Oltre il limite: il design contemporaneo esplora i territori del confine
Dal 12 al 20 settembre 2026 il Lago di Como torna a trasformarsi in una delle piattaforme culturali più interessanti del panorama europeo con l’ottava edizione del Lake Como Design Festival. Un appuntamento che negli ultimi anni ha saputo costruire una propria identità precisa all’interno del calendario internazionale del design, distinguendosi per la capacità di intrecciare ricerca contemporanea, patrimonio storico e valorizzazione del territorio.
Non si tratta semplicemente di un festival dedicato al design. Il progetto nato nel 2018 ha progressivamente ridefinito il rapporto tra cultura del progetto e paesaggio, trasformando ville storiche, dimore normalmente chiuse al pubblico, giardini e architetture monumentali in luoghi di scoperta, confronto e sperimentazione. Un format che continua a evolversi e che nel 2026 compie un ulteriore passo avanti scegliendo un tema tanto attuale quanto sfuggente: Confine.
Una parola che attraversa il nostro tempo con una forza particolare. Il confine è geografia e politica, è identità e appartenenza, è limite e possibilità. Ma è soprattutto uno spazio di relazione. Un luogo di passaggio dove discipline, culture, materiali e linguaggi si incontrano, si scontrano e si trasformano reciprocamente. È proprio questa interpretazione aperta e dinamica che diventa il filo conduttore dell’intera manifestazione.
Per nove giorni Como e il suo lago si trasformeranno in una mappa di attraversamenti culturali, ospitando mostre, installazioni, incontri e percorsi espositivi capaci di mettere in dialogo design, artigianato, arte contemporanea, ricerca materica e innovazione tecnologica.
Un festival sempre più internazionale
Se nelle prime edizioni il Lake Como Design Festival aveva soprattutto il compito di costruire una rete culturale locale e nazionale, oggi il suo raggio d’azione è decisamente globale.
L’edizione 2026 conferma una crescita costante dell’interesse internazionale attorno alla manifestazione. Le candidature ricevute per la Contemporary Design Selection provengono infatti da oltre cinquanta Paesi, mentre la selezione finale riunirà progettisti, studi, artisti e collettivi provenienti da circa trenta nazioni distribuite tra Europa, Asia, Africa e Americhe.
Un dato che racconta molto più di una semplice espansione geografica. Significa che il festival è diventato un osservatorio privilegiato per leggere le trasformazioni del design contemporaneo attraverso prospettive culturali differenti. Significa anche che il Lago di Como, da sempre crocevia di scambi e influenze internazionali, continua a svolgere un ruolo naturale come luogo di incontro tra mondi diversi.
In un periodo storico caratterizzato da nuove tensioni geopolitiche, crisi ambientali e profonde trasformazioni sociali, il design sembra riscoprire la propria dimensione culturale e critica. Non più soltanto disciplina capace di produrre oggetti, ma strumento attraverso cui interpretare fenomeni complessi, generare connessioni e immaginare scenari alternativi.
È in questo contesto che il tema Confine assume una rilevanza particolare.
Il confine come spazio fertile
La scelta curatoriale non si limita a una riflessione teorica. Al contrario, parte dall’osservazione di una trasformazione già in atto all’interno della pratica progettuale contemporanea.
Negli ultimi anni il design ha progressivamente abbandonato molte delle proprie categorie tradizionali. Le distinzioni nette tra arte e funzione, tra produzione industriale e artigianato, tra oggetto e installazione, tra ricerca e mercato appaiono sempre meno efficaci per descrivere ciò che accade realmente nei processi progettuali contemporanei.
Il design più interessante sembra nascere proprio nelle zone intermedie.
In quei territori difficili da classificare dove un oggetto può assumere contemporaneamente una funzione pratica e una valenza narrativa. Dove una ricerca sui materiali diventa riflessione politica. Dove una tecnica artigianale dialoga con strumenti digitali avanzati. Dove il processo conta quanto il risultato finale.
Il confine, dunque, non viene interpretato come una linea di separazione, ma come una condizione progettuale.
Una soglia.
Uno spazio instabile che genera nuove possibilità.
È proprio questa apertura che ha caratterizzato le candidature ricevute per l’edizione 2026. Molti progettisti hanno scelto di confrontarsi con il tema non illustrandolo direttamente, ma trasformandolo in metodo di lavoro. Ne emerge una generazione di designer sempre meno interessata alle definizioni rigide e sempre più orientata verso pratiche trasversali, collaborative e interdisciplinari.
Il design nell’epoca delle contaminazioni
Per comprendere il significato di questa trasformazione occorre guardare ai cambiamenti che stanno interessando l’intero sistema del progetto.
Per decenni il design è stato associato all’idea dell’oggetto iconico: prodotti riconoscibili, destinati a diventare simboli culturali e commerciali di un’epoca. Oggi quel paradigma appare meno centrale.
Le nuove generazioni di progettisti sembrano più interessate ai processi che ai risultati definitivi, alle relazioni che agli oggetti, alle domande più che alle risposte.
La ricerca contemporanea si sviluppa attorno a temi come sostenibilità, tracciabilità delle filiere, riutilizzo delle risorse, valorizzazione delle competenze artigianali e sperimentazione materica.
Molti progetti selezionati per il Lake Como Design Festival 2026 riflettono esattamente questa sensibilità.
Emergono lavori che utilizzano materiali di recupero trasformandoli attraverso processi sofisticati; oggetti che raccontano il proprio ciclo produttivo anziché nasconderlo; superfici che rendono visibili errori, imperfezioni e trasformazioni come parte integrante del linguaggio estetico.
In alcuni casi il materiale stesso diventa co-autore del progetto.
Colature impreviste, combustioni controllate, variazioni cromatiche spontanee e processi di invecchiamento vengono accolti come elementi progettuali. L’imprevedibilità non è più un problema da eliminare, ma una risorsa da integrare.
Questa attenzione verso la materia si accompagna a una crescente consapevolezza ambientale. Plastiche post-consumo, residui agricoli, fibre considerate inutilizzabili e materiali marginali vengono reinterpretati attraverso nuove tecniche produttive, aprendo riflessioni sul futuro della manifattura e sul ruolo sociale del design.
Villa Saporiti: il nuovo cuore della Contemporary Design Selection
Tra le novità più importanti dell’edizione 2026 spicca l’ingresso di Villa Saporiti nel circuito del festival.
🔒 Contenuto Premium
Per continuare a leggere questo approfondimento completo,
attiva l’Accesso Premium (19,99€ / 1 anno)


