Dries Van Noten SS27

Quando il guardaroba diventa un rifugio leggero

La SS27 di Dries Van Noten segna un momento raro nel calendario della moda contemporanea: non un debutto, non una rottura, ma la progressiva consolidazione di una direzione creativa dopo la transizione dal fondatore a Julian Klausner. È proprio in questa fase “intermedia” che si misura la reale forza di un direttore creativo: non nell’impatto iniziale, ma nella capacità di evitare sia la reverenza paralizzante sia la necessità di dimostrare troppo.

Questa collezione rappresenta, in questo senso, un punto di svolta silenzioso. Klausner smette di comportarsi come un custode dell’eredità e inizia a operare come autore autonomo all’interno di un sistema estetico già definito. Non cambia Dries Van Noten — lo sposta di asse.

Una posizione chiara nel menswear contemporaneo: contro la rigidità e contro l’eccesso

Il menswear degli ultimi anni si è polarizzato in due direzioni prevedibili. Da un lato la reinvenzione della sartoria come struttura di potere, con spalle enfatizzate e volumi architettonici. Dall’altro una risposta opposta: oversize, decostruzione, eccesso di comfort come linguaggio estetico.

Klausner rifiuta entrambe le opzioni nella loro forma più evidente. La sua proposta non è né “costruita” né “rilassata” nel senso comune dei termini. È qualcosa di più difficile da definire: un guardaroba che rinuncia all’idea di forma come imposizione.

Il punto centrale non è la silhouette, ma la relazione tra corpo e tessuto. L’abito non struttura, non corregge, non enfatizza. Accompagna. È una distinzione fondamentale, perché sposta la collezione da un discorso estetico a un discorso quasi percettivo: come si sente un capo addosso, non come appare da fuori.

La sensualità come tecnologia del tessuto, non come narrazione del corpo

Quando Klausner parla di sensualità, non lo fa nel senso tradizionale della moda maschile — ovvero esposizione del corpo o tensione erotica — ma come qualità fisica del materiale. È una sensualità tattile, non visiva.

Le sete lavate, i cotoni leggeri, i nylon con riflessi liquidi e le lane sottili costruiscono una grammatica in cui il corpo non è mai il protagonista isolato, ma il punto di contatto tra aria e materia. Anche le trasparenze non hanno una funzione provocatoria: servono a ridurre la distanza tra pelle e superficie.

🔒 Contenuto Premium

Per continuare a leggere questo approfondimento completo,
attiva l’Accesso Premium (19,99€ / 1 anno)

SBLOCCA ORA

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Carrello
Torna in alto