STRAVAGANZA SICILIANA e la donna del Sud che conquista il mondo
Nella quinta giornata della Milano Fashion Week, Dolce&Gabbana torna a parlare attraverso la lingua che conosce meglio: quella di una Sicilia trasformata in immaginario, materia, corpo e desiderio.
La collezione donna SS27 prende il nome di Stravaganza Siciliana, un titolo che contiene già una dichiarazione d’intenti: non soltanto il ritorno a un luogo d’origine, ma la volontà di portare ancora una volta sulla scena internazionale tutto ciò che rende riconoscibile il vocabolario della maison.
La sfilata è in programma oggi, 26 settembre, alle 12:30 in Viale Piave 24 a Milano.
La diretta della sfilata Dolce&Gabbana SS27 a Milano
Se c’è una cosa che Dolce&Gabbana non ha mai cercato di fare è rendere discreta la propria identità. La Sicilia, nel mondo della maison, non è una citazione da utilizzare occasionalmente, né un repertorio folkloristico da cui pescare qualche stampa.
È una grammatica. È il punto di partenza attraverso cui Domenico Dolce e Stefano Gabbana hanno costruito negli anni un’immagine della donna italiana riconoscibile in tutto il mondo: sensuale, teatrale, orgogliosa, profondamente legata alla propria cultura e, proprio per questo, capace di trasformare la propria origine in una forma di potere.
Con Stravaganza Siciliana, quella grammatica torna a essere protagonista.
La Sicilia non come souvenir, ma come linguaggio
Le anticipazioni della collezione lasciano emergere molti dei codici che appartengono da tempo all’universo Dolce&Gabbana: il pizzo, le trasparenze, le lavorazioni preziose, i fiori tridimensionali, il contrasto tra bianco e nero, la sensualità della silhouette e quella tensione continua fra rigore sartoriale e decorazione.
Sono elementi che, nelle mani della maison, smettono però di essere semplici dettagli ornamentali. Il pizzo diventa pelle. Il ricamo diventa superficie. Il fiore diventa applicazione scultorea. La decorazione si sposta dal tessuto al corpo e il corpo, a sua volta, diventa parte integrante dell’architettura dell’abito.
È proprio qui che l’immaginario siciliano può essere letto in maniera più interessante: non soltanto attraverso ciò che racconta, ma attraverso ciò che costruisce.
Il barocco siciliano, con la sua teatralità, la densità delle superfici, l’esuberanza delle decorazioni e quella particolare capacità di convivere con il dramma, sembra trasferirsi dall’architettura alla moda. Le facciate diventano ricami, gli ornamenti diventano gioielli, le pietre diventano dettagli sul corpo, la luce scolpisce le trasparenze.
E l’eccesso, invece di essere un incidente, diventa metodo.
Bianco, nero e il teatro della femminilità
Le immagini e i teaser diffusi dalla maison hanno costruito un’attesa dominata anche dal contrasto grafico del bianco e nero, una scelta che sembra dialogare con una Sicilia più cinematografica, intensa e iconica.
È una Sicilia lontana dalla cartolina turistica.
Una Sicilia fatta di ombre profonde, pietra, devozione, sensualità e ritualità.
Il nero, del resto, è uno dei colori attraverso cui Dolce&Gabbana ha definito nel tempo la propria identità femminile. Nelle collezioni recenti la maison lo ha nuovamente utilizzato come elemento di forza, associandolo al pizzo, alla sartorialità e a una sensualità costruita sul rapporto tra ciò che viene mostrato e ciò che rimane nascosto.
Per la Primavera/Estate, questa grammatica può assumere una dimensione ancora più fisica. La leggerezza estiva non significa necessariamente minimalismo. Al contrario: Dolce&Gabbana sembra dimostrare ancora una volta che anche un abito leggerissimo può essere opulento, che la trasparenza può diventare decorazione e che un corpo scoperto può essere raccontato attraverso una costruzione sartoriale estremamente precisa.
Pizzo, fiori e materia
Fra gli elementi che emergono dalle anticipazioni ci sono le lavorazioni in pizzo e le applicazioni floreali tridimensionali.
È una direzione particolarmente coerente con il percorso della maison: la tradizione artigianale non viene utilizzata come semplice certificazione di lusso, ma come strumento per trasformare il vestito in un oggetto quasi scultoreo.
Il fiore, in particolare, non è più soltanto una stampa.
Si stacca dalla superficie.
Prende corpo.
Diventa materia.
Questo passaggio è importante perché permette alla decorazione di uscire dalla bidimensionalità del tessuto e di entrare nella costruzione stessa del look. È una logica che avvicina la moda all’oggetto, alla gioielleria, all’arte applicata.
E in una collezione intitolata Stravaganza Siciliana, la parola stravaganza sembra trovare proprio nella materia la sua dimensione più contemporanea.
Non è soltanto una questione di quantità di ornamento. È la capacità di portare l’ornamento al limite, di renderlo quasi architettura.
I crocifissi, le pietre preziose e la devozione
Fra i codici più riconoscibili dell’universo Dolce&Gabbana torna anche quella relazione fra sensualità e devozione che appartiene profondamente all’immaginario della maison.
Il crocifisso, reinterpretato attraverso pietre preziose e gioielli, introduce nel guardaroba una dimensione quasi sacrale.
È un contrasto tipicamente Dolce&Gabbana: il corpo e la religione, l’intimità e la spettacolarità, il desiderio e la devozione.
Non sono mondi opposti. Nella Sicilia raccontata dalla maison convivono da sempre.
La stessa tensione era già emersa con forza nella collezione donna AI26, dove Dolce&Gabbana aveva costruito un linguaggio attorno a Sicilia, nero, pizzo, devozione e sensualità, definendo l’identità come il vero elemento di lusso.
Per la SS27 questa idea sembra spostarsi verso una dimensione più luminosa e spettacolare, senza perdere quella componente drammatica che costituisce uno dei tratti distintivi del brand.
La donna del Sud che conquista il mondo
Ma al centro di Stravaganza Siciliana c’è soprattutto lei.
La donna.
Non una donna fragile, decorativa o semplicemente seduttiva. Una donna che occupa lo spazio.
La donna Dolce&Gabbana è nata nel Sud ma non rimane confinata al Sud. Porta con sé un’origine, una memoria, un modo di stare nel mondo e lo trasforma in un linguaggio internazionale.
È questa forse la parte più interessante dell’operazione della maison: prendere un’identità fortemente locale e renderla globale senza svuotarla delle sue caratteristiche.
La donna del Sud diventa così una figura internazionale.
Sensuale, certo.
Ma anche determinata.
Consapevole.
A volte aggressiva, a volte romantica, sempre presente.
Non chiede permesso al vestito. È il vestito a diventare uno strumento attraverso cui affermare la propria presenza.
La silhouette aderente, il pizzo, le trasparenze, i gioielli e le decorazioni non sono quindi semplicemente strumenti di seduzione. Diventano una forma di autorappresentazione.
La donna non viene nascosta dalla ricchezza dell’abito.
La governa.
Dal barocco all’abito
C’è poi un elemento che rende particolarmente interessante questa collezione: il rapporto con l’architettura.
La Sicilia di Dolce&Gabbana è fatta di chiese, palazzi, altari, pietra, balconi, decorazioni, superfici scolpite. È un paesaggio nel quale l’eccesso non è un’eccezione, ma una parte naturale della cultura visiva.
Trasferire questa dimensione nella moda significa trasformare l’abito in una superficie architettonica.
Il ricamo può ricordare una facciata.
Una lavorazione preziosa può evocare un altare.
Una cascata di pietre può diventare una decorazione barocca.
Il pizzo può funzionare come una grata attraverso cui il corpo appare e scompare.
E la silhouette può diventare la struttura sulla quale tutto questo viene costruito.
È una sorta di architettura indossabile, dove la decorazione non arriva alla fine del processo creativo ma diventa parte della costruzione dell’immagine.
Il DNA degli anni Novanta ritorna, ma non è nostalgia
Nel percorso Dolce&Gabbana, gli anni Novanta continuano a rappresentare una sorgente fondamentale. Non tanto come archivio da riprodurre fedelmente, quanto come momento in cui alcuni dei codici oggi immediatamente riconoscibili della maison hanno raggiunto la loro massima potenza visiva.
Il corpo, la lingerie, il pizzo, il nero, la sartorialità, la teatralità.
Tutti elementi che appartengono alla storia del brand e che continuano a essere utilizzati per costruire nuove narrazioni.
Il punto non è quindi ripetere gli anni Novanta.
È capire perché quell’estetica continua a funzionare.
La risposta sta probabilmente nella sua capacità di mettere insieme elementi apparentemente incompatibili: rigore e desiderio, tradizione e provocazione, lusso e strada, devozione e sensualità.
È una contraddizione che Dolce&Gabbana non ha mai cercato di risolvere.
L’ha trasformata nella propria identità.
L’artigianalità come spettacolo
In questo sistema anche l’artigianalità assume un ruolo fondamentale.
Pizzo, ricami, applicazioni, gioielli e lavorazioni preziose non sono soltanto ornamenti destinati a impreziosire un capo. Sono la dimostrazione di una cultura del fare che la maison continua a mettere al centro della propria narrazione.
È lo stesso principio che attraversa anche il progetto Dolce&Gabbana dedicato all’alta moda: la tradizione viene trasformata in ricerca contemporanea attraverso lavorazioni manuali, materiali preziosi e una costruzione estremamente elaborata.
La moda, in questo senso, torna a essere un mestiere.
Ma anche uno spettacolo.
Una stravaganza molto precisa
Il titolo Stravaganza Siciliana potrebbe far pensare a un semplice elogio dell’eccesso.
In realtà, osservando i codici che la maison sta anticipando, emerge qualcosa di più preciso.
La stravaganza Dolce&Gabbana non è casuale.
Ha una struttura. Un’origine.
Ha una memoria.
È costruita attraverso elementi riconoscibili e ricorrenti, ma ogni volta ricombinati per produrre una nuova immagine della donna.
È qui che la collezione può diventare interessante anche al di là del puro effetto scenografico.
Perché dietro l’eccesso c’è una precisa idea di identità: non ridurre, non neutralizzare, non rendere tutto più semplice per essere universalmente comprensibile.
Al contrario.
Essere profondamente specifici per diventare universali.
La Sicilia come passaporto globale
Dopo anni in cui la moda internazionale ha spesso inseguito il minimalismo, la sottrazione e una certa idea di lusso silenzioso, Dolce&Gabbana continua a muoversi in direzione opposta.
Qui il lusso parla.
Si vede.
Si indossa.
Occupa spazio.
E la Sicilia diventa il suo passaporto.
Non una periferia culturale rispetto a Milano, Parigi, Londra o New York, ma una sorgente creativa capace di viaggiare ovunque.
È questa la forza della donna di Stravaganza Siciliana: partire dal Sud senza cercare di assomigliare a nessun altro.
Portare il proprio mondo addosso.
E conquistare il mondo proprio attraverso quello.
La passerella di oggi dirà quanto questa nuova collezione saprà spingere ancora più avanti questo linguaggio. Ma già dalle anticipazioni è chiaro che Dolce&Gabbana non sembra avere intenzione di rinunciare ai propri codici: li porta nuovamente al centro della scena, li carica di materia, devozione, sensualità e teatralità.
Perché, per Dolce&Gabbana, la Sicilia non è soltanto un luogo.
È una maniera di guardare il mondo.


