BIENNALE ARCHITETTURA 2027

Radici e futuro: Wang Shu e Lu Wenyu alla guida della prossima Biennale

La Biennale di Venezia ha annunciato che la direzione della 20. Mostra Internazionale di Architettura sarà affidata a Wang Shu e Lu Wenyu, fondatori dell’Amateur Architecture Studio e protagonisti di una delle riflessioni più radicali e influenti sulla relazione tra architettura, territorio e memoria.

L’edizione 2027, in programma dall’8 maggio al 21 novembre, non si limita a introdurre due figure di spicco nel panorama globale: segna una precisa inversione di rotta rispetto alle narrazioni che negli ultimi anni hanno dominato il dibattito architettonico, riportando al centro processi, contesti, eredità materiali e responsabilità ambientali.

La scelta dei curatori risponde alla necessità di affrontare questioni urgenti – dalla crisi climatica alla rapida urbanizzazione, dall’omologazione dei paesaggi alla perdita delle tradizioni costruttive – proponendo una visione che invita a ricostruire il rapporto tra architettura e luoghi reali, tra materiali e storia, tra comunità e forma costruita.

Una direzione culturale che supera estetiche veloci e architetture da immagine

In un periodo segnato dall’accelerazione dei processi urbani e dalla proliferazione di architetture concepite come icone mediatiche, Wang Shu e Lu Wenyu riportano l’attenzione su ciò che tende a rimanere fuori dal quadro: il tempo della costruzione, la fatica manuale, il valore dei materiali locali, la necessità di preservare ciò che sopravvive ai margini delle trasformazioni.

Questo approccio non rappresenta un rifiuto della modernità, ma una critica alla sua deriva più superficiale. Per i curatori, l’innovazione non risiede nel gesto spettacolare o nella tecnologia esibita, bensì nella capacità di generare continuità culturale, rigenerare ciò che è stato eroso, costruire con ciò che già esiste e dare dignità a paesaggi dimenticati.

La loro visione mette in discussione l’idea di architettura come prodotto isolato, e la reinterpreta come insieme complesso di relazioni tra luoghi, pratiche artigianali, risorse naturali e storie accumulate nel tempo.

Memoria materiale, recupero e paesaggio culturale: il metodo di Amateur Architecture Studio

Fin dalla fondazione dello studio nel 1997, il lavoro di Wang Shu e Lu Wenyu ha sviluppato un linguaggio architettonico che intreccia elementi tradizionali e tecniche contemporanee. Le loro opere – dal Museo Storico di Ningbo al Campus di Xiangshan, dalla rigenerazione del Villaggio di Wencun all’Opera House di Xi’an – dimostrano come materiali recuperati, frammenti preesistenti e pratiche costruttive locali possano diventare strumenti per costruire nuovi significati.

Questo metodo non si limita a un recupero romantico del passato: è un modo critico di affrontare la sovrapproduzione, l’energia incorporata degli edifici, la vulnerabilità dei territori e il problema dell’obsolescenza accelerata.

Raccogliere, riutilizzare, stratificare, sovrapporre, reinterpretare – tutti gesti che diventano non solo scelte progettuali, ma anche prese di posizione culturale di fronte alla perdita dei paesaggi storici e alla cancellazione delle identità locali.

La loro architettura restituisce spessore al tempo, facendo emergere la complessità dei luoghi e mostrando come anche ciò che appare marginale possa generare valore.

Ricucire le fratture del contemporaneo: città, campagna e nuove geografie dell’abitare

Uno dei contributi più significativi dei curatori alla riflessione internazionale è la capacità di leggere le trasformazioni del territorio non come opposizioni – urbano contro rurale, naturale contro artificiale, nuovo contro preesistente – ma come sistemi interdipendenti che oggi richiedono nuove forme di integrazione.

In Cina, dove le mutazioni urbane sono avvenute a ritmi senza precedenti, Wang Shu e Lu Wenyu hanno sviluppato una sensibilità capace di trasformare frammenti di villaggi demoliti, materiali recuperati dai cantieri, case anonime o luoghi in abbandono in nuovi organismi architettonici e nuovi paesaggi culturali.

Questa attitudine critica alle grandi narrazioni di progresso diventa centrale anche nella Biennale 2027, che si preannuncia come uno spazio in cui osservare come le città si espandano o si svuotino, come i territori rurali si trasformino o si dissolvano, come le comunità rispondano alle crisi climatiche e alla perdita di biodiversità.

L’obiettivo non è idealizzare il passato né rifiutare la tecnologia, ma esplorare nuovi modi per far convivere infrastrutture contemporanee, memorie locali e ecologie fragili.

Formazione, artigianato e sperimentazione: la scuola di Hangzhou come modello alternativo

Il pensiero dei curatori si esprime anche nell’esperienza accademica che hanno costruito a Hangzhou, dove nel 2003 hanno fondato il Dipartimento di Architettura alla China Academy of Art, e nel 2007 una Scuola di Architettura che è diventata un laboratorio internazionale di sperimentazione.

Qui gli studenti non apprendono l’architettura come un esercizio puramente teorico, ma attraverso un contatto diretto con materiali, tecniche artigianali, paesaggi tradizionali e complessità urbane. Il modello formativo combina pratica manuale, osservazione dei territori, studio dei giardini cinesi, progettazione contemporanea e attenzione ai processi ecologici.

È una pedagogia che anticipa molte delle domande poste oggi alle nuove generazioni: Come si costruisce in un mondo che deve ridurre consumo di risorse? Come si integrano le conoscenze locali con le tecnologie globali? Come si forma un architetto capace di leggere la realtà oltre le mode e le imposizioni del mercato?

Una Biennale che cerca risposte concrete alla crisi climatica e alla perdita di identità dei territori

L’edizione 2027 non si limita a osservare i problemi del mondo contemporaneo, ma vuole interrogare ciò che l’architettura può fare di fronte alle emergenze climatiche, sociali e culturali.

Il tema centrale non sarà la celebrazione del nuovo, ma la capacità di mettere in luce processi che riducono sprechi, valorizzano patrimoni diffusi, coinvolgono le comunità e creano continuità tra passato e futuro.

L’architettura viene così interpretata come strumento di cura, non come dispositivo di spettacolo; come atto responsabile verso le risorse; come forma di conoscenza dei territori e delle loro fragilità.

La Biennale si configura come un luogo di confronto che non cerca soluzioni astratte, ma esempi concreti, pratiche replicabili, metodologie che possano guidare un cambiamento reale nella progettazione e nella costruzione.

Cosa ci attende realmente dalla Biennale 2027

La Biennale 2027 sarà una mostra che mette in crisi le certezze del progetto contemporaneo. Non vedremo architetture-iconiche né scenografie spettacolari: ci aspetta un’esposizione costruita con materiali recuperati, modelli imperfetti, frammenti di paesaggi reali e processi che mostrano come si costruisce davvero, al di là delle immagini patinate.

Possiamo aspettarci una selezione di progetti provenienti da territori fragili, villaggi in trasformazione e città in rapido mutamento, per dimostrare che il futuro dell’architettura non è nella crescita continua ma nella capacità di rigenerare ciò che già esiste.

Saranno al centro temi come il riuso sistematico, le tecniche ibride tra tradizione e digitale, i cantieri che coinvolgono comunità e artigiani, e nuove strategie per ridurre sprechi e consumo di suolo.

La vera novità è che questa Biennale non proporrà soluzioni facili, ma un cambio di mentalità: capire che l’innovazione non nasce dall’oggetto spettacolare, ma da pratiche che trasformano l’ordinario in risorsa. Una mostra che chiede all’architettura meno retorica e più realtà.

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