Pieter Mulier chiude un capitolo con un omaggio intimo alla “famiglia” della maison
Un addio in punta di piedi. Ieri, a Parigi, Pieter Mulier ha presentato la sua ultima collezione per la maison Alaïa, prima di approdare a Milano per guidare la direzione creativa di Versace sotto l’ombrello Prada. Una passerella che ha assunto il tono di una chiusura di ciclo: un saluto misurato, coerente con l’approccio raffinato e rigoroso che il designer belga ha costruito in questi cinque anni di lavoro.
La sfilata si è svolta negli spazi essenziali dell’ex Fondation Cartier, sede di uno dei marchi più iconici del gruppo Richemont, che possiede anche Alaïa. Un allestimento minimale ha accolto la collezione Autunno-Inverno 2026/27, lasciando che i capi parlassero da soli, senza scenografie invadenti.
Prima della passerella, il pubblico ha potuto ammirare una serie di ritratti realizzati dal fotografo giapponese Keizo Kitajima, immortalando l’intero staff dell’atelier: dagli artigiani ai modellisti, fino al CEO. Un omaggio discreto ma sentito a chi ha reso possibile il lavoro quotidiano del designer.
Il ritorno all’essenziale: silhouette pulite e sensualità misurata
La collezione FW26 si caratterizza per un’estetica riduzionista, quasi programmata: slip dress e tubini monocromatici aprono la passerella, seguiti da cappotti puri e lineari. La palette è controllata e intensa: grigi, ocra, rosso fuoco, nero e tonalità profondamente sobrie, spesso declinate in monocromia. Non c’è decorazione superflua, non c’è eccesso: ogni cucitura, ogni drappeggio parla di precisione e cura artigianale.
Le linee enfatizzano il corpo femminile senza costringerlo: inserti in pelle di coccodrillo e tagli a triangolo sulle giacche e sui top suggeriscono un leggero gioco di geometrie, valorizzando il punto vita e le proporzioni naturali. Mini dress in jersey, semplici ma perfettamente calibrati, strappano un sorriso e ricordano come, anche nella semplicità, risieda il vero lusso. Mulier sceglie la sobrietà come gesto di rispetto per il DNA della maison, ma anche come dichiarazione estetica in un panorama dominato dall’eccesso.
L’omaggio alla “famiglia” della maison
Il cuore emotivo della sfilata è stato il tributo allo staff di Alaïa. Dietro ogni abito, dietro ogni linea perfetta, ci sono decenni di tradizione couture e l’impegno silenzioso di modellisti, sarti e artigiani. Pieter Mulier ha voluto sottolinearlo con parole toccanti:
«Alaïa. Una casa. Sono le persone a costruirla. Passo dopo passo. Sono loro che la fanno vivere. Una collezione è il frutto della loro passione, del loro tempo, del loro gusto, delle loro lacrime e del loro amore. Non dimentichiamolo mai… non si lavora mai da soli. La mia famiglia. Grazie.»
I ritratti dello staff proiettati su grande schermo hanno trasformato la passerella in un luogo di memoria e gratitudine, ricordando che il successo della maison è anche il frutto del lavoro collettivo. Come ha spiegato Mulier a proposito della sua ultima collezione:
“Non volevo fare qualcosa di grandioso o creativo perché non era il momento. Quando lasci una maison, torni alle radici. Ho voluto mostrare ciò che ho imparato qui, in modo umile.”
Una filosofia che si riflette in ogni capo della collezione: sobrio, elegante, costruito con cura e rispetto per chi rende possibile ogni creazione, senza mai ostentare.
Un addio consapevole, prima di una nuova avventura da Versace
Dal suo ingresso in Alaïa nel 2021, Pieter Mulier ha saputo fondere l’eredità couture di Azzedine Alaïa con una sensibilità contemporanea. La maison ha visto crescere la sua influenza sul mercato, diventando un asset di rilievo all’interno di Richemont, grazie a una visione che ha unito architettura e movimento, precisione e fluidità.
L’ultima passerella è stata quindi uno studio di sobrietà sofisticata: giacche perfettamente tagliate, pantaloni a barrel, cappotti di pelle modellati come abiti, abiti che scolpiscono senza costringere. Un modo elegante di chiudere un capitolo e prepararsi a una nuova sfida, in questo caso la direzione creativa di Versace a partire dal 1° luglio.
La sensualità qui è misurata, consapevole, mai ostentata: un linguaggio coerente con la maison e con il talento di Mulier, capace di celebrare il corpo femminile senza trasformarlo in mera decorazione.
Un addio al tempo stesso discreto e potente, che lascia un segno nel percorso di Alaïa, pronto per accogliere nuovi capitoli senza mai dimenticare l’essenza di ciò che è stato costruito in questi cinque anni di grazia, precisione e stile.


