Accecati dal sole: corpi, luce e metamorfosi

C’è un senso di vertigine nelle sfilate di Nicolas Di Felice per Courrèges, come se l’esperienza del vedere non bastasse più e fosse necessario travalicare i limiti dei sensi per comprendere fino in fondo la sua visione. Con la primavera-estate 2026, questa tensione diventa chiara fin dal primo istante: il set è un grande mercato ottocentesco in ferro battuto, trasformato in una camera ottica abbagliante, un cerchio perfetto rivestito di bianco accecante, con panche concentriche che accolgono gli ospiti. L’illuminazione dall’alto è talmente brutale da costringere Courrèges a un gesto ironico e sofisticato: ogni invitato riceve un paio di occhiali da sole neri, eleganti e funzionali, non solo come souvenir ma come chiave d’accesso a un’esperienza sensoriale. La sfilata comincia con un gesto di protezione, come se guardare fosse già un atto rischioso.

Nicolas Di Felice racconta di aver pensato al momento in cui il sole ti colpisce negli occhi, rendendo impossibile distinguere tra ciò che è reale e ciò che è illusorio. È una riflessione sulla saturazione visiva del nostro tempo, un eccesso di stimoli che stordisce e paralizza. In questo cortocircuito nasce la sua collezione, un lavoro che non vuole mai rassicurare, ma piuttosto destabilizzare per poi ricomporre un ordine nuovo. Ed è esattamente quello che accade nei look: il debutto è glaciale, con silhouette aderenti in un azzurro ghiaccio, volti delle modelle avvolti da veli cromatici quasi protettivi, figure che sembrano sopravvissute a un’esposizione troppo violenta alla luce. Poi, progressivamente, le forme si sciolgono, la rigidità si stempera, i tessuti si fanno più naturali, le pelli pregiate addolciscono la linea. È una progressione narrativa che traduce visivamente il passaggio dalla tensione alla metamorfosi, dalla resistenza alla resa.

Il futuro a portata di mano

La collezione, pur nel suo rigore, appare sorprendentemente comoda, pensata per un corpo reale che vive e respira. È questo il segreto della forza di Di Felice: la capacità di fondere la purezza quasi astratta del minimalismo Courrèges con un senso pratico e contemporaneo, in cui la donna non è mai un manichino ma un soggetto vivo. Gli omaggi al fondatore André Courrèges sono chiari, ma mai didascalici.

Uno su tutti: gli abiti costruiti con decine di piccole cinture, un richiamo diretto alle invenzioni degli anni ’60, rielaborato con un approccio ingegnoso e ironico. Lo stesso vale per i minidress e gli stivali trasparenti, che richiamano la tradizione spaziale della maison senza scadere nel cliché nostalgico. Di Felice non cita, ma traduce: il futuro di Courrèges non è un museo della modernità passata, ma un laboratorio in continua mutazione.

Anche gli accessori raccontano questa tensione tra essenzialità e sperimentazione. Le ballerine con punta arrotondata, le slingback che avvolgono il piede come guanti e gli stivali in vinile trasparente creano una grammatica di dettagli che amplifica il messaggio. La sfilata si chiude con le celebri visiere parasole, prese a prestito dal mondo delle automobili e trasformate in abiti-scultura futuristici: un gesto che sintetizza la filosofia di Courrèges, in bilico tra design industriale e sensualità sartoriale.

La moda come esperienza totale

Ma ciò che distingue questa collezione da qualsiasi altra presentazione della stagione non è soltanto l’abito, bensì l’esperienza fisica a cui il pubblico è sottoposto. La temperatura della sala aumenta lentamente, dai 21 ai 30 gradi, mentre i bassi della colonna sonora – composta da Di Felice insieme a Erwan Sene – fanno vibrare le panche come un battito cardiaco collettivo.

Una voce femminile francese, magnetica e sensuale, intervalla la musica annunciando la temperatura in tempo reale. È un dispositivo semplice ma geniale: il pubblico si ritrova a condividere con le modelle non solo uno spazio, ma uno stato corporeo, un sudore, un respiro. Non si tratta più di osservare la moda, ma di attraversarla, viverla nel proprio corpo.

All’interno di questa cornice quasi teatrale, emerge anche un momento pop che ribadisce lo spirito contemporaneo di Courrèges. In passerella sfila Kai Schreiber, figlia sedicenne di Naomi Watts, una delle new faces più attese della stagione.

La sua presenza è simbolica: Di Felice non costruisce un’immagine museale della maison, ma apre le porte a una nuova generazione, contaminando l’heritage con l’energia fresca di un presente che cambia rapidamente. È questa capacità di dialogare tra rigore concettuale e immediatezza pop a rendere la sua direzione creativa così magnetica e rilevante.

Il peso della luce, la leggerezza del corpo

Dal suo arrivo nel 2020, Nicolas Di Felice ha trasformato Courrèges da marchio storico ma periferico a maison centrale nel panorama parigino. Non è il gigante di Kering in termini economici, ma è sicuramente il più luminoso in termini di rilevanza culturale. Il motivo sta nella precisione del suo lavoro di editing: togliere, ridurre, eliminare il superfluo fino a lasciare solo l’essenza, che non è mai fredda ma vibra di energia.

Ogni collezione diventa un esercizio di purezza che non rinuncia mai all’emozione, alla sensualità, al corpo.

La SS26 di Courrèges è dunque un’esperienza totale. La luce che acceca, il calore che cresce, il suono che pulsa: elementi immateriali che diventano protagonisti al pari dei capi. Di Felice ci ricorda che la moda non è fatta solo di tessuti e cuciture, ma anche di sensazioni impalpabili, di atmosfere, di energia. È immaterialità che pesa, perché capace di trasformare la percezione stessa di chi assiste. Non un semplice show, ma un rito collettivo che parla di corpi, metamorfosi e futuro.

Courrèges SS26 è l’abbaglio che illumina. Un sole impossibile da guardare, ma che rende visibile l’essenza stessa della moda: non protezione, ma esposizione. Non illusione, ma trasformazione.

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Courrèges SS26 – i look

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