Tower, cattedrali del buio: i transformer monumentali
Rick Owens torna a Parigi e trasforma la sfilata uomo FW26 in un’esperienza immersiva, quasi mistica. Tower non è solo il titolo della collezione, ma una dichiarazione visiva e concettuale: una verticalità esasperata, fisica e simbolica, che prende forma in corpi allungati, stivali monumentali e capi costruiti come strutture architettoniche. La cornice è quella solenne e brutale del Palais de Tokyo, avvolto da una nebbia densa che rende lo spazio irreale, sospeso.
Quando il grande faro si accende sulla passerella, la scena si anima come un rituale. Figure aliene emergono dal fumo: occhi completamente neri, sguardi scavati e ipnotici, parrucche bleach attraversate da graffi cromatici che ricordano un glam rock deformato, psichedelico, quasi radioattivo. Le grandi ciglia finte applicate sulla palpebra inferiore accentuano un’estetica disturbante, teatrale, profondamente owensiana.
I nuovi transformer di Rick Owens
Sono transformer oscuri, ibridi tra umano e macchina, tra guerriero e creatura rituale. Rick Owens li veste con un layering complesso e disciplinato, dove ogni capo sembra mutare funzione e identità. I police boots diventano elementi centrali della narrazione: gonfiati, deformati, portati all’eccesso, sollevano i modelli trasformandoli in presenze monumentali, quasi sovrumane. La verticalità è estrema, volutamente destabilizzante.
I cappotti aderenti si avvolgono attorno al corpo come camici da laboratorio o corazze sperimentali. Si chiudono con sistemi di allacciatura che ricordano indumenti tecnici o protettivi, rafforzando l’idea di difesa e contenimento. La pelle di toro nera lucida domina la scena, spessa, cerosa, scolpita in volumi netti. Accanto ad essa compare il kevlar, materiale industriale per eccellenza, cinque volte più resistente dell’acciaio, qui trasformato in tessuto sartoriale. Il kevlar canvas è tessuto a Como da un’azienda familiare alla terza generazione, attiva dal 1952: un dettaglio che racconta l’incontro, tipico di Owens, tra brutalità estetica e altissima tradizione manifatturiera.
Materia, peso, artigianato estremo
La collezione è un atlante di materiali pesanti e radicali. I capispalla trasformabili sono tagliati in pelli bovine da 1,4 mm, conciate a Himeji, in Giappone, una delle capitali mondiali della concia di alta qualità. I caban nascono da un feltro spesso 8 mm, lavorato a mano in un piccolo atelier di Bikaner, nel Rajasthan settentrionale. Le lane mélange provengono dalla regione di Bishū, sempre in Giappone, da un lanificio con quindici generazioni di storia.
I sack coats sono realizzati in lana cotta di alpaca certificata, soffice e spazzolata, tessuta in Toscana. Il denim nero da 16 once e le tele indaco industriali pesanti arrivano dal Giappone e vengono poi trattati nella lavanderia italiana di Rick Owens. Ogni capo racconta un viaggio, una filiera precisa, quasi ossessiva, che contrasta con l’aspetto post-apocalittico e mutante della collezione.
Maschere, parodia e potere
Tra i look più inquietanti emergono maschere intrecciate con lunghissimi fili, che oscillano al passaggio dei modelli come entità vive. Sono elementi che evocano protezione, anonimato, ritualità. Il tema del potere attraversa tutta la collezione, ma non in forma celebrativa: viene esasperato, deformato, reso quasi grottesco. Gli stivali della polizia, le spalle strutturate, i materiali protettivi diventano strumenti di una parodia visiva che riflette un mondo in tensione costante.
La collezione maschile Tower prende concetti come difesa, dominio e controllo e li spinge fino al limite, trasformandoli in architetture corporee che oscillano tra minaccia e fragilità. È una moda che non consola, ma interroga.
Un’esperienza sensoriale totale
Come spesso accade nelle sfilate di Rick Owens, la visione è parziale, disturbata da fumo e controluce. Ma la presenza dei capi è totale. Si percepisce il peso dei materiali, il suono sordo degli stivali sulla passerella, la tensione fisica dei corpi. È una moda che si sente prima ancora di essere vista.
Ad aprire lo show, come da tradizione, la musa Tyrone Dylan, incarnazione vivente dell’estetica di Owens. Parrucche dal taglio affilato, rivestimenti in pelle per il viso, gli iconici stivali Rick Taco Kiss: tutto contribuisce a costruire un immaginario coerente e radicale.
Rick Owens dimostra ancora una volta la sua capacità di trasformare la sfilata in un manifesto visivo e politico, senza rinunciare alla precisione sartoriale e alla qualità estrema dei materiali. Tower è una collezione che nasce come visione e finisce per diventare realtà urbana. È facile immaginare molti di questi capi scendere presto in strada, riconoscibili, potenti, inconfondibilmente Rick Owens.




