Chanel Métiers d’art 2026

Blazy a New York e l’arte (ambiziosa) di rendere Chanel abitabile da tutti

Matthieu Blazy ha presentato la sua prima collezione Métiers d’art per Chanel in una location insolita e sorprendente: una stazione abbandonata della metropolitana di New York. Le modelle scendevano dai treni, camminavano tra gli invitati e risalivano sui vagoni, trasformando l’evento in un ritratto vivo e pulsante della città.

Con questo gesto, Blazy non solo ha spostato l’immaginario di Chanel verso un mondo più contemporaneo, ma ha anche reso la maison più vicina alla realtà quotidiana, senza rinunciare all’alta artigianalità che ne costituisce l’essenza.

L’energia di New York, con il suo caos organizzato e la sua stratificazione sociale unica, è stata la vera protagonista della sfilata. La scelta di una location così iconica non era solo scenografica, ma simbolica: la metropolitana è il luogo dove si mescolano tutti i ceti sociali, dove le gerarchie si dissolvono e le persone si incontrano senza distinzione.

È in questo contesto democratico che Chanel si è reinventata, trasformando il lusso in qualcosa di accessibile, almeno nell’immaginario, pur restando desiderabile e raffinato.

La metropolitana come palcoscenico della moda

La Bowery, fermata dismessa delle linee J e Z, è stata trasformata in un set cinematografico. Altoparlanti diffondevano il rumore dei treni, vecchi telefoni pubblici e voci distorte, mentre panche costruite su misura ricreavano l’atmosfera di un vero binario.

Quando il treno della MTA è entrato in stazione, le porte si sono aperte e circa ottanta modelle sono scese, mescolandosi agli invitati in quello che Blazy ha definito un “caos felice”. La scenografia naturale della metropolitana, con i suoi rumori e le sue vibrazioni, ha reso la sfilata un’esperienza immersiva, quasi teatrale, che unisce la concretezza della città all’eleganza del lusso.

Blazy ha spiegato di essere attratto dalla metropolitana di New York perché è “l’unico posto al mondo in cui persone di ogni ceto sociale si incontrano”. La scelta non poteva essere più coerente con l’intenzione dello stilista di rendere Chanel un brand riconoscibile e vicino alle donne contemporanee.

Un racconto corale di donne newyorkesi

Le modelle non erano semplici passerelle viventi, ma incarnazioni di archetipi femminili della Grande Mela. Tra di loro c’era la studentessa in pantaloni di seta che imitano i jeans, la donna d’affari pronta a conquistare Manhattan, la signora dell’upper class avvolta in una mantella da gran sera e l’aspirante Coco Chanel reinterpretata in un tailleur giallo taxi con gonna a pois.

Ogni outfit raccontava una storia, evocando un’epoca diversa e un tipo di femminilità unico.

I materiali e le texture erano uno spettacolo a sé: tweed e bouclé si fondevano con piume di Lemarié, frange flapper e ricami Lesage, creando un dialogo continuo tra artigianato tradizionale e riferimenti pop contemporanei.

Persino le T-shirt con la scritta “I ❤️ NYC”, realizzate in seta e ricamate a mano, testimoniavano l’attenzione al dettaglio e la volontà di rendere ogni capo speciale, anche nel contesto urbano più quotidiano.

Moda democratica senza rinunciare al lusso

Blazy dimostra che Chanel può essere al contempo desiderabile e concreta, capace di parlare a donne diverse senza rinunciare alla propria eleganza e al proprio patrimonio sartoriale.

Le protagoniste della sfilata non erano muse irraggiungibili, ma donne che si possono incontrare in città: professioniste, studentesse, artiste, donne in carriera. In questo senso, la collezione incarnava perfettamente la filosofia di Coco Chanel, che mirava a vestire più tipi di donna possibile, con senso pratico ed eleganza.

Il linguaggio stilistico di Blazy riesce a modernizzare il brand senza tradirne la storia: ogni dettaglio della collezione celebra l’artigianalità, ma la reinterpretazione dei capi rende Chanel un marchio più vicino, più accessibile nell’immaginario, eppure sempre esclusivo nel suo appeal.

Il tocco contemporaneo: dal video di Gondry al maglioncino con zip

L’evento è stato preceduto da un video diretto da Michel Gondry, con Margaret Qualley e A$AP Rocky, che ha anticipato l’energia della collezione sui social. Ma il vero simbolo di questa contaminazione tra lusso e quotidianità è stato il maglioncino con zip, indossato dalla modella Bhavitha Mandava.

Un capo semplice e familiare, trasformato da Blazy in icona di stile, che richiama le tendenze della Gen Z e il desiderio di eleganza quotidiana. Il maglioncino con zip diventa così un ponte tra lo streetwear e l’alta sartoria, confermando la capacità dello stilista di leggere la società e le nuove generazioni senza rinunciare al linguaggio raffinato di Chanel.

Chanel e la città che non dorme mai

La collezione Métiers d’art 2026 conferma che Matthieu Blazy ha trovato la propria voce all’interno della maison.

La scelta di portare Chanel nella metropolitana di New York non è stata solo scenografica, ma strategica e simbolica: il lusso scende nel cuore della città, incontra le donne di oggi e racconta una moda che non è più distante, ma parte integrante della vita urbana.

Blazy ha dimostrato che il lusso può essere desiderabile, riconoscibile e democratico nell’immaginario, capace di parlare a tutte le donne senza perdere la sua aura esclusiva. Chanel, sotto la sua guida, non è più solo un brand da ammirare da lontano: è un universo vivo, contemporaneo e vibrante, dove ogni donna può trovare il proprio posto e il proprio stile.

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