Concedere e recedere. L’arte di piegare e le geometrie di Simone Bellotti

Nella seconda giornata della Milano Fashion Week, Jil Sander presenta la collezione SS27 firmata da Simone Bellotti, tornando in uno spazio ormai riconoscibile a pochi passi dal Castello Sforzesco.

Un luogo che, nella sua architettura essenziale, diventa parte integrante del racconto: nessuna scenografia ridondante, nessuna sovrastruttura. Anche qui, come nella collezione, tutto sembra rispondere a un principio di sottrazione.

L’iconica scalinata, con le grandi vetrate affacciate sul Castello, viene attraversata da una distesa di verde pastello. Le panche in ferro, allineate una dopo l’altra, costruiscono il corridoio della passerella e trasformano lo spazio in una geometria precisa, quasi astratta.

È un ambiente che non cerca di imporsi sugli abiti, ma li accompagna. Una scenografia minimale per una collezione che del minimalismo conosce soprattutto la disciplina, non la prevedibilità.

La Sfilata di Jil Sander SS27 by Simone Bellotti alla Milano Fashion Week – Settembre 2026

In prima fila siedono, tra gli altri, le sorelle Sozzani, Renzo Rosso e Alessandro Michele, testimoni di un appuntamento che continua a occupare un posto particolare nella grammatica della moda milanese.

Il movimento come costruzione

“Movement comes in waves: conceding and receding”. Il movimento arriva a ondate: concedendo e recedendo.

È questa la frase che accompagna la collezione e che ne suggerisce la chiave di lettura. Non tanto il movimento spettacolare del corpo, quanto quello più sottile della materia: un tessuto che cede, una superficie che si sposta, una costruzione che cambia quando viene indossata.

Bellotti lavora proprio su questo confine. Il capo non è più una forma definitiva, ma una struttura capace di modificarsi attraverso un gesto apparentemente semplice.

Uno degli interventi più interessanti è infatti nella chiusura dei capi. Bottoni e abbottonature vengono spostati, disallineati, costruiti fuori dalla loro posizione convenzionale. È un piccolo errore deliberato che produce una conseguenza importante: il tessuto si piega, si sposta, crea una nuova superficie. La costruzione tradizionale dell’abito viene così alterata senza essere negata.

La piega diventa quindi materia progettuale.

Non è decorazione, ma conseguenza. Non viene aggiunta alla silhouette: nasce dalla sua trasformazione.

La geometria che cede

È qui che la ricerca di Bellotti incontra uno dei codici più riconoscibili di Jil Sander: la geometria.

Ma per la SS27 la geometria non è rigida. Viene sottoposta a una continua tensione tra ordine e movimento, tra struttura e cedimento. Le silhouette mantengono una precisione quasi architettonica, mentre tagli, sovrapposizioni e abbottonature introducono una componente dinamica.

La collezione gioca anche sulla figura dei rombi, che diventano elemento grafico e strutturale. Appaiono nella maglieria, ma emergono anche attraverso il taglio delle giacche, dove la geometria sembra nascere direttamente dalla costruzione del capo.

È un gioco che ricorre senza diventare motivo decorativo fine a se stesso. Il rombo diventa piuttosto un dispositivo per interrompere la linearità, per introdurre una variazione all’interno di una silhouette altrimenti rigorosa.

Un minimalismo che non è mai immobile

La palette resta fedele all’austerità cromatica che appartiene all’universo Jil Sander, ma Bellotti introduce improvvise aperture di colore. Rosa e giallo pastello, insieme a un intenso blu Klein, interrompono la neutralità e portano energia dentro una collezione costruita prevalentemente sulla disciplina delle forme.

Il colore, anche qui, non sembra voler decorare. Funziona come una frattura, un accento capace di modificare la percezione della silhouette.

La stessa logica ritorna nei materiali e nelle finiture.

Per la prossima stagione arrivano cappotti e trench lunghi, costruiti attraverso materiali studiati e lavorati con attenzione quasi sartoriale. Le superfici vengono modellate, piegate, sovrapposte; la forma finale appare semplice, ma il processo che la genera è tutt’altro che elementare.

È forse questo uno degli aspetti più interessanti della collezione: la complessità rimane nascosta.

L’arte di concedere e recedere

Il concetto espresso dalla frase scelta per la collezione diventa così una sorta di grammatica.

Concedere e recedere.

Avvicinarsi e allontanarsi. Mostrare e nascondere. Dare spazio al corpo e contemporaneamente costruirgli attorno una struttura. La moda di Bellotti procede per oscillazioni, proprio come suggerisce il movimento delle onde.

Il tessuto può cedere, ma la silhouette mantiene il controllo. Un capo può deformarsi, ma la geometria complessiva resta precisa. Un colore può irrompere, ma la palette non perde la propria austerità.

È un equilibrio sottile, costruito sulla capacità di far convivere opposti apparentemente inconciliabili.

E in questo senso la collezione SS27 non cerca di reinterpretare il minimalismo attraverso l’aggiunta, ma attraverso la trasformazione.

Accessori: non seguire, ma anticipare

Grande spazio è riservato anche agli accessori.

Borse e scarpe seguono la stessa logica della collezione: forme riconoscibili, ma mai semplicemente allineate alle tendenze del momento. Sono oggetti costruiti per avere una propria identità, capaci di dialogare con gli abiti senza diventare loro semplici complementi.

La sensazione è quella di trovarsi davanti a oggetti immediatamente desiderabili proprio perché non sembrano inseguire ciò che è già di moda.

In una stagione nella quale il mercato degli accessori tende spesso a muoversi attraverso codici facilmente riconoscibili e rapidamente replicabili, Jil Sander sceglie ancora una volta una strada diversa: costruire desiderio attraverso la forma.

Jil Sander SS27, la precisione del movimento

La collezione SS27 di Jil Sander è una riflessione sul movimento, ma soprattutto sulla possibilità di modificare una forma senza perderne l’identità.

Simone Bellotti parte da un linguaggio rigoroso e interviene dall’interno. Sposta un bottone, altera una chiusura, lascia che un tessuto si pieghi, taglia una giacca secondo una geometria inattesa. Piccoli gesti che cambiano la percezione dell’intero capo.

“Movement comes in waves: conceding and receding”

diventa così qualcosa di più di un titolo concettuale. È il principio attraverso cui la collezione prende forma: un continuo avanzare e arretrare, una tensione tra controllo e abbandono.

Ed è proprio nella piega — quella piccola deviazione rispetto alla linea perfetta — che Jil Sander SS27 trova il proprio movimento.

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