezioni, nuove immagini e nuovi prodotti.
Dopo l’esperienza di Act N°1, Gassanoff ha scelto una dimensione nella quale il processo creativo può tornare ad avere un ruolo centrale.
Ed è interessante che questa libertà non produca una moda caotica.
Produce, al contrario, una collezione molto disciplinata.
La SS27 dimostra che la ricerca può essere complessa senza necessariamente tradursi in un’estetica complicata.
Dal Caucaso a Milano, senza perdere il punto di partenza
Il rischio, quando un designer porta nella moda contemporanea una cultura personale così forte, è quello di trasformare l’identità in un codice immediatamente riconoscibile e facilmente consumabile.
Gassanoff sembra invece voler evitare proprio questa semplificazione.
Le sue origini non diventano un costume.
Diventano un modo di guardare.
È forse questo il passaggio più interessante del suo percorso: non sta cercando di rappresentare una cultura, ma di utilizzare ciò che quella cultura gli ha insegnato per costruire qualcosa di contemporaneo.
La sua moda non ha bisogno di dichiararsi georgiana, caucasica o europea.
Le influenze sono già dentro il metodo.
E questo rende il risultato molto più universale.
La moda oltre la stagione
Institution è ancora un progetto giovane, ma la SS27 fa capire che Gassanoff ha già individuato una questione fondamentale: come costruire valore in un sistema nel quale tutto tende a diventare rapidamente obsoleto.
La risposta passa dalla materia, dal tempo e dalla possibilità di produrre oggetti che abbiano una vita più lunga della stagione per cui sono stati concepiti.
È un’idea che riguarda direttamente anche il modo in cui vengono pensati gli abiti.
Alcuni pezzi del suo lavoro possono essere osservati quasi come oggetti da collezione, perché la loro complessità non dipende dal logo o dalla riconoscibilità immediata, ma dal processo che li ha generati.
È una prospettiva interessante in un momento in cui il valore della moda viene spesso misurato attraverso la velocità con cui un’immagine riesce a diventare riconoscibile.
Gassanoff sembra chiedere il contrario:
quanto può durare un’idea?
Un linguaggio che comincia a essere riconoscibile
La SS27 non è una collezione che cerca il colpo di scena.
È più interessante di così.
Costruisce progressivamente una grammatica: la precisione delle silhouette, la centralità del corpo, il rapporto con la materia, la ricerca tessile, la palette controllata, il dialogo tra struttura e fluidità.
Sono elementi che, stagione dopo stagione, iniziano a formare un’identità.
Ed è proprio quando un designer smette di dover spiegare continuamente il proprio linguaggio che quel linguaggio comincia davvero a esistere.
Institution è arrivata a questo punto.
Gassanoff non è più soltanto un designer da osservare per il potenziale che porta con sé. Le sue collezioni iniziano a offrire argomenti sufficienti per discutere di una posizione precisa all’interno della moda contemporanea.
Non è ancora una conclusione. È l’inizio di una traiettoria.
E forse è proprio questa la parte più interessante.
Perché mentre molti giovani designer cercano rapidamente di diventare un brand riconoscibile, Galib Gassanoff sembra concentrarsi sulla costruzione di qualcosa di più difficile: un punto di vista.
La Collection 07 lo dimostra con una certa chiarezza.
Il peso non esclude la leggerezza.
La struttura non elimina il movimento. La tradizione non impedisce la contemporaneità.
E la moda, quando trova il giusto equilibrio, può diventare qualcosa di più di una successione di stagioni.
Può diventare linguaggio.
Institution è sulla strada per costruirne uno.


