Due icone nascoste, Villa Pestarini e l’Ospedale di Baggio, riportano Alcova al centro della scena milanese

Nell’aprile 2026, Milano tornerà a essere la capitale pulsante del design internazionale. Dal 20 al 26 aprile, la città ospiterà la nuova edizione della Milano Design Week e, con essa, l’undicesima edizione di Alcova, una delle piattaforme più influenti e attese del panorama contemporaneo.

Dopo le sperimentazioni degli ultimi anni tra Milano e Varedo, il format curato da Joseph Grima e Valentina Ciuffiriafferma il proprio ruolo di osservatorio visionario scegliendo due luoghi emblematici, capaci di raccontare in modi diversi l’identità urbana milanese.

Annunciate le due sedi che daranno forma all’edizione 2026:

  • gli spazi inediti dell’Ospedale Militare di Baggio, nascosti nel verde di Primaticcio;
  • la Villa Pestarini, unico esempio milanese di villa progettata da Franco Albini, mai aperta al pubblico fino ad ora.

L’universo Alcova tra luoghi inesplorati e identità ritrovate

Fin dalla sua origine, Alcova ha costruito la propria identità su una pratica di esplorazione radicale: riportare alla luce luoghi dimenticati, inaccessibili o in trasformazione, trasformandoli in palcoscenici inaspettati per il design contemporaneo.

Ha riattivato l’ex fabbrica di panettoni Cova a Nolo, rivelato gli interni nascosti dell’Ospedale Militare di Baggio, aperto le soglie dell’ex Macello di Porta Vittoria.

Dal 2024, la piattaforma ha ampliato il proprio raggio d’azione verso Varedo, intrecciando storia e progetto contemporaneo in luoghi iconici come Villa Borsani, Villa Bagatti Valsecchi, l’ex Fabbrica SNIA e le Serre di Pasino.

Il 2026 segna però un nuovo capitolo: una sintesi tra scoperta, conservazione e rilettura del territorio milanese.

Nuovi spazi da esplorare: l’Ospedale Militare di Baggio

Il ritorno all’Ospedale Militare di Baggio rappresenta un rinnovato confronto con un luogo già familiare a chi ha visitato le edizioni 2021–2022. Questa volta, Alcova apre ambienti finora rimasti inaccessibili:

  • la chiesa con l’ex canonica,
  • un archivio storico,
  • corridoi laterali e spazi di connessione che amplificano la memoria stratificata del complesso.

Progettato nel primo dopoguerra, il vasto complesso nel quartiere Primaticcio si presenta come una vera “città nella città”: cortili, padiglioni, percorsi interni e architetture di servizio si intrecciano in un ecosistema in continua trasformazione, dove natura e costruito convivono senza gerarchie, sfumando il confine tra artificiale e spontaneo.

Qui la scala si fa monumentale. Installazioni site-specific, interventi materici e sperimentazioni spaziali si distribuiscono tra gli edifici, attivando una molteplicità di scenari.

Villa Pestarini: l’eleganza sospesa del Razionalismo italiano

A pochi chilometri di distanza, apre per la prima volta al pubblico Villa Pestarini, progettata tra il 1938 e il 1939 da Franco Albini, allora trentatreenne.

Unico esempio milanese di villa firmata dal maestro del Razionalismo italiano, fu pubblicata nel 1939 su Domus da Gio Ponti.

Volume bianco essenziale, superfici in vetrocemento, grandi finestre affacciate sul giardino: la villa è un manifesto di proporzione e misura. All’interno, la celebre scala in marmo a pedata bassa, le pareti scorrevoli e gli arredi su misura compongono un lessico progettuale in cui disciplina e poesia convivono.

In questo contesto, Haworth insieme a Cassina presenta un’installazione firmata da Patricia Urquiola, che reinterpreta ingresso e living a partire da icone come la libreria Veliero e la Poltrona Luisa, progettate da Albini e prodotte da Cassina. Vintage e oggetti contemporanei dialogano in un allestimento che restituisce l’atmosfera di una casa vissuta.

Il percorso prosegue con un progetto dedicato a Luisa Castiglioni, già assistente di Albini e poi protagonista di un percorso autonomo. Attraverso il progetto Boccamonte, il suo lavoro viene riletto nel quadro più ampio del modernismo italiano.

Attorno a questo nucleo si articolano altre voci internazionali: Kiki Goti con Marble Sachanas e SARIDIS OF ATHENS; ISSÉ con Sophie Dries; AtMa Inc; il collettivo Around the Studio (Tbilisi). La casa moderna diventa così spazio di continua reinterpretazione.

Alcova 2026: installazioni, scuole e protagonisti del design internazionale

Per Alcova 2026, il programma delle installazioni e degli espositori riunisce 131 realtà internazionali, tra studi emergenti, designer affermati e prestigiose scuole di architettura e design.

Per la prima volta, la AA School of Architecture presenta un padiglione sperimentale negli spazi della Lavanderia, insieme alla UMPRUM Academy of Arts Architecture and Design, affiancando progetti di studenti e alumni.

Spazi tematici: Cucina, Tempio e Lavanderia

La Cucina è attivata dalla Design Academy Eindhoven con i progetti di Berto, Jean-Baptiste Durand, Maruxi x Fenna Kosfeld, Michal Korchowiec e Pepe Valenti.

Il Tempio accoglie HEAD – Genève insieme a Fap Ceramiche, SLALOM x V.A.I., Offsite, OLDER Studio & Alcova Shop, PET Lamp x Alvaro Catalán de Ocón, studio DO (Dana Seachuga & Octave Vandeweghe), sugarwave e UNICOGGETTO.

La Lavanderia ospita AA School of Architecture, UMPRUM, oltre a Bisa Studio, Diaphan Studio, FROMM.Lab, KILZI e UY Studio.

Studi e designer internazionali: tutti gli espositori principali

Tra gli studi e designer presenti ad Alcova 2026:
Pani Jurek Studio, SALAK STUDIO, KILZI, Marlot Baus, Slalom con Vintage Audio Institute, Llewellyn Chupin, Natalia Triantafylli & Andrew Pierce Scott.

🔒 Contenuto Premium

Per continuare a leggere questo approfondimento completo,
attiva l’Accesso Premium (19,99€ / 1 anno)

SBLOCCA ORA

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Carrello
Torna in alto