La gonna da polemica politica a tendenza: il potere politico della moda

Milano apre la sua Fashion Week sotto un cielo perfettamente azzurro e lo fa con Prada. Alle 14:00, Miuccia Prada e Raf Simons inaugurano ufficialmente la settimana milanese dedicata al womenswear con la collezione SS27 Womenswear.

Un inizio che sembra quasi costruito per ricordarci una cosa: quando Prada entra in scena, la moda non è mai soltanto moda.

Il duo creativo continua infatti quel lavoro di osservazione del contemporaneo che negli ultimi anni ha trasformato ogni collezione in una sorta di esercizio di lettura del presente. Moda, arte, architettura, cultura, tecnologia, comportamento: tutto può diventare materia per costruire un linguaggio.

E questa volta il linguaggio ha una parola precisa.

Gonna.

Non semplicemente una gonna, ma la gonna come oggetto, come superficie, come costruzione, come possibilità. Un capo apparentemente elementare che Prada prende e trasforma nel centro concettuale dell’intera collezione.

Ed è impossibile non guardare a questa scelta anche attraverso ciò che sta accadendo fuori dalla passerella.

La sfilata di Prada donna a Milano SS27

Miuccia Prada e Raf Simons presenteranno la collezione Prada SS27, proseguendo quel dialogo creativo che negli ultimi anni ha costruito una delle identità più interessanti della moda contemporanea.

La gonna entra nel dibattito

In questi stessi giorni l’Italia ha trasformato la lunghezza della gonna in un piccolo caso politico-mediatico. Antonio Tajani è stato criticato per una frase sulle donne con la gonna corta e, successivamente, ha spiegato che le sue parole erano state estrapolate da un discorso più ampio, dicendosi dispiaciuto per chi si fosse sentito offeso. Roberto Vannacci è intervenuto sulla polemica con una battuta di segno opposto, dichiarando di preferire la donna senza gonna.

È un dibattito che, al di là dei suoi protagonisti, riporta al centro una questione antica quanto la moda: chi decide come deve vestirsi una donna?

Prada non ha presentato la propria collezione come una risposta esplicita a queste dichiarazioni e non sarebbe corretto attribuirle una relazione diretta con il dibattito politico di queste ore.

Ma il tempismo è inevitabile.

Perché proprio oggi, proprio a Milano, proprio aprendo la Fashion Week, la maison sceglie di costruire una collezione attorno a un capo che da sempre porta con sé una straordinaria quantità di significati sociali.

E Prada lo fa nel modo che le è più congeniale: non attraverso uno slogan, ma attraverso il design.

L’elogio della gonna

Il primo look mette subito a fuoco il tema.

Una gonna rossa, corta, con uno spacco laterale profondo e una costruzione a portafoglio, accompagnata da un micro top. Poi un’altra. E un’altra ancora.

La passerella comincia a costruire una grammatica.

La gonna diventa il denominatore comune di una sequenza nella quale cambiano materiali, proporzioni, decorazioni e combinazioni, ma rimane riconoscibile un’idea precisa: la gonna sopra il ginocchio è destinata a tornare protagonista.

Non è però il semplice ritorno di una lunghezza.

È una dichiarazione sulla possibilità di utilizzare lo stesso oggetto in modi completamente differenti.

Prada prende uno dei propri codici più riconoscibili e lo porta al centro della collezione, trasformandolo in un laboratorio di forme. La silhouette è grafica, definita, lineare. Modernista.

Il corpo non viene nascosto né esasperato: viene costruito attraverso proporzioni nette, attraverso il rapporto tra pelle e tessuto, tra superficie e decorazione, tra ciò che l’abito mostra e ciò che decide di trattenere.

La gonna può essere indossata con un semplice maglione.

Oppure con un bra top.

Può diventare il centro dell’immagine oppure funzionare come elemento di una costruzione più complessa.

È questa libertà combinatoria a rendere interessante la collezione.

Un oggetto, infinite possibilità

Qui emerge uno dei meccanismi più interessanti del lavoro Prada.

La maison sembra sempre più interessata a prendere un singolo oggetto e trasformarlo nel linguaggio di un’intera stagione.

Lo abbiamo visto in precedenza attraverso altri elementi diventati progressivamente riconoscibili: il cappello, il grembiule, l’apron, il top corto smanicato.

Anche Miu Miu ha lavorato in questa direzione, trasformando oggetti quotidiani e codici apparentemente semplici in veri dispositivi estetici.

Ora tocca alla gonna.

E il risultato assomiglia quasi alla costruzione di un abaco del design.

Un elemento di base.

Poi una variazione.

Una seconda.

Una terza.

Materiale, colore, proporzione, chiusura, decorazione, styling.

La collezione procede per possibilità, come se Prada prendesse un oggetto e ne esplorasse sistematicamente tutte le vite possibili.

È un approccio quasi accademico, chirurgico.

Ma soprattutto è profondamente Prada.

Perché non cerca necessariamente di inventare un nuovo oggetto. Cerca di dimostrare quante cose può diventare un oggetto già esistente.

La gonna come sistema

La forza della collezione sta proprio nel fatto che la gonna non viene trattata come un semplice trend.

Diventa un sistema.

Le chiusure diventano decorazione. Il velcro a contrasto può funzionare come struttura e contemporaneamente come base per applicazioni e cristalli. I grandi bottoni automatici metallici assumono una presenza quasi gioiello. La crinolina interna, invece di rimanere nascosta, può diventare elemento visibile, strato decorativo oppure struttura protettiva.

Il confine tra costruzione e ornamento si fa sottile.

Quello che normalmente dovrebbe essere nascosto viene portato in superficie.

Quello che dovrebbe essere soltanto funzionale diventa estetico.

È un principio molto vicino alla cultura Prada: non eliminare la complessità, ma renderla leggibile.

La gonna diventa così una piccola architettura.

E ogni donna può modificarne il significato attraverso ciò che decide di metterle intorno.

Il potere politico della moda

Ed è qui che la collezione diventa interessante anche al di fuori della moda.

La moda possiede una forma particolare di potere politico: non necessariamente quello dei manifesti o delle dichiarazioni, ma quello molto più sottile della possibilità di ridefinire ciò che vediamo come normale.

Una gonna corta può essere un semplice capo.

Ma può anche diventare un terreno di discussione sul corpo femminile, sulla sessualità, sull’autonomia, sull’età, sulla rispettabilità.

Il dibattito italiano di queste ore lo dimostra.

Prada, senza dichiararsi parte di quel dibattito, rimette semplicemente la gonna nelle mani di chi la indossa.

Non esiste una lunghezza moralmente corretta.

Non esiste una sola maniera di portarla.

Non esiste una donna Prada.

Ne esistono molte.

Ed è probabilmente qui che la collezione acquista la sua forza più contemporanea: nella possibilità di non prescrivere un’identità, ma costruire uno strumento attraverso cui esprimerla.

L’abaco Prada

Guardando l’intera collezione viene allora spontaneo chiedersi se questo sistema non abbia anche una seconda natura: quella commerciale.

Perché trasformare un elemento in codice stagionale significa anche costruire un desiderio.

La stagione ha il suo oggetto.

E quell’oggetto può essere acquistato in molte versioni.

Una gonna diversa per ogni donna, per ogni età, per ogni personalità, per ogni occasione.

È una strategia intelligente perché mette insieme desiderio e riconoscibilità.

E, paradossalmente, può contenere anche un’idea di sostenibilità: non necessariamente perché il consumo scompare, ma perché un capo viene pensato come sistema aperto, destinato a essere reinterpretato attraverso il guardaroba esistente invece di esistere soltanto come look completo da replicare.

Il vero prodotto non è quindi una singola gonna.

È l’idea che una gonna possa essere molte gonne.

È qui che l’abaco Prada diventa internazionale.

Perché non parla soltanto alla donna che cerca un’immagine precisa. Parla a chi vuole costruirsela.

Prada Galleria: il progetto continua fuori dalla passerella

La collezione arriva inoltre in un momento particolarmente significativo per la maison.

Pochi giorni fa Prada ha presentato Prada Galleria, il nuovo grande progetto all’interno della Galleria Vittorio Emanuele II, proprio nel luogo in cui la storia del marchio ha avuto origine nel 1913.

Otto piani riuniscono boutique Uomo e Donna, Marchesi 1824, Osservatorio Fondazione Prada, spazi per clienti privati e la nuova Pradasphere, mostra permanente dedicata alla storia e all’evoluzione del brand. I due lati della Galleria sono inoltre collegati da un nuovo passaggio sotterraneo.

Non è un dettaglio secondario.

Prada sembra costruire contemporaneamente due cose: un archivio fisico della propria storia e un nuovo capitolo della propria identità.

Pradasphere guarda indietro.

La passerella guarda avanti.

E in mezzo c’è lo stesso principio: prendere la storia non come qualcosa di immobile, ma come materiale da rielaborare.

Milano, la città-palcoscenico

La scelta di aprire proprio oggi acquista ancora più forza perché Milano non è semplicemente la sede della Fashion Week.

È il suo palcoscenico.

Dal 22 al 28 settembre la città ospita il calendario dedicato alle collezioni womenswear Spring/Summer 2027, con decine di sfilate, presentazioni ed eventi.

E poche ore dopo Prada, la Galleria Vittorio Emanuele II tornerà protagonista con Vogue World: Milano, portando la moda direttamente dentro uno dei luoghi simbolo della città. L’edizione 2026 mette al centro la relazione tra artigianato italiano, innovazione e tecnologia, costruendo una grande narrazione del Made in Italy.

La diretta Vogue World a Milano dalla Galleria

È quasi impossibile non vedere una continuità.

Prada apre la Fashion Week con un capo quotidiano trasformato in oggetto di ricerca.

La città, poche ore dopo, trasforma la propria architettura storica in una passerella.

La moda occupa lo spazio pubblico e, allo stesso tempo, continua a interrogarsi sul modo in cui viviamo, ci vestiamo e veniamo percepiti.

La scenografia si ritira

E anche la scenografia Prada sembra sapere quando farsi da parte.

Il consueto pavimento di neon bianchi accompagna la passerella senza cercare di rubare la scena agli abiti.

È quasi un diagramma. Una superficie luminosa sulla quale le silhouette possono essere lette con precisione.

Niente sembra voler distrarre dal vero oggetto della ricerca: il corpo vestito.

E poi arriva la musica. Attraversa i look, cambia intensità, accelera, sale.

La colonna sonora accompagna la progressione della collezione come se anche il suono dovesse costruire il proprio abaco: variazioni su un tema, tensioni, ripetizioni, improvvise aperture.

È un elemento fondamentale perché impedisce alla precisione del design di diventare freddezza.

La collezione può essere analizzata, scomposta, studiata.

Ma deve anche essere sentita.

Miuccia, ancora

Alla fine, sotto tutti questi livelli di costruzione, rimane una cosa molto semplice.

Questa collezione parla ancora una volta di Miuccia Prada.

Del suo modo di guardare gli oggetti comuni e di chiedersi cosa possano diventare.

Della sua capacità di trasformare un dettaglio in un codice.

Di prendere qualcosa che conosciamo tutti e renderlo improvvisamente degno di essere osservato di nuovo.

La gonna, nella Prada SS27, non è soltanto una tendenza.

È un oggetto di design.

Una superficie da reinventare. Un esercizio di styling.

È un prodotto.

Un codice Prada.

E, inevitabilmente, è anche uno spazio politico: non perché la maison abbia dichiarato di voler rispondere alle recenti polemiche italiane, ma perché ogni volta che la moda rimette nelle mani di una donna la possibilità di decidere come mostrare il proprio corpo, sta intervenendo dentro una conversazione che va ben oltre la passerella.

Prada apre Milano con una gonna.

E sembra dirci che forse il vero lusso, oggi, non è stabilire come debba essere indossata.

È poter scegliere.

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