La moda torna in città, l’amore perduto e il matrimonio
Nei Giardini Vincenzo Muccioli, in zona Tortona, Milano, Antonio Marras porta in scena la sua collezione SS27 e, insieme alla collezione, mette in discussione uno dei rituali più consolidati della moda: quello della sfilata come spazio esclusivo, separato dalla città e accessibile soltanto a pochi.
Per la prima volta il fashion show di Marras è aperto al pubblico e gratuito. Una scelta che assume un significato preciso: riportare la moda nello spazio pubblico, restituirla alla città e trasformare la sfilata in un momento di partecipazione collettiva.
Non più soltanto lifestyle, esclusività costruita attraverso l’inaccessibilità, inviti, costi e desiderabilità. Marras apre le porte. La moda esce dal recinto e torna a incontrare le persone, la strada, il quartiere. È un gesto semplice, ma oggi tutt’altro che scontato: ricordare che la moda è anche patrimonio culturale, spettacolo, arte e linguaggio comune.
Una sfilata che diventa teatro
Via Tortona diventa il primo atto dello spettacolo.
Le sedie vuote, rivolte verso il pubblico e separate dalle transenne, sembrano attendere qualcuno. I modelli attraversano la strada e raggiungono il campo da basket, completamente trasformato da una composizione di tappeti che costruiscono un enorme patchwork. Al centro dello spazio compare una grande tavolata, senza sedie, apparecchiata con fiori e frutta.
È un’immagine sospesa tra una festa, un matrimonio e un ricordo.
La sfilata comincia e i modelli, dopo aver attraversato lo spazio, escono nuovamente per recuperare le sedie lasciate sulla strada. Tornano all’interno e prendono posto intorno alla tavola.
Per un momento tutto sembra ricomposto.
Poi l’ordine si spezza.
Uno dei modelli sale sul tavolo, interrompe la ritualità del banchetto e trascina con sé gli altri in una sequenza sempre più caotica. La tavola diventa palco, il banchetto diventa performance, la passerella si trasforma in una scena teatrale.
Ed è proprio qui che Marras ritrova uno dei suoi territori più autentici: la moda come racconto.
Il gesto finale porta la narrazione verso l’amore perduto. Tra il movimento dei corpi e il disordine della tavola, il modello ritrova la sua amata, vestita da sposa. I due sono pronti a lasciare la scena, tornando verso via Tortona.
Non è soltanto una sfilata. È una storia raccontata attraverso abiti, musica, pittura, oggetti, corpi e spazio.
Il banchetto, l’amore, la città
Nel linguaggio di Marras il matrimonio non appare soltanto come celebrazione, ma come punto di arrivo di una ricerca sentimentale. Prima c’è l’attesa, poi la perdita, il disordine, la ricerca e infine il ritrovamento.
La grande tavola senza sedie diventa così una potente metafora: un luogo preparato per una comunità che ancora non c’è. Saranno i modelli stessi a recuperare le sedie e a costruire fisicamente il proprio spazio di condivisione.
La città non è più soltanto lo sfondo della sfilata. Entra nella narrazione.
E in questa scelta c’è forse uno degli elementi più interessanti della SS27: la volontà di abbattere la distanza tra chi guarda e chi viene guardato, tra passerella e strada, tra spettacolo e pubblico.
L’enciclopedia Marras
La collezione è un susseguirsi di look che compongono una vera enciclopedia Marrassiana.
Ci sono i suoi codici più riconoscibili, le sovrapposizioni, le stampe, i disegni, il dialogo costante tra rigore e romanticismo. Il guardaroba sembra costruito per stratificazioni, come se ogni look contenesse una piccola storia. Tra stratificazioni, ricami, broccati e righe, l’oro cola sulle silhouette come una materia preziosa.
Anche gli accessori entrano nel racconto con la stessa naturalezza. I calzettoni diventano protagonisti e vengono coordinati alle fantasie dei trench, trasformando un dettaglio apparentemente quotidiano in un elemento grafico preciso.
Poi tornano gli inconfondibili disegni di Marras, le superfici decorate, le stampe e quella capacità di mescolare memoria e contemporaneità senza perdere riconoscibilità.
La collezione non cerca di cancellare il passato. Lo accumula, lo ricompone, lo porta nuovamente in scena.
La natura come poesia
La SS27 nasce inoltre da una forte ispirazione poetica legata alla natura e al mondo organico.
Fiori, frutta, tappeti, tessuti, colori e disegni costruiscono un immaginario quasi teatrale nel quale la natura non è semplice decorazione, ma parte integrante della narrazione.
È una natura domestica e insieme scenografica, capace di entrare nel rito del banchetto e trasformarlo in qualcosa di sospeso tra realtà e rappresentazione.
Marras continua così a muoversi in quello spazio indefinito in cui moda, arte e teatro smettono di essere discipline separate.
Moda, arte, musica e teatro
Ancora una volta Antonio Marras dimostra di intendere il fashion show non come semplice presentazione di una collezione, ma come opera totale.
La musica accompagna la scena, la pittura entra nei tessuti e nell’allestimento, il teatro costruisce la narrazione e la moda dà forma ai personaggi.
Gli ospiti, tra cui Adrien Brody ed Elodie, assistono a uno spettacolo nel quale il pubblico stesso diventa parte della scenografia.
È questo il punto in cui la sfilata trova la sua dimensione più contemporanea: non nella ricerca dell’effetto spettacolare fine a se stesso, ma nella capacità di costruire un’esperienza condivisa.
Una moda che torna alla città
Antonio Marras SS27 parla quindi di matrimonio, di amore e di perdita, ma anche di qualcosa di più grande: il rapporto tra la moda e lo spazio pubblico.
Aprire gratuitamente la sfilata alla città significa mettere in discussione l’idea stessa di esclusività. Non significa rinunciare al lusso o alla sofisticazione, ma spostare il concetto di valore.
Il lusso, qui, non è soltanto ciò che pochi possono possedere. È ciò che molti possono vivere.
E così un campo da basket, una strada di Tortona, una tavola apparecchiata e un gruppo di modelli diventano il teatro di una storia d’amore.
Un banchetto di nozze diventa passerella.
La passerella diventa performance. E la performance torna alla città.
Antonio Marras SS27 è, ancora una volta, un fashion show impeccabile: profondamente Marras, teatrale, poetico e capace di trasformare la moda in racconto.


