Chitose Abe racconta un mondo che rifiuta i confini, senza rinunciare al desiderio
Alla Paris Fashion Week, Sacai presenta una collezione Fall-Winter 2026 che conferma Chitose Abe come una delle figure più solide e coerenti del panorama contemporaneo. La designer giapponese continua a lavorare sul concetto di libertà non come slogan, ma come pratica concreta di progetto, rifiutando l’idea che la moda debba necessariamente aderire a codici prestabiliti di forma, funzione o genere. Il suo approccio resta quello di sempre: destrutturare, ricomporre, mettere in discussione ciò che appare scontato, ma con una consapevolezza sempre più matura del prodotto finale.
Pur dichiarando la volontà di sottrarsi alle pressioni di un mercato che chiede immediatezza e conformità, la collezione FW26 riesce a mantenere un equilibrio efficace tra sperimentazione e desiderabilità. È una proposta complessa ma leggibile, che non rinuncia alla forza commerciale del capo finito. Il risultato è una collezione che si impone non per provocazione, ma per precisione progettuale.
Lo spazio come metafora della collezione
Il set della sfilata è dominato da una grande parete centrale, attraversata da tre aperture irregolari che spezzano visivamente la passerella. I modelli, in un casting co-ed, attraversano questi varchi senza un ordine gerarchico, rafforzando l’idea di un superamento simbolico delle barriere. La scenografia non è decorativa, ma funzionale alla lettura della collezione: introduce fin da subito il tema della frattura, della ricomposizione e della possibilità di andare oltre una struttura data.
Questa dimensione spaziale dialoga direttamente con il lavoro sugli abiti, che sembrano a loro volta attraversati, aperti, ricostruiti. Il corpo diventa un territorio da rinegoziare, non più contenuto in una forma unica e definitiva, ma attraversato da nuove linee di tensione.
Oltre la silhouette binaria
Il nucleo concettuale della collezione risiede nella ridefinizione della silhouette. Chitose Abe abbandona la classica lettura verticale dell’abito, tradizionalmente divisa tra parte superiore e inferiore, introducendo una terza zona strutturale che altera l’equilibrio del corpo. Questa nuova sezione emerge attraverso inserti sartoriali, pannelli trapuntati, volumi aggiunti all’altezza dei fianchi o delle cosce, tasche architettoniche e ampliamenti che non sono semplici stratificazioni, ma parti integrate della costruzione.
Il motivo del triangolo, ricorrente ma mai esplicito, sostiene questa logica progettuale. Le forme triangolari compaiono nelle trapuntature, nei pannelli e nelle gonne, suggerendo una struttura a tre livelli che diventa la chiave di lettura dell’intera collezione. La silhouette risultante è tridimensionale, complessa, ma sempre controllata, lontana da qualsiasi eccesso decorativo.
Un guardaroba costruito per capitoli
La sfilata si sviluppa come una sequenza di capitoli stilistici che esplorano diversi territori del guardaroba Sacai. Si parte da un tailoring monocromatico che richiama il formale maschile, con camicie bianche e cravatte nere, subito destabilizzato da pantaloni ampi con maxi tasche che sfiorano la forma della gonna. Segue un lavoro articolato su outerwear in pelle e shearling, tweed sfrangiati, maglieria strutturata e workwear tecnico declinato in tonalità di khaki e ocra.
Il denim assume un ruolo centrale all’interno della collezione, trattato con lavaggi indaco e finiture washed che ne elevano la percezione. In alcuni casi diventa materiale da sera, confermando la volontà di Abe di rimettere in discussione le gerarchie tradizionali dei tessuti. Accanto a questo emergono stampe floreali minute, capispalla imbottiti con richiami aran e trapuntature grafiche che rafforzano la coerenza visiva della collezione.
Sperimentazione e funzione
Nonostante l’impianto concettuale, Sacai FW26 resta fortemente ancorata al prodotto. I capi, pur complessi nella costruzione, mantengono una chiara funzionalità: pantaloni ampi ma portabili, cappotti in pelo sintetico che alternano volumi oversize a linee più asciutte, camicie e giacche che giocano sul confine tra sartoriale e casual. La sperimentazione non è mai fine a sé stessa, ma sempre orientata a una nuova idea di quotidianità.
Gli accessori introducono una nota più ludica, ma restano coerenti con il linguaggio della collezione. Foulard indossati come elementi strutturali, spille trasformate in dettagli gioiello e oggetti funzionali rielaborati suggeriscono un approccio ironico ma controllato, che alleggerisce la complessità senza banalizzarla.
Le collaborazioni come estensione del linguaggio Sacai
Le collaborazioni presenti in collezione si integrano in modo organico nel progetto complessivo. Il lavoro con Levi’s rilegge i capi iconici del marchio attraverso costruzioni sartoriali, rever definiti e tasche utility, mantenendo intatta l’identità di entrambi i brand. La collaborazione con A.P.C. introduce pattern ispirati a quilt patchwork, reinterpretati in chiave contemporanea e applicati ai capi workwear, mentre J.M. Weston firma le calzature con una rilettura del Golf Derby in una sofisticata tonalità bordeaux.
In tutti i casi, le co-lab non appaiono come operazioni di marketing, ma come strumenti di approfondimento del vocabolario Sacai, coerenti con la ricerca formale e strutturale della collezione.
Una maturità progettuale consolidata
Con oltre venticinque anni di carriera, Chitose Abe dimostra una maturità progettuale rara. La decostruzione, da sempre cifra distintiva di Sacai, non è più un gesto di rottura, ma un linguaggio consolidato, applicato con rigore sartoriale. La FW26 non cerca l’effetto sorpresa, ma costruisce un discorso solido, stratificato e coerente, in cui ogni capo sembra provenire da un universo diverso ma trova una collocazione precisa all’interno dell’insieme.
Sacai FW26 è una collezione che parla di libertà attraverso la forma, la costruzione e il metodo. Una moda che rifiuta semplificazioni e categorie rigide, ma che proprio per questo risulta estremamente contemporanea e, soprattutto, desiderabile.


