Le partecipazioni Nazionali alla Biennale Architettura 2025

Commissari, Curatori, Espositori e Sede. Tutti i padiglioni

Le partecipazioni nazionali alla 19ª Mostra Internazionale di Architettura alla Biennale di Venezia del 2025 si preannunciano dense di significato. La biennale questa’anno esplorerà le tre dimensioni dell’intelligenza: quella naturale, quella artificiale e quella collettiva. Il curatore Carlo Ratti ha scelto come titolo della mostra “Intelligens. Naturale. Artificiale. Collettiva.”, un concetto che mira a mettere in dialogo la tradizione architettonica con le sfide del futuro, affrontando temi urgenti come il cambiamento climatico, la sostenibilità e l’innovazione tecnologica.

La Biennale, che aprirà il 10 maggio 2025, non si limiterà a presentare i padiglioni nazionali e l’architettura all’interno degli storici Giardini e Arsenale, ma si espanderà anche nella città di Venezia con eventi e installazioni, trattando temi centrali per il futuro della città e del pianeta. In un contesto globale segnato da eventi climatici estremi, come quelli vissuti recentemente da Los Angeles e Valencia, la Biennale diventa una piattaforma di riflessione e progettazione per un’architettura che risponde ai cambiamenti del clima e alle necessità di adattamento.

Quest’anno, la rinnovata collaborazione con la Victoria and Albert Museum di Londra, insieme alle nuove partecipazioni di Paesi come l’Azerbaigian, l’Oman, il Qatar e il Togo, arricchirà la mostra con progetti innovativi e diversificati. Dall’esplorazione delle tecnologie emergenti nella progettazione, come i robot umanoidi proposti da Kengo Kuma, ai progetti che indagano l’acqua e la sostenibilità.

ALBANIA

Commissario: Blendi Gonxhja
Curatori: Anneke Abhelakh
Sede: Arsenale

Il Padiglione Albania alla Biennale Architettura di Venezia 2025, con la mostra “Building Architecture Culture”, invita alla riflessione sul rapporto tra architettura e società albanese, esplorando come la disciplina architettonica possa influire sul cambiamento culturale e sociale di un paese in rapida evoluzione. L’Albania, giovane democrazia che attraversa una fase di continua transizione, si trova oggi a un crocevia in cui l’architettura è al centro del dibattito pubblico e della costruzione dell’identità nazionale.

Attraverso una serie di progetti significativi, come il waterfront promenade di XDGA a Vlora, il Parco Nazionale di Butrint di Kengo Kuma e la Piramide di Tirana di MVRDV, la mostra offre uno spunto per un dialogo aperto sulla cultura architettonica albanese in trasformazione, coinvolgendo la comunità locale e internazionale in un confronto intergenerazionale. Il programma pubblico del padiglione, incluso un podcast in collaborazione con Koozarch, proseguirà il dibattito anche oltre la durata della mostra.

ARABIA SAUDITA

Commissario: Architecture and Design Commission, Ministry of Culture
Curatori: Beatrice Leanza
Sede: Arsenale

Per la sua quarta partecipazione alla Biennale di Architettura di Venezia, l’Arabia Saudita si presenta con un progetto innovativo curato da Syn Architects (Sara Alissa e Nojoud Alsudairi), intitolato The Um Slaim School: An Architecture of Connection. La curatela è affidata a Beatrice Leanza, con l’assistenza di Sara Almutlaq.

La mostra esplora The Um Slaim School, una piattaforma pedagogica alternativa che si propone di riconsiderare l’architettura saudita attraverso una lente storica e contemporanea. Fondata nel 2021, l’iniziativa del Um Slaim Collectiveindaga il processo di scomparsa dell’architettura Najdi nel cuore di Riyadh. La mostra si configura come un “archivio vivente”, combinando documentazione orale, visiva e sperimentale per esaminare le relazioni e le storie radicate nel tessuto urbano della città.

Il progetto mira a costruire un nuovo ecosistema educativo nell’architettura, favorendo il dialogo internazionale su temi cruciali come il cambiamento climatico, la gestione delle risorse e la dimensione sociale dell’architettura urbana. Il programma di attività, che include sessioni laboratoriali e pubbliche condotte dalla curatrice Beatrice Leanza e supportate da Maryam AlNoaimi, mira a promuovere nuove idee e metodologie per l’educazione architettonica.

La mostra si propone anche di stimolare una riflessione collettiva sull’interazione tra la nostra eredità architettonica e il nostro ambiente costruito, proponendo una visione alternativa della progettazione architettonica e delle pratiche educative. Una pubblicazione accompagnerà l’esposizione, raccogliendo gli esiti del programma, per applicarli nel futuro.

ARGENTINA

Commissari: Embj.; Alejandra Pecoraro
Curatori: Juan Manuel Pachué, Marco Zampieron
Sede: Arsenale

Alla Biennale Architettura di Venezia 2025, l’Argentina presenterà il progetto “Siestario”, un’installazione che invita i visitatori a riflettere sul rapporto tra tempo e architettura, offrendo uno spazio per la pausa e la riflessione. Il Siestariopropone una metafora del bisogno di fermarsi, rappresentato da un gigantesco gonfiabile che occuperà l’intero padiglione. Questa struttura è una riproduzione del silo bag, un sistema di stoccaggio temporaneo usato in agricoltura, simbolo della campagna e dell’economia argentina.

Progettato dagli architetti Juan Manuel Pachué e Marco Zampieron, con la collaborazione di Brian Ejsmont, il Siestarioinvita a considerare il concetto di “siesta” come un momento di recupero e di riflessione, proponendo una lettura contemporanea che fa dell’architettura un luogo di introspezione e di pausa dal frenetico ritmo quotidiano.

ARMENIA (REPUBBLICA DI)

Commissario: Svetlana Sahakyan
Curatore: Marianna Karapetyan
Sede: Tesa 41., Arsenale di Venezia, Fondamenta Case Nuove 2738/C

Il Padiglione Armenia alla 19ª Biennale di Architettura di Venezia presenta il progetto “Microarchitecture through AI: Making New Memories with Ancient Monuments”, che esplora come l’intelligenza artificiale (AI) possa preservare e reinterpretare i monumenti storici. La mostra affronta la perdita del patrimonio a causa di cambiamenti climatici, conflitti e abbandono, utilizzando l’AI per generare nuove composizioni spaziali ispirate a strutture storiche a rischio.

Il cuore del progetto è un modello di AI sviluppato tramite l’Armenian Heritage Scanning Project da TUMO, che crea nuove “memorie” tramite sculture in tufo, un materiale tradizionale dell’architettura armena. Il team multidisciplinare esplora l’interazione tra innovazione tecnologica e materiali tradizionali, contribuendo alla riflessione su come tecnologia e architettura possano affrontare le sfide della conservazione culturale.

La mostra si terrà alla Tesa 41, uno spazio industriale lungo il Canale delle Galeazze, perfetto per combinare tecnologia e tradizione.

AUSTRALIA

Commissario: Australian Institute of Architects
Curatori: Michael Mossman, Emily McDaniel, Jack Gillmer-Lilley, Kaylie Salvatori, Clarence Slockee, Bradley Kerr, Elle Davidson (collettivo)
Sede: Giardini

Il padiglione australiano alla Biennale Architettura di Venezia 2025 presenta “Home”, un progetto che celebra l’ambiente naturale australiano e i sistemi di conoscenza delle Prime Nazioni. Curato da Michael Mossman, Emily McDaniel e Jack Gillmer, il progetto offre un’esperienza sensoriale immersiva che invita i visitatori a riscoprire l’Australia da una prospettiva indigena.

Attraverso questa esperienza, il padiglione esplora temi di gestione ambientale e patrimonio culturale, riflettendo sulla sostenibilità e la resilienza culturale. Questi concetti diventano centrali nel contesto della futura architettura e società, sollecitando una riflessione profonda sull’importanza delle conoscenze indigene nella progettazione di spazi più sostenibili e armoniosi con l’ambiente.

AUSTRIA

Commissario: The Arts and Culture Division of the Federal Ministry for Art, Culture, the Civil Service and Sport of Austria
Curatori: Michael Obrist, Sabine Pollak and Lorenzo Romito
Sede: Giardini

Il padiglione austriaco alla Biennale Architettura di Venezia 2025 affronta il tema della crisi abitativa con la mostra “Agency for Better Living”. Curata da Lorenzo Romito, Sabine Pollak e Michael Obrist, la mostra esplora la dimensione politica del diritto alla casa, un tema di grande rilevanza globale. Il progetto si concentra sulla comparazione tra due modelli abitativi distinti, quelli di Vienna e Roma, rappresentando rispettivamente un approccio top-down e uno bottom-up. L’esposizione invita a riflettere sulle diverse modalità con cui le città affrontano la questione dell’abitare, proponendo spunti per migliorare l’accesso alla casa come diritto fondamentale per tutti, a partire dalla necessità di trovare soluzioni più inclusive e sostenibili.

AZERBAIGIAN (REPUBBLICA DEL)

Commissario: Ambassador Rashad Aslanov
Curatore: Nigar Gardashkhanova
Sede: Campo della Tana, Castello 2127/A

Per la sua prima partecipazione alla Biennale di Architettura di Venezia, la Repubblica dell’Azerbaijan presenta la mostra “Equilibrium. Patterns of Azerbaijan”. Situato in uno spazio privato in Campo della Tana, di fronte all’ingresso dell’Arsenale, il padiglione offre un’affascinante esplorazione delle intersezioni tra cultura, modernismo e sostenibilità.

La mostra invita i visitatori a scoprire come l’Azerbaijan stia affrontando le sfide contemporanee attraverso un approccio che mescola innovazione e tradizione. Il tema centrale è l’idea di equilibrio, simbolo del modo in cui l’architettura del paese integra il suo ricco patrimonio culturale con le esigenze della modernità e della sostenibilità.

Tre temi chiave – “Rigenerare. Innovare. Preservare” – sono esplorati attraverso progetti architettonici che riflettono il modo in cui la società azerbaigiana ha superato le difficoltà, utilizzando la forza collettiva per preservare e rivitalizzare il patrimonio culturale, mentre si evolve verso il futuro.

La mostra non si limita a presentare la semplice estetica architettonica, ma include anche una riflessione sulle sfide sociali ed ecologiche che il paese affronta. L’equilibrio tra il passato e il futuro, tra la conservazione del patrimonio e l’innovazione sostenibile, è un concetto chiave, reso visibile dalle forme e dai pattern architettonici scelti per rappresentare l’Azerbaijan.

In questo modo, il padiglione non solo celebra le radici storiche dell’architettura azerbaigiana, ma dimostra anche come le pratiche moderne possano essere utilizzate per promuovere una sostenibilità che rispetti la memoria culturale del paese, mentre guarda avanti verso il futuro.

La partecipazione del Padiglione Azerbaijan alla Biennale 2025 si configura come un’opportunità unica per esplorare la ricca e variegata identità architettonica del paese e il suo impegno per una crescita equilibrata e responsabile.

BAHRAIN (REGNO DEL)

Commissario: Shaikh Khalifa bin Ahmed Al Khalifa
Curatore: Andrea Faraguna
Sede: Arsenale

Il Padiglione del Regno del Bahrain presenta “Canicola”, una mostra che indaga soluzioni architettoniche e culturali sviluppate localmente per rispondere alle temperature estreme, accentuate dal cambiamento climatico.

Selezionato tramite concorso nazionale promosso dall’Autorità per la Cultura e le Antichità del Bahrain, il progetto riflette sulle ondate di calore sempre più frequenti nella regione del Golfo. La tradizione del popolo bahreinita di spostarsi tra zone desertiche e costiere a seconda delle stagioni ispira un nuovo sguardo su strategie abitative e organizzative resilienti, radicate nel contesto territoriale.

“Canicola” non si limita a documentare l’emergenza climatica, ma propone una riflessione profonda su come le conoscenze tradizionali possano dialogare con le sfide del presente e generare nuove forme di adattamento ambientale.

BELGIO

Commissario: Flanders Architecture Institute
Curatori: Bas Smets, Stefano Mancuso
Sede: Giardini

Il padiglione belga alla Biennale Architettura di Venezia 2025 si concentrerà sul potenziale della vegetazione come protagonista nella progettazione architettonica, con particolare attenzione al suo ruolo nel regolare le temperature e migliorare il comfort negli spazi abitativi. Il progetto, intitolato “Building Biospheres”, è curato dall’architetto paesaggista Bas Smets, dalla climatologa Valerie Trouet e dal biologo Stefano Mancuso.

Con un approccio innovativo, “Building Biospheres” propone di riscoprire la natura non come un elemento decorativo o secondario, ma come un attore chiave nella progettazione dei nostri ambienti. Il progetto invita a considerare “l’intelligenza delle piante” come fondamentale nella creazione di spazi costruiti, integrando la vegetazione in modo strategico per affrontare le sfide del cambiamento climatico e creare ambienti più salubri e sostenibili per il futuro.

BRASILE

Commissario: Andrea Pinheiro
Curatori: Luciana Saboia, Eder Alencar e Matheus Seco (Plano Coletivo)
Sede: Giardini

Dopo aver vinto il Leone d’Oro alla Biennale di Architettura di Venezia nel 2023 con il progetto “Terra [Earth]”, il Brasile torna alla Biennale Architettura di Venezia 2025 con una proposta altrettanto affascinante. Curato dal collettivo Plano Coletivo, il padiglione brasiliano presenterà una visione interdisciplinare che intreccia architettura, natura e infrastrutture sociali.

Il progetto esplorerà il complesso rapporto tra il Brasile e i suoi contesti naturali e urbani, ispirandosi sia alle pratiche ancestrali delle comunità amazzoniche che alle soluzioni contemporanee. Sarà un’indagine sull’intelligenza collettiva, tra tradizione e innovazione, per ripensare l’abitare nel contesto delle attuali crisi socio-ambientali. Il padiglione proporrà soluzioni architettoniche che riflettono la capacità di integrare la società, la città e l’ambiente, mettendo in evidenza l’importanza di approcci sostenibili e collaborativi per affrontare le sfide globali del nostro tempo.

BULGARIA

Commissario: Alexander Staynov
Curatore: Iassen Markov
Sede: Sala Tiziano-Centro Culturale Don Orione Artigianelli, Fondamenta Delle Zattere Ai Gesuati 919

Alla 19ª Mostra Internazionale di Architettura di Venezia, il Padiglione Nazionale della Bulgaria presenta “Pseudonature”, un’installazione dal forte impatto visivo e simbolico. Il progetto è curato dall’architetto Iassen Markov, selezionato attraverso un concorso promosso dal Ministero della Cultura bulgaro.

Al centro della mostra c’è un’ipotesi paradossale: neve che cade in piena estate nella laguna veneziana. Un’immagine surreale, ma profondamente evocativa. Attraverso questo scenario, l’installazione riflette sull’incapacità dell’umanità di gestire le crisi ambientali.

Infatti, una macchina per la neve ricopre dei pannelli solari, impedendone il funzionamento. È una metafora potente, che suggerisce come spesso le nostre stesse azioni ostacolino le soluzioni sostenibili.

Inoltre, l’installazione si articola in due sezioni: una interna e una esterna. All’interno, il visitatore troverà una capanna invernale artificiale, completa di camino e tappeti ispirati alla cultura tradizionale bulgara. Questo spazio sospeso tra artificio e memoria invita a una riflessione personale.

Secondo il curatore, l’architettura non propone solo soluzioni. A volte, mette in luce anche i problemi. In questo caso, “Pseudonature” offre più chiavi di lettura, lasciando al pubblico la libertà di interpretazione.

Con ironia e intensità, il Padiglione Bulgaria accende il dibattito su natura, tecnologia e identità culturale, proprio là dove queste si incontrano e si scontrano.

CANADA

Commissario: Canada Council for the Arts
Curatori: Living Room Collective (Andrea Shin Ling, Nicholas Hoban, Vincent Hui and Clayton Lee)
Sede: Giardini

Alla 19ª Mostra Internazionale di Architettura di Venezia, il Padiglione Canada presenta “Picoplanktonics”, un progetto che esplora il legame tra architettura e biologia per immaginare nuovi spazi abitativi. Selezionato dal Canada Council for the Arts, il collettivo multidisciplinare Living Room Collective è composto da architetti, scienziati, artisti ed educatori. Insieme, lavorano all’intersezione tra progettazione computazionale, fabbricazione digitale e processi biologici. L’obiettivo è quello di superare i modelli abitativi convenzionali e proporre soluzioni ispirate ai microsistemi naturali, come i picoplancton, capaci di suggerire nuove modalità di convivenza con l’ambiente.

Andrea Shin Ling, architetto e biodesigner, indaga come l’integrazione di biologia e computazione possa trasformare i sistemi produttivi in pratiche rigenerative. Nicholas Hoban porta la sua esperienza in progettazione computazionale e robotica, applicata sia alla ricerca che all’insegnamento.

A completare il team ci sono Vincent Hui, professore esperto di tecnologie digitali presso la Toronto Metropolitan University, e Clayton Lee, curatore e artista performativo, attualmente direttore artistico del Fierce Festival nel Regno Unito.

Insieme danno vita a un progetto espositivo che unisce rigore scientifico e immaginazione creativa. Il Padiglione sarà ospitato ai Giardini, dove si tradurrà in un ambiente immersivo e sperimentale, capace di stimolare nuove riflessioni sull’abitare contemporaneo e futuro.

CILE

Commissario: Cristóbal Molina
Curatori: Serena Dambrosio, Nicolás Díaz Bejarano, Linda Schilling Cuellar
Sede: Arsenale

Il Padiglione Nazionale del Cile partecipa alla Biennale Architettura di Venezia 2025 con la mostra Reflective Intelligences. Questo progetto esplora il significato politico delle tavole rotonde sull’architettura e il loro rapporto con l’Intelligenza Artificiale (AI).

Il progetto espositivo è curato da Serena Dambrosio, architetto e ricercatrice, vincitrice della selezione del Ministero della Cultura cileno. Dambrosio lavora con Nicolás Díaz Bejarano, architetto e dottorando, e Linda Schilling Cuellar, architetto e urbanista. Entrambi sono esperti in architettura e studi urbani, e collaborano per esplorare il ruolo crescente dell’intelligenza artificiale.

Il Cile sta diventando un attore chiave nello sviluppo dell’AI. Questo avviene grazie alla sua ricchezza derivante dai minerali e dalle fonti di energia rinnovabile. Inoltre, il Paese beneficia di un clima politico ed economico favorevole.

La mostra si concentra sul significato delle tavole rotonde, tradizionalmente utilizzate in Cile per le discussioni ambientali tra lo Stato e la società civile. Questi incontri fisici fungono da forum di deliberazione. Vengono usati per affrontare temi cruciali come il cambiamento climatico e la sostenibilità.

Reflective Intelligences invita a riflettere sull’importanza dell’architettura e dell’AI per il futuro. Il progetto mira a promuovere soluzioni innovative e sostenibili per le sfide contemporanee.

CINESE (REPUBBLICA POPOLARE)

Commissario: China Arts and Entertainment Group Ltd.
Curatore: Ma Yansong
Sede: Arsenale

Il Padiglione della Cina alla Biennale Architettura di Venezia 2025 propone una riflessione sul rapporto tra natura e urbanizzazione. Il progetto esplora l’equilibrio dinamico tra paesaggi organici e ambienti costruiti, mettendo in dialogo forme fluide, scenari digitali e rappresentazioni urbane.

Al centro della mostra vi è la ricerca di un’armonia possibile tra l’essere umano e l’ambiente. Attraverso un approccio che integra architettura, tecnologia e cultura visiva, il padiglione evidenzia il potenziale di una progettazione capace di fondere elementi naturali e artificiali.

Il risultato è una narrazione immersiva che apre nuove prospettive sull’ecologia urbana, offrendo spunti per ripensare i modelli di sviluppo alla luce delle sfide ambientali globali.

CIPRO (REPUBBLICA DI)

Commissario: Petros Dymiotis
Curatori: Sevina Floridou, Nicola Mitropoulou & Clara Zinecker, Fisherwomxn (Seta Astreou Karides, Miriam Gatt, Ioulita Toumazi) and Aaron Gatt
Sede: Associazione Culturale Spiazzi, Castello 3865

Il Padiglione Cipro alla Biennale di Architettura di Venezia 2025 presenta il progetto espositivo (To the Stones), intitolato we lent you our breath and you whispered it back to the earth. Il progetto, selezionato attraverso un concorso per curatori indetto dal Dipartimento per la Cultura della Repubblica di Cipro, esplora le pratiche costruttive manuali tradizionali che sono state progressivamente trascurate nel corso del tempo, con un focus particolare sulla gestione sostenibile delle risorse naturali.

Il concetto centrale della mostra è il recupero delle tecniche costruttive storiche, integrate con una dimensione rituale e partecipativa, enfatizzando la costruzione come cerimonia comunitaria. Questa rilettura del passato, attraverso l’adozione di approcci sostenibili e collettivi, risponde in modo critico alle sfide contemporanee, in linea con i temi proposti dalla Biennale.

Il titolo del progetto si ispira al “coro delle pietre” nell’opera Euridice di Sarah Ruhl, e riflette un’intensa connessione tra emozioni, architettura e paesaggio. Il progetto punta a restituire alla costruzione architettonica un ruolo attivo nel dialogo tra l’uomo e l’ambiente naturale, focalizzandosi sulla memoria storica, la sostenibilità e la partecipazione collettiva.

(To the Stones), quindi, non è solo un’esposizione di tecniche, ma un invito a ripensare l’architettura come un processo integrato, che abbraccia le dimensioni emotive e culturali, mirando a una rigenerazione sostenibile delle pratiche costruttive.

COREA (REPUBBLICA DI)

Commissario: Arts Council Korea
Curatori: CAC (Dahyoung Chung, Heejung Kim, Sungkyu Jung)
Sede: Giardini

Il Padiglione della Corea alla Biennale Architettura di Venezia 2025 prende spunto dalla propria storia, con una riflessione critica sulla sua costruzione del 1996. Il progetto esplora le narrazioni nascoste dietro la sua realizzazione, analizzando il legame con il contesto della Biennale e le sfide architettoniche legate al suo invecchiamento.

Il titolo dell’esposizione evoca il concetto di sradicamento. Le radici degli alberi che definiscono la struttura del padiglione diventano una metafora delle complesse relazioni che si sono formate nel tempo intorno a questo spazio.

La mostra coinvolge una selezione di artisti e progettisti coreani di diverse generazioni, tra cui Kim Hyunjong, Park Heechan, Lee Dami e Young Yena. Insieme, esplorano il significato del costruire, abitare e smantellare, offrendo una riflessione sull’evoluzione del progetto architettonico e sulla sua capacità di trasformarsi nel tempo.

CROAZIA

Commissario: Ministero della Cultura e dei Media della Repubblica di Croazia
Curatore: Ida Križaj Leko
Sede: Arsenale

Il Padiglione della Croazia alla Biennale Architettura di Venezia 2025 esplora il concetto di errore come strumento di scoperta architettonica. Attraverso modelli, bozzetti e performance, la mostra evidenzia come gli “sbagli” possano generare soluzioni inaspettate e fertili. Il progetto invita a ripensare la progettazione, proponendo percorsi che valorizzano l’inaspettato e sfidano gli schemi architettonici consolidati.

DANIMARCA

Commissario: Kent Martinussen
Curatore: Soren Pihlmann
Sede: Giardini

Alla Biennale Architettura di Venezia 2025, il Padiglione Danimarca presenterà una mostra intitolata “Build of Site: Building Upon the World Without Building Anew” (Costruire il sito: Costruire sul mondo senza costruire di nuovo), che si ispira al principio di riutilizzo e ottimizzazione delle risorse esistenti. Curato da Søren Pihlmann, il progetto trasforma il padiglione danese in un caso studio 1:1, focalizzandosi sulla manutenzione pratica dell’edificio storico e sull’uso intelligente dei materiali già presenti.

L’approccio, che riflette la filosofia di sostenibilità del curatore, sostiene che non è necessario costruire da zero, ma piuttosto valorizzare ciò che è già stato creato. Pihlmann esplora come ottimizzare l’edificio di Carl Brummer del 1932 e l’ampliamento di Peter Koch del 1958, per dimostrare come il riutilizzo dei materiali esistenti possa essere una soluzione efficace e responsabile per il futuro dell’architettura. Un invito a riflettere su un nuovo modello di costruzione più consapevole e sostenibile.

EGITTO

Commissario: Ministero della Cultura Egiziano – Accademia d’Egitto
Curatori: Salah Zikri, Ebrahim Zakaria, Emad Fikry
Sede: Giardini

Il Padiglione dell’Egitto alla Biennale Architettura di Venezia 2025, intitolato Let’s Grasp the Mirage, esplora l’equilibrio fragile tra risorse e crescita umana, passando da un’oasi egiziana a scenari globali. L’installazione usa l’immagine del miraggio come metafora di obiettivi sfuggenti, riflettendo sulla precarietà idrica e ambientale.

Con spazi essenziali e giochi di luce, il padiglione mette in evidenza le sfide legate alla gestione delle risorse naturali. L’ambiente interattivo propone una riflessione sull’architettura come campo operativo, soggetto a tensioni ambientali, sociali e culturali, trattando l’oasi come un sistema in continua trasformazione.

EMIRATI ARABI UNITI

Commissario: Salama bint Hamdan Al Nahyan Foundation
Curatore: Azza Aboualam
Sede: Arsenale

Il padiglione degli Emirati Arabi Uniti alla Biennale Architettura di Venezia 2025 presenta “Pressure Cooker”, curato per la prima volta da una donna, Azza Aboualam, architetta emiratina e Assistant Professor al College of Arts and Creative Enterprises della Zayed University.

La mostra esplora le attuali infrastrutture per la produzione di cibo negli EAU, ponendo una riflessione su come l’architettura possa evolversi per contribuire alla sicurezza alimentare. Utilizzando gli Emirati come caso di studio, Aboualam si interroga su come l’architettura possa integrarsi nelle soluzioni per una maggiore sostenibilità e innovazione nel settore alimentare, proponendo esempi concreti di come l’architettura possa essere un motore di cambiamento per un futuro più sicuro e resiliente.

ESTONIA

Commissario: Johanna Jõekalda
Curatori: Keiti Lige, Elina Liiva, Helena Männa
Sede: Castello 1611, Riva dei Sette Martiri

Il Padiglione dell’Estonia alla Biennale Architettura di Venezia 2025, intitolato Let me warm you, affronta il tema dell’isolamento termico degli edifici, esplorando le sue implicazioni energetiche, sociali ed estetiche. Il progetto propone una riflessione critica sulle politiche di riqualificazione edilizia adottate in Estonia e in molti altri paesi europei. In particolare, analizza come tali interventi, pur mirati a migliorare l’efficienza energetica, possano modificare il tessuto urbano e la percezione degli spazi abitativi.

Il progetto mette in discussione la standardizzazione delle ristrutturazioni. Se da un lato l’isolamento termico riduce il consumo energetico, dall’altro spesso appiattisce l’architettura. Questo fenomeno può cancellare la storia degli edifici, alterando il loro rapporto con il contesto urbano circostante. La copertura di una facciata veneziana con pannelli isolanti e l’installazione avvolta in pellicola plastica invitano a riflettere sugli effetti di questi interventi. Questi, infatti, non sempre migliorano la qualità degli spazi. Anzi, potrebbero trasformarli in luoghi anonimi, privi di identità e storia.

FILIPPINE

Commissario: National Commission for Culture and the Arts (NCCA)
Curatore: Renan Laru-an
Sede: Arsenale

Soil-beings, il progetto del Padiglione delle Filippine alla Biennale Architettura di Venezia 2025, propone una riflessione sul suolo come entità vivente e culturale. L’artista filippino esplora la relazione profonda tra le colture, le tradizioni agricole e l’architettura.

Il progetto suggerisce che la terra stessa possa diventare fonte di ispirazione progettuale, alimentando un dialogo continuo tra radici culturali e innovazione moderna. In questo contesto, il suolo non è solo un elemento fisico, ma un mezzo attraverso il quale le tradizioni e la modernità si intrecciano, dando vita a nuove visioni architettoniche e culturali.

FINLANDIA (AALTO)

Commissario: Katarina Siltavuori
Curatori: Ella Kaira, Matti Jänkälä
Sede: Giardini

Il Padiglione della Finlandia alla Biennale di Architettura di Venezia 2025 celebra il lavoro collettivo che consente all’architettura di durare nel tempo. Il progetto esplora come l’edificio, fin dal suo concepimento, si basi su un insieme di azioni spesso invisibili, che vanno dai progettisti agli operai, dai restauratori ai tecnici.

Il padiglione, costruito da Alvar e Elissa Aalto nel 1956, diventa un simbolo di questo processo collettivo. Ogni intervento, dalla costruzione iniziale alla manutenzione periodica, è parte di un continuo dialogo che attraversa le epoche.

L’installazione, curata da Merle Karp e Jussi Hertz, crea un paesaggio sonoro e visivo che mette in luce gesti, voci, suoni e materiali. In questo modo, il progetto ribalta l’idea dell’autore unico e invita a riflettere sulla rete di contributi che permette all’architettura di evolversi e mantenersi nel tempo. Un’architettura che non è solo un prodotto finale, ma un processo in costante divenire, realizzato e sostenuto da una collettività.

FRANCIA

Commissario: Institut français
Curatori: Dominique Jakob e Brendan MacFarlane, Éric Daniel-Lacombe, Martin Duplantier
Sede: Giardini

Il padiglione francese alla Biennale Architettura di Venezia 2025 presenta “Vivre avec / Living with”, un progetto sviluppato dallo studio Jakob+Macfarlane insieme a Martin Duplantier Architects ed Eric Daniel Lacombe EDL. La mostra si caratterizza per una struttura temporanea e leggera, realizzata con materiali di riuso, che sarà collocata nel parco del Padiglione Francese, attualmente in ristrutturazione.

Il progetto mira a creare uno spazio inclusivo e interattivo, che ospiterà mostre, incontri e dibattiti, coinvolgendo scuole di architettura francesi e internazionali. Il design della struttura enfatizza la porosità e la coesistenza con il sito in restauro, trasformando il padiglione in un luogo di sperimentazione e dialogo, dove l’architettura diventa un mezzo per riflettere sulla sostenibilità e sul rapporto tra costruito e ambiente.

GERMANIA

Commissario: Federal Ministry for Housing, Urban Development and Building
Curatori: Nicola Borgmann, Elisabeth Endres, Gabriele G. Kiefer, Daniele Santucci
Sede: Giardini

Il Padiglione Germania alla Biennale di Architettura 2025 presenta il progetto “StressTest”, che affronta una delle sfide più urgenti del nostro tempo: l’adattamento delle città ai cambiamenti climatici. Come sottolineato nel testo di apertura, il mondo è al bivio e le nostre città sono particolarmente vulnerabili agli eventi meteorologici estremi. La mostra invita i visitatori a sperimentare direttamente l’impatto del caldo estremo, mettendo in evidenza la necessità di una pianificazione urbana resiliente.

Il team curatoriale, composto da Elisabeth Endres, Daniele Santucci, Nicola Borgmann e Gabriele G. Kiefer, presenterà soluzioni e approcci innovativi per rispondere alle sfide climatiche. Il 14 febbraio saranno svelati ulteriori dettagli sulla mostra, che promette di offrire un’esperienza immersiva e stimolare un dialogo globale sulla sostenibilità urbana.

GIAPPONE

Commissario: The Japan Foundation
Curatore: Jun Aoki
Sede: Giardini

Il Padiglione del Giappone alla Biennale di Architettura di Venezia 2025 esplora il complesso rapporto tra tecnologia digitale e società contemporanea. Curato da Jun Aoki, il progetto si basa sull’idea che l’intelligenza artificiale generativa stia rapidamente trasformando il nostro mondo, portando a una standardizzazione che rischia di appiattire l’autenticità, limitando così la creatività e l’identità umana.

In risposta a questo scenario, la mostra propone una visione alternativa ispirata al concetto giapponese di “ma”, ovvero lo “spazio intermedio”. Questo principio indica la tensione che nasce dall’interazione tra elementi diversi: naturale e artificiale, esseri umani e ambiente circostante.

L’edificio stesso del Padiglione giapponese diventa il cuore dell’esposizione, con un dialogo tra gli spazi architettonici, come le colonne e i muri esterni, e le installazioni artistiche. Queste esplorano futuri possibili per questi spazi, invitando i visitatori a riflettere sul nostro rapporto con la tecnologia e l’ambiente.

L’obiettivo del Padiglione è stimolare una nuova prospettiva, dove lo “spazio intermedio” diventa un luogo di incontro, relazione e creatività. Un invito a ripensare il ruolo della tecnologia, riscoprendo la capacità di generare intelligenza e innovazione attraverso il dialogo tra uomo e natura.

GRAN BRETAGNA

Commissario: Sevra Davis British Council
Curatori: Owen Hopkins, Kathryn Yusoff, Kabage Karanja, Stella Mutegi
Sede: Giardini

Il Padiglione della Gran Bretagna alla Biennale di Architettura di Venezia 2025 esplora il tema dell’estrazione come trauma architettonico e ambientale, prendendo spunto dalla Rift Valley per interrogarsi sul ruolo delle pratiche geologiche nei processi coloniali. La mostra analizza come l’architettura possa essere un mezzo per riparare i danni ambientali e sociali lasciati da sistemi di sfruttamento storici.

I progetti presentati si concentrano su tecniche costruttive legate al suolo e all’uso di materiali locali. Queste soluzioni architettoniche si propongono di affrontare le disuguaglianze e i danni ambientali derivanti dall’estrazione e dallo sfruttamento delle risorse. L’architettura, quindi, viene vista come uno strumento per intervenire sugli squilibri che attraversano paesaggi, risorse e relazioni, proponendo pratiche di riparazione e recupero che pongono attenzione alla sostenibilità e alla giustizia sociale.

GRANDUCATO DI LUSSEMBURGO

Commissario: Kultur | lx – Arts Council Luxembourg e luca – Luxembourg Center for Architecture
Curatori: Valentin Bansac, Mike Fritsch, Alice Loumeau
Sede: Arsenale

Il Padiglione del Lussemburgo alla Biennale di Architettura di Venezia 2025 propone Sonic Investigations (Indagini Sonore), un progetto che invita a spostare l’attenzione dalla vista all’ascolto, esplorando la dimensione sonora nell’architettura. L’esperienza si concentra su come rumori e frequenze plasmino la nostra percezione dello spazio, offrendo una riflessione sulla nostra comprensione dell’ambiente che ci circonda.

In un’epoca dominata dalle immagini, spesso dimentichiamo il valore degli altri sensi. Il progetto si ispira al celebre brano silenzioso di John Cage (4’33”), invitando i visitatori a chiudere gli occhi e a ascoltare attentamente i suoni che compongono il nostro paesaggio.

Attraverso installazioni acustiche e ricerche interdisciplinari, il padiglione esplora il territorio del Lussemburgo, una regione caratterizzata da una forte densità sia infrastrutturale che naturale, un contesto che riflette molte aree europee. Al centro dell’esposizione c’è una composizione sonora di Ludwig Berger, creata con registrazioni sul campo che raccolgono voci e rumori provenienti da ambienti naturali, umani e tecnologici.

Il progetto invita a considerare prospettive non antropocentriche, guardando il territorio dal punto di vista delle altre forme di vita che lo abitano. Oltre alla composizione sonora, una pubblicazione curata dal filosofo Peter Szendy approfondisce ulteriormente il tema. Inoltre, una serie di performance e incontri arricchiscono l’esperienza sensoriale proposta, rendendo Sonic Investigations una riflessione completa sul rapporto tra suono, spazio e percezione.

GRECIA

Commissario: Efthimios Bakogiannis
Curatori: Elisabetta Molteni, Klimis Aslanidis, Antonis Karamitrou, Anna Tsitonaki; Nikos Skoutelis
Sede: Giardini

Il Padiglione della Grecia alla Biennale di Architettura di Venezia 2025 presenta IntelligensHistorica, un progetto che esplora il passato come fonte di soluzioni architettoniche adattabili alla contemporaneità. Attraverso un dialogo tra scavi archeologici, reperti storici e studi d’archivio, il padiglione propone un’interpretazione innovativa del patrimonio, suggerendo che l’intelligenza accumulata nel corso della storia possa essere un patrimonio dinamico, capace di rispondere alle esigenze del presente.

L’esposizione mette in evidenza il potenziale di coniugare la saggezza antica con le tecnologie moderne, creando un ponte tra passato e futuro. In questo contesto, il progetto sottolinea l’importanza di riadattare le soluzioni architettoniche storiche, rendendole rilevanti per le sfide contemporanee. Il risultato è una riflessione sull’evoluzione della conoscenza e su come le lezioni apprese nel tempo possano informare la progettazione architettonica di oggi.

GRENADA

Commissario: Susan Mains
Curatore: Luisa Flora e Fulvio Caputo
Sede: La Toletta Spazioeventi, Fondamenta Borgo, 1134

Il Padiglione di Grenada alla Biennale di Architettura di Venezia 2025 è dedicato alla rinascita della Biblioteca Nazionale, chiusa dal 2004 dopo l’uragano Ivan. Il progetto unisce ricerca architettonica, memoria collettiva e il coinvolgimento della comunità, mirando a ripensare questo spazio come un centro civico e culturale.

L’allestimento si sviluppa in due percorsi distinti. Il primo, Meta-project, guidato dall’architetta Irina Kostka Da Silva, esplora risposte spaziali che rispondono alle sfide climatiche e alla specificità del territorio e del patrimonio culturale di Grenada. Il secondo percorso, Symbol, curato da Giulia Conti e Alessandro Virgilio Mosetti, esamina il valore pubblico dell’architettura, riflettendo sulla sua capacità di costruire identità e rafforzare il legame tra spazio e comunità.

L’obiettivo principale del progetto è ridare vita alla biblioteca come simbolo di resilienza e come un luogo di conoscenza condivisa, capace di generare intelligenza collettiva, radicata nel contesto culturale di Grenada.

IRLANDA

Commissario: Culture Ireland
Curatori: Cotter & Naessens Architects
Sede: Arsenale

Il Padiglione Irlandese alla Biennale di Architettura di Venezia 2025 presenta Assembly (Assemblea), un progetto ideato da Cotter & Naessens Architects in collaborazione con l’artista sonoro David Stalling, l’architetta e poetessa Michelle Delea, il curatore Luke Naessens e l’artigiano del legno Alan Meredith. Il titolo del progetto richiama l’idea di unire diversi elementi, sia in senso fisico, attraverso la costruzione, che simbolico, con l’incontro delle persone.

L’esposizione è un’installazione multisensoriale che trae ispirazione dall’Assemblea dei cittadini irlandese, un’iniziativa di democrazia partecipativa lanciata nel 2016. Quest’assemblea riunisce cittadini comuni per discutere temi sociali e politici rilevanti, un modello di partecipazione che valorizza il confronto e la diversità di opinioni.

Il cuore del progetto è una struttura costruita con materiali naturali e tecniche artigianali, come il legno di faggio irlandese e un tappeto tessuto a mano. Al suo interno, suoni, musica, poesia e le voci dei partecipanti dell’Assemblea interagiscono con l’architettura, trasformandola in uno strumento musicale vivente. La struttura si completa solo quando è abitata dai visitatori, creando un dialogo che invita alla riflessione sul valore dell’ascolto, della comunicazione paritaria e sulla capacità dell’architettura di favorire la costruzione di comunità.

ISLANDA

Commissario: Halla Helgadóttir
Curatore: Arnhildur Pálmadóttir
Sede: Castello 2125 (Ramo de la Tana)

Il Padiglione Islanda alla Biennale di Architettura 2025 presenta il progetto “Lavaforming”, che esplora un approccio innovativo e sostenibile alla creazione di materiali da costruzione. Guidato dall’architetto Arnhildur Pálmadóttir, fondatore di s.ap architects, il progetto propone di sfruttare i flussi di lava controllati per generare materiali da costruzione, trasformando una forza naturale distruttiva in una risorsa ecologica.

Con questo approccio, invece di considerare la lava come un evento di distruzione, il progetto mira a ridurre significativamente l’impatto ambientale dei materiali da costruzione, utilizzando le condizioni geologiche uniche dell’Islanda, caratterizzata da intensa attività vulcanica. Un’idea che offre nuove prospettive sulla sostenibilità e l’innovazione nell’architettura.

ITALIA

Commissario: Angelo Piero Cappello
Curatore: Guendalina Salimei
Sede: Arsenale

Il Padiglione Italia alla 19ª Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia 2025 è curato da Guendalina Salimei e presenta il progetto “Terræ Aquæ. L’Italia e l’intelligenza del mare”. Il tema esplora il rapporto vitale e complesso tra terra e mare, mettendo in evidenza la necessità di ripensare le coste italiane attraverso un approccio innovativo e sostenibile. Salimei invita a guardare l’Italia dal mare, un punto di vista inedito che mette in discussione le tradizionali visioni costiere.

Il progetto coinvolge una call for projects, con una risposta entusiasta da parte di professionisti, scuole e amministrazioni. Il padiglione, che aprirà il 10 maggio 2025, si concentrerà sulla rigenerazione delle aree costiere, portuali e turistiche, affrontando tematiche cruciali come la sostenibilità, il cambiamento climatico e la protezione degli ecosistemi marini. Un programma pubblico di eventi arricchirà l’esposizione, promuovendo un dibattito aperto sull’intelligenza del mare.

KOSOVO (REPUBBLICA DEL)

Commissario: National Gallery of Kosovo
Curatore: Erzë Dinarama
Sede: Arsenale

Il Padiglione del Kosovo alla Biennale di Architettura di Venezia 2025 esplora il tema delle ecologie in cambiamento, con un focus su come l’architettura possa rispondere a fenomeni ambientali in continua evoluzione. Il progetto presenta installazioni ibride che traggono ispirazione da paesaggi naturali e urbani, mettendo in evidenza le trame di trasformazione che caratterizzano i territori in mutamento.

Queste installazioni invitano a riflettere sulla complessità e sulla dinamicità dei contesti territoriali, suggerendo soluzioni architettoniche in grado di adattarsi e rispondere alle sfide poste dal cambiamento ecologico. L’intento è stimolare un ripensamento della progettazione, integrando elementi naturali e artificiali per affrontare le sfide del futuro in modo sostenibile.

KUWAIT

Commissario: Abdulaziz AI-Mazeedi
Curatori: Hamad Alkhaleefi, Naser Ashour, Rabab Raes Kazem, Mohammad Kassem
Sede: Tesa 42, Arsenale di Venezia, Fondamenta Case Nuove 2738/C, Venezia

Il Padiglione del Kuwait alla Biennale di Architettura di Venezia 2025 si concentra sull’essenza identitaria del paese, mettendo in dialogo artisti e designer emergenti. Ogni installazione evoca elementi spirituali, culturali e artigianali, esplorando il legame profondo tra le tradizioni del Golfo e le sfide di rinnovamento in un contesto globale.

Il progetto riflette su come l’architettura possa essere un veicolo di espressione culturale e trasformazione, integrando le radici storiche con le esigenze moderne. In questo modo, il padiglione offre una visione innovativa della tradizione kuwaitiana, esplorando il suo ruolo nel dialogo contemporaneo tra identità, creatività e sostenibilità.

LETTONIA

Commissario: Jānis Dripe
Curatori: Liene Jākobsone & Ilka Ruby
Sede: Arsenale

Il Padiglione della Lettonia alla Biennale di Architettura di Venezia 2025 esplora il paesaggio di confine attraverso le lenti delle strategie di difesa militare. La mostra evidenzia come barriere fisiche e dispositivi bellici, come recinzioni, trincee e ostacoli anti-carro, abbiano modellato il territorio e influenzato la vita quotidiana delle persone.

Realizzato dai team di SAMPLING e Nomad Architects, il progetto si concentra sull’esperienza degli abitanti delle aree di confine, interrogandosi su cosa significhi vivere ai margini della NATO. Utilizzando installazioni visive che riproducono materiali e segnali del controllo militare, il padiglione affronta le trasformazioni fisiche e psicologiche derivanti dalla logica della sicurezza.

La difesa è vista come un elemento che modifica non solo il paesaggio, ma anche le relazioni sociali, costringendo le persone ad adattarsi a un contesto in continua evoluzione. Il progetto invita a riflettere sulle implicazioni della sicurezza per il territorio e per la società.

LIBANO

Commissario: Jad Tabet
Curatori: Collective For Architecture Lebanon (CAL): Edouard Souhaid, Shereen Doummar, Elias Tamer, Lynn Chamoun
Sede: Arsenale

Il Padiglione del Libano alla Biennale di Architettura di Venezia 2025 indaga la dimensione mnemonica del territorio libanese, un luogo ricco di eredità storiche e segnato da tensioni contemporanee. La mostra utilizza documenti, mappe e progetti per evidenziare come la terra stessa custodisca le tracce di cambiamenti, conflitti e relazioni sociali nel corso del tempo.

Il progetto propone un’interpretazione del paesaggio come archivio vivo di identità multiple, dove ogni angolo del territorio racconta storie diverse e contrastanti. Il padiglione diventa così un luogo di riflessione sulle complesse dinamiche che plasmano la storia del Libano e sulle modalità con cui il territorio conserva la memoria di un passato travagliato, ma anche la speranza di un futuro rinnovato.

LITUANIA

Commissario: Jūratė Tutlytė
Curatore: Gintaras Balčytis
Sede: Santa Maria dei Derelitti, Ospedaletto Complex, Barbaria delle Tole – Castello 6691

Il progetto del Padiglione della Lituania esplora le implicazioni ecologiche, sociali e culturali della rimozione degli alberi nei contesti urbani. L’esposizione si concentra su come le trasformazioni del paesaggio influenzano le connessioni tra natura e città. Un ceppo sradicato diventa simbolo di un’interruzione fisica e metaforica di questi legami, sottolineando la perdita di equilibrio tra ambiente naturale e spazi urbani.

Modelli architettonici presenti nell’installazione propongono soluzioni per integrare la vegetazione nel progetto urbano, mentre un’installazione video combina rilievi spaziali, materiali documentari e ambienti sonori per riflettere sulla realtà trasformata. Il lavoro si svolge all’interno della Chiesa di Santa Maria dei Derelitti e ospita uno spazio di ricerca attivo, dove università e professionisti collaborano per sviluppare soluzioni orientate alla neutralità climatica.

Il progetto propone una visione del paesaggio come infrastruttura culturale, una risorsa condivisa che si costruisce nel tempo, suggerendo un futuro dove la città e la natura possano coesistere in equilibrio.

MACEDONIA DEL NORD (REPUBBLICA DI)

Commissario: Maja Nedelkoska Brzanova
Curatore: Blagoja Bajkovski
Sede: Arsenale

Il Padiglione della Macedonia esplora il brutalismo architettonico come parte fondamentale dell’identità urbana e sociale del paese. Attraverso fotografie, plastici e testimonianze, l’esposizione racconta l’evoluzione degli edifici brutalisti e il loro impatto sulle comunità locali.

Questo approccio offre uno sguardo sulle potenzialità e le contraddizioni di un’epoca costruttiva decisiva, in cui la brutalità dei materiali e delle forme architettoniche ha plasmato non solo il paesaggio urbano, ma anche le dinamiche sociali. Il progetto invita a riflettere sul significato e sull’eredità di queste strutture, ponendo l’accento sulla loro capacità di definire uno spazio di vita collettiva, tra funzionalità e complessità culturale.

MAROCCO (REGNO DEL)

Commissario: Mohammed Benyaacoub
Curatore: Khalil Morad El Ghilali and El Mehdi Belyasmine
Sede: Arsenale

Il Padiglione del Marocco esplora il tema della stratificazione culturale e materica, offrendo un viaggio attraverso tradizioni tessili, calligrafia e innovazioni spaziali. L’esposizione mette in luce i dettagli tipici dell’architettura marocchina, reinterpretandoli in installazioni che evidenziano contaminazioni e riletture contemporanee.

Il progetto riflette su come le tradizioni locali possano essere integrate con visioni moderne, creando un dialogo dinamico tra il passato e il presente. Le installazioni rivelano la ricchezza della cultura marocchina, mescolando materiali e tecniche antiche con nuove concezioni dello spazio, proponendo una riflessione sulle possibili evoluzioni future dell’architettura.

MESSICO

Commissario: José María Bilbao Rodríguez
Curatori: Ignacio Urquiza Seoane, Ana Paula de Alba, Michela Lostia di Santa Sofia, Andrea Mejía, Paulina García Ortíz, Lucero Chaires, Federico de Antuñano e Emilio M. Frausto Estudio IUAPdA. Ana Paula Ruiz Galindo, Mecky Reuss e Diego Manzano Pedro&Juana. Sana Frini, Jachen Schleich, Santiago Sitten, Javiera Elicer, Rodrigo Huesca e Aldo Urban Locus. María Marín de Buen, Yavanna Latapí e Isabel Brocado Estudio María Marín de Buen. Lucio Usobiaga Hegewisch e Nathalia Muguet. Miguel Ángel Vega Ruiz, Xavier Delgado González e Shantal Gabriela Haddad Gómez ILWT
Sede: Arsenale

MONTENEGRO

Commissario: Mirjana Đurišić
Curatore: Miljana Zeković
Sede: ArteNova Campo San Lorenzo 5063

Il progetto del Montenegro esplora il concetto di međe, i segni tracciati sulla terra che definiscono confini tra proprietà, comunità o territori. Queste linee, pur semplici, portano con sé un profondo significato sociale e culturale.

L’intervento crea un paesaggio sperimentale, caratterizzato da strutture in policarbonato che ospitano batteri raccolti in diverse aree del Paese. Attraverso questa installazione, il progetto trattato il suolo come un archivio in continua trasformazione, dove ogni traccia riflette l’uso del terreno, la convivenza e l’equilibrio tra le sue componenti.

Nel tempo, le colture che si sviluppano attivano uno spazio condiviso tra architettura e biologia, mostrando come la materia vivente possa modificare l’ambiente, generare variazioni e creare nuove possibilità di interazione tra specie e generazioni.

OMAN (SULTANATO DELL)

Commissario: Sayyid Saeed bin Sultan bin Yarub Al Busaidi
Curatore: Majeda Alhinai
Sede: Arsenale

Il progetto Traces dell’Oman riflette sulle impronte lasciate dal tempo nel patrimonio costruttivo del Paese. Combinando materiali tradizionali, antiche tecniche di muratura e interpretazioni digitali, l’esposizione esplora la continuità temporale delle strutture. Gli allestimenti mettono in risalto il dialogo tra identità storica e rinnovamento, offrendo una visione innovativa della tradizione architettonica omanita e del suo legame con il presente.

PAESI BASSI

Commissario: Aric Chen
Curatore: Amanda Pinatih
Sede: Giardini

Il padiglione olandese alla Biennale di Venezia si trasforma in uno sport bar, un ambiente quotidiano reinterpretato come spazio critico. Il progetto esplora come l’architettura influisce sull’organizzazione dei corpi, dei ruoli e dei comportamenti, utilizzando lo sport come strumento di indagine. Gabriel Fontana propone nuove modalità di gioco, Multiform e Fluid Field, che riscrivono le dinamiche di partecipazione e mettono in discussione le gerarchie tradizionali. La scenografia, curata da Koos Breen e Jeannette Slütter, invita i visitatori a riflettere sullo spazio, sia come osservatori che come partecipanti.

PAESI NORDICI (FINLANDIA, NORVEGIA, SVEZIA)

Commissari: Carina Jaatinen, Yngvill Aagaard Sjöösten, Karin Nilsson
Curatore: Kaisa Karvinen
Sede: Giardini

Il padiglione dei Paesi Nordici (Finlandia, Norvegia, Svezia) sfida le regole dell’architettura modernista attraverso la lente del corpo trans. Il progetto propone una reinterpretazione degli spazi del padiglione tramite performance, installazioni e materiali scenici che sovvertono concetti di ordine, simmetria e controllo formale.

Le azioni in scena mettono in evidenza come l’architettura non solo possa influire sui comportamenti, ma anche definire e limitare le identità. L’artista Teo Ala-Ruona sottolinea come “Il comfort nasca in spazi complessi, dove la mia silhouette non è al centro della scena”, trasformando performance e architettura in strumenti per immaginare ambienti più inclusivi, aperti e adattabili alla pluralità dei corpi.

PAKISTAN

Commissario: Muhammad Arif Changezi
Curatori: Anique Azhar, Sami Chohan, Salman Jawed, Bilal Kapadia, Mustafa Mehdi, Madeeha Merchant, Arsalan Rafique, Ayesha Sarfraz (collettivo)
Sede: Spazio 996/A

Il padiglione del Pakistan esplora i temi della fragilità e dell’adattabilità, mettendo in evidenza le connessioni tra sistemi naturali e urbani. Attraverso installazioni e studi di caso, il progetto illustra come la costruzione di reti collaborative e l’utilizzo di materiali locali possano dar vita a un’architettura capace di affrontare e resistere ai cambiamenti dei contesti mutevoli. L’approccio sottolinea l’importanza di un’architettura resiliente, capace di rispondere efficacemente alle sfide ambientali e sociali.

PERÙ

Commissario: José Orrego
Curatori: Alex Hudtwalcker, Sebastián Cillóniz, Jose Ignacio Beteta, and Gianfranco Morales
Sede: Arsenale

Il Padiglione del Perù alla 19ª Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia esplorerà l’architettura vernacolare delle isole galleggianti degli Uros, nel lago Titicaca. Questo ecosistema abitativo, unico nel suo genere, è costruito interamente con la totora, una pianta acquatica che funge da materiale per case, barche e isole.

Il progetto propone un’analisi tecnico-culturale. Da un lato, osserva la relazione tra ambiente naturale e strutture architettoniche. Dall’altro, mette in luce l’intelligenza ecologica delle comunità indigene, che da secoli abitano in equilibrio con il contesto lacustre.

Attraverso una narrazione installativa, il padiglione peruviano intende valorizzare pratiche sostenibili e resilienti. In particolare, offre spunti utili per riflettere su forme abitative adattive, leggere e temporanee. Questi modelli potrebbero diventare sempre più centrali nel dibattito architettonico contemporaneo, specialmente in un’epoca segnata da crisi climatiche e ambientali.

La curatela è affidata a un team interdisciplinare composto da José Ignacio Beteta, Sebastián Cillóniz, Gianfranco Morales e Alex Hudtwalcker. Insieme, offrono una visione progettuale che unisce ricerca, pratica architettonica e attenzione al patrimonio immateriale.

POLONIA

Commissario: Agnieszka Pindera
Curatrice: Aleksandra Kędziorek
Sede: Giardini

Il padiglione polacco esplora il legame tra architettura, sicurezza e protezione, mettendo in relazione dispositivi tecnologici moderni, come estintori, videocamere e serrature, con simboli e gesti tradizionali, come ferri di cavallo e rami d’erbe. L’allestimento evidenzia come tecnologia e rituali, seppur appartenenti a contesti diversi, rispondano entrambi al bisogno di protezione, sia fisica che simbolica. Il progetto indaga come, attraverso elementi minimi – come angoli, oggetti e segni – si possano trasmettere sensazioni di stabilità in un mondo caratterizzato dall’instabilità.

PORTOGALLO

Commissario: Américo Rodrigues
Curatori: Paula Melâneo, Pedro Bandeira e Luca Martinucci
Sede: Fondaco Marcello

Il padiglione portoghese parte da una domanda semplice ma profonda: esiste ancora un paradiso? L’installazione Paraíso, hoje risponde con un atlante visivo che unisce suoni, immagini e intelligenza artificiale, offrendo uno sguardo lucido sul territorio. Il progetto esplora le due forze opposte che spingono il paese: da un lato, la costa, sotto assalto dal turismo, e dall’altro, l’interno, che appare sempre più svuotato.

L’installazione invita a riflettere e guardare con maggiore attenzione, suggerendo che anche in un paesaggio apparentemente segnato dal disastro, esistono ancora spazi di valore da riconoscere. In questo contesto, l’architettura viene presentata come un atto culturale e collettivo, un elemento capace di contribuire alla costruzione di un paradiso possibile– un paradiso da comprendere, discutere e costruire oggi.

QATAR

Commissario: Sua Eccellenza Sheikha Al Mayassa bint Hamad bin Khalifa Al Thani
Curatori: Aurélien Lemonier, Sean Anderson
Sede: Giardini e Palazzo Franchetti San Marco 2847

Il Qatar presenta un doppio intervento alla Biennale Architettura 2025, affrontando il tema dell’ospitalità come condizione architettonica e culturale, legata a trasformazioni planetarie e sociali in atto.

Ai Giardini, il sito che ospiterà il nuovo padiglione permanente progettato da Lina Ghotmeh viene anticipato da una struttura temporanea in bambù progettata da Yasmeen Lari. Questo centro comunitario, simbolo di cura condivisa, pone al centro la resilienza come principio costruttivo, invitando a riflettere sulla dimensione collettiva dell’ospitalità.

A Palazzo Franchetti, la mostra Beyti Beytak. My home is your home riunisce oltre trenta architetti di diverse generazioni e contesti culturali. Il progetto esplora come gli spazi domestici, religiosi e civici possano essere progettati per generare un senso di appartenenza, interrogando il significato e la dimensione dell’abitare in relazione agli altri, alla cultura e all’ambiente che ci circonda.

ROMANIA

Commissario: Attila Kim
Curatore: Cosmina Goagea
Sede: Giardini e New Gallery of Istituto Romeno di Cultura e Ricerca Umanistica (Palazzo Correr, Campo Santa Fosca, Cannaregio 2214)

Il padiglione romeno si concentra sul ruolo della figura umana nell’immaginare lo spazio, utilizzando un archivio di disegni del XX secolo come punto di partenza. Oggetti, prototipi e installazioni esplorano il legame tra architettura, emozione e politica, mettendo in dialogo le sculture di Vlad Nancă con un’installazione immersiva di Muromuro Studio. I bozzetti, trasformati in oggetti tridimensionali a grandezza naturale, propongono una rilettura dell’architettura come espressione emotiva e di identità collettive.

L’allestimento espositivo si apre con pareti traslucide, creando un’atmosfera che invita a riconsiderare i confini tra il corpo e lo spazio costruito, tra l’osservatore e il luogo. Le tavole tecniche, accostate a mappe e materiali storici, pongono in evidenza come il progetto dello spazio sia sempre stato influenzato dai sistemi di potere e dalle dinamiche sociali. Un invito a riflettere su come l’architettura possa essere una forma di espressione politica ed emotiva, che plasmi la nostra percezione del mondo.

SANTA SEDE

Commissario: Cardinale José Tolentino de Mendonça
Curatori: Marina Otero Verzier, Giovanna Zabotti
Sede: Complesso di Santa Maria Ausiliatrice, Fondamenta S. Gioacchin, Castello 450

La Santa Sede ritorna alla Biennale Architettura con un progetto significativo che segna un’importante novità: per la prima volta, dispone di uno spazio fisso a Venezia, situato nel Complesso di Santa Maria Ausiliatrice a Castello. Il progetto, intitolato Opera Aperta, è curato da Marina Otero Verzier e Giovanna Zabotti, con la collaborazione di Tatiana Bilbao ESTUDIO e MAIO Architects.

La proposta trasforma il restauro dell’edificio in un “cantiere condiviso”, dove il lavoro sui muri si intreccia alla ricostruzione di reti di vicinato e ospitalità. Ispirato all’enciclica Laudato si’, il progetto promuove una visione che unisce architettura responsabile e cura collettiva, coinvolgendo attivamente associazioni e comunità locali. In questo modo, il padiglione diventa un vero e proprio laboratorio di intelligenza comune, dove il recupero dell’edificio si trasforma in un’opportunità per riflettere sul ruolo dell’architettura come strumento di connessione sociale e di attenzione al mondo esistente.

Opera Aperta non si limita a essere una semplice esposizione, ma invita alla partecipazione, facendo del restauro un processo che coinvolge e arricchisce il territorio, dando vita a un esempio concreto di come l’architettura possa diventare uno spazio di condivisione, cura e rigenerazione.

SERBIA

Commissario: Biljana Jotić
Curatore: Slobodan Jovic
Sede: Giardini

Il padiglione della Serbia alla Biennale Architettura 2025 si concentra sul concetto di “Dipanare”, che suggerisce l’idea di sciogliere nodi concettuali per aprire la strada a nuove possibilità. Il progetto esplora il rinnovamento urbano attraverso strutture leggere e percorsi immersivi, creando un ambiente che invita a riflettere sulla fluidità delle relazioni e sull’adattabilità degli spazi.

L’allestimento pone l’accento sulla creazione di ambienti in cui le connessioni tra persone e luoghi possano intrecciarsi e modificarsi liberamente, senza rigidità. Ogni elemento dell’esposizione suggerisce un’architettura che non solo si adatta, ma che stimola anche il cambiamento e l’evoluzione, esemplificando come le città possano essere spazi dinamici dove le relazioni e le identità non sono fisse, ma in continua trasformazione.

Il padiglione serbo, quindi, diventa un invito a pensare a nuove modalità di convivenza urbana, dove l’architettura non è solo un contenitore, ma un catalizzatore di esperienze condivise che rispondono ai cambiamenti sociali, culturali e ambientali.

SINGAPORE

Commissario: YAP Lay Bee Urban Redevelopment Authority, Dawn LIM DesignSingapore Council
Curatori: TAI Lee Siang, KHOO Peng Beng, Erwin VIRAY, Carlos BANON, Immanuel KOH, Jason LIM, Sam Conrad JOYCE (collettivo)
Sede: Arsenale

Il padiglione di Singapore alla Biennale Architettura 2025 esplora l’affascinante connessione tra gusto, cultura gastronomica e progettazione urbana. Il progetto indaga come l’identità di Singapore sia profondamente legata alla mescolanza di sapori e come questa fusione di tradizioni culinarie possa riflettersi nella configurazione spaziale della città.

Attraverso una combinazione di mapping culinari, plastici e installazioni interattive, il padiglione invita i visitatori a esplorare il modo in cui le pratiche alimentari e gli spazi pubblici si intrecciano, dando forma a un ambiente urbano che promuove la socializzazione, la condivisione e la convivialità. Le installazioni pongono in risalto come le abitudini alimentari, che spaziano da street food a ristorazione gourmet, influenzino la progettazione degli spazi pubblici, creando luoghi di incontro che sono tanto funzionali quanto culturali.

Il progetto si propone di far riflettere sulla città come un organismo vivente, in cui il cibo e la sua preparazione diventano simboli della diversità culturale e dell’interazione sociale. Singapore, quindi, non solo come luogo fisico, ma come comunità alimentata dalla fusione di tradizioni culinarie che alimentano la sua identità e la sua architettura.

SLOVENIA (REPUBBLICA DI)

Commissario: Maja Vardjan
Curatori: Ana Kosi e Ognen Arsov
Sede: Arsenale

Il padiglione della Slovenia alla Biennale Architettura 2025 rende omaggio alla tradizione costruttiva del paese, celebrando il lavoro dei carpentieri e delle maestranze che hanno plasmato paesaggi e infrastrutture nel corso dei secoli. Il progetto esplora come disegni, tecniche e materiali tradizionali possano essere riletti in una chiave contemporanea, dando nuova vita a un patrimonio che unisce l’artigianalità alle sfide future.

L’esposizione presenta una serie di installazioni interattive che mettono in luce il processo costruttivo, dall’uso dei materiali locali alla valorizzazione delle abilità manuali. Ogni elemento del padiglione, dai disegni tecnici ai modelli architettonici, riflette il legame tra passato e futuro, tra il patrimonio artigianale e le innovazioni tecnologiche che plasmeranno il futuro dell’architettura slovena.

Il progetto invita a una riflessione sul valore della tradizione e sul suo potenziale di adattamento alle esigenze moderne, riscoprendo la bellezza e l’efficacia delle tecniche costruttive tradizionali in un mondo in continua evoluzione. Un omaggio, dunque, non solo al passato, ma anche alla capacità dell’architettura di evolversi, mantenendo al contempo la sua essenza culturale e artigianale.

SPAGNA

Commissari: MIVAU, AECID, AC/E
Curatori: Roi Salgueiro Barrio, Manuel Bouzas Barcala
Sede: Giardini

Il padiglione della Spagna alla Biennale Architettura 2025 si concentra su un tema urgente e fondamentale: la decarbonizzazione dell’architettura. Il progetto, intitolato Internalities, riunisce sedici progetti che esplorano soluzioni sostenibili utilizzando materiali locali e tecniche a basso impatto ambientale. Questi progetti evidenziano come la costruzione possa diventare un atto più rispettoso verso l’ambiente, senza rinunciare alla qualità e alla funzionalità.

Il cuore del progetto è l’uso di materiali naturali come legno, pietra, ceramica, terra e fibre naturali, che vengono presentati come strumenti fondamentali per ricucire il rapporto tra costruzione e territorio. La mostra si articola attorno a cinque assi tematici, ciascuno trattato attraverso il lavoro di cinque diverse regioni della penisola iberica: materiali, mestieri, energie, rifiuti ed emissioni.

Internalities vuole dimostrare che la transizione ecologica non è solo una questione di teoria, ma anche una pratica concreta, che passa attraverso l’adozione di strategie architettoniche capaci di leggere, rigenerare e trasformare le risorse esistenti, senza consumare il paesaggio. L’esposizione è un invito a riflettere su come l’architettura possa essere parte di una soluzione ecologica, integrando la sostenibilità con la tradizione e l’innovazione.

STATI UNITI D’AMERICA

Commissario/Curatore: Peter MacKeith
Sede: Giardini

Il Padiglione degli Stati Uniti alla Biennale Architettura di Venezia 2025 si concentrerà sul portico, esplorando il suo significato nella cultura americana. Il progetto, intitolato “PORCH: An Architecture of Generosity”, invita a vedere il portico non solo come un elemento architettonico, ma come uno spazio di connessione e di relazioni, un luogo che favorisce l’incontro tra le persone.

Nel contesto della Biennale, il padiglione, progettato nel 1930 in stile neoclassico da William Adams Delano e Chester Holmes Aldrich, verrà trasformato in uno spazio accogliente che riflette l’importanza del portico nella tradizione architettonica americana. Al suo interno, sarà allestita una mostra che presenterà circa 50 progetti provenienti da tutto il paese, sia recenti che storici, offrendo una panoramica sull’evoluzione di questo elemento architettonico e sul suo ruolo nella cultura sociale e urbana degli Stati Uniti.

SVIZZERA

Commissario: Fondazione svizzera per la cultura Pro Helvetia: Sandi Paucic, Rachele Giudici Legittimo
Curatori: Elena Chiavi, Kathrin Füglister, Amy Perkins, Axelle Stiefel e Myriam Uzor
Sede: Giardini

Il padiglione svizzero alla Biennale Architettura 2025 esplora una riflessione speculativa sulla storia dell’architettura, ponendo una domanda provocatoria: cosa sarebbe successo se, invece di Bruno Giacometti, fosse stata Lisbeth Sachs a progettare il Padiglione Svizzero ai Giardini? La mostra si propone di riscrivere e rileggere la storia architettonica, proponendo una visione alternativa, più inclusiva, che mette in discussione le narrazioni dominanti.

Il progetto parte dalla ricostruzione dello spazio espositivo che Sachs realizzò per l’Esposizione del Lavoro Femminile di Zurigo nel 1958. Invece di essere semplicemente una riproposizione storica, lo spazio viene reinterpretato come un’esperienza sonora immersiva, in cui le geometrie e i materiali modernisti si contaminano con voci, suoni e memorie che evocano un’eredità rimasta in ombra. Questo intervento pone l’accento su una narrazione architettonica che non è mai stata completamente raccontata, quella delle donne che, sebbene spesso escluse dalla storia ufficiale, hanno contribuito in modo significativo alla definizione del paesaggio costruito.

Il progetto invita quindi a ripensare chi ha avuto il potere di scrivere la storia dell’architettura e, soprattutto, chi è stato escluso da questa narrazione. Lisbeth Sachs viene proposta come una figura chiave, un’alternativa a Giacometti, e attraverso questa rilettura si solleva una questione molto attuale: quale pluralità di sguardi può ridisegnare il nostro modo di abitare il paesaggio costruito?

La mostra non si limita a un’esercitazione teorica, ma intende stimolare un dibattito contemporaneo sulla diversità di voci e approcci nella progettazione e nella definizione dello spazio. Si tratta di un invito a considerare come la pluralità di esperienze e prospettive possa arricchire e completare la nostra comprensione dell’architettura e del paesaggio urbano.

THAILANDIA

Commissario: The Office of Contemporary Art and Culture, Ministry of Culture
Curatore: Chutayaves Sinthuphan The Association of Siamese Architects Under Royal Patronage
Sede: Castello Gallery, Castello 1636/A

Il Padiglione Thailandese alla Biennale Architettura 2025 si sviluppa attorno al concetto di interconnessione tra natura, cultura e innovazione. Il rattan è l’elemento centrale di questo progetto. Questo materiale tradizionale, lavorato artigianalmente, diventa il filo conduttore di un progetto che cresce come un organismo vivente. Rappresenta una sinergia tra manualità artigiana e sperimentazione tecnologica.

Le installazioni nel padiglione raccontano come l’architettura possa essere un ponte tra il passato e il futuro. Il progetto intreccia tradizione e innovazione. Fibra di rattan, bamboo e materiali fabbricati in 3D si combinano per creare uno spazio fluido e dinamico. Le geometrie modellate dalle fibre intrecciate catturano la luce. Queste geometrie raccontano un’idea di sostenibilità radicata nelle tradizioni locali, ma capace di abbracciare il cambiamento e il futuro.

Ogni installazione si configura come un omaggio al gesto manuale, alla capacità di reinventare materiali e forme senza perdere il legame profondo con il territorio e con il tempo. In un mondo in cui la sostenibilità è sempre più cruciale, il progetto propone un modo di fare architettura che non solo risponde alle sfide contemporanee, ma celebra anche un ritorno alla manualità. La lavorazione dei materiali naturali e la creazione di spazi si sviluppano in modo armonioso con l’ambiente circostante.

Il padiglione non è solo una riflessione sulla sostenibilità ecologica, ma anche un invito a considerare come l’arte del costruire possa essere una forma di connessione profonda con la natura. Tale connessione attraversa il tempo e si adatta alle esigenze del presente e del futuro.

TOGO

Commissario: Sonia Lawson
Curatori: Jeanne Autran-Edorh, Fabiola Büchele
Sede: Squero Castello, Salizada Streta 368

Il Padiglione del Togo alla Biennale Architettura 2025 esplora le tradizioni costruttive togolesi. Il progetto si concentra principalmente sulle architetture vernacolari, come i villaggi in terra cruda. Tuttavia, include anche una riflessione sulle strutture coloniali, reinterpretate nel corso del tempo.

Il padiglione presenta fotografie, reperti e racconti orali. Questi elementi evidenziano la varietà di tecniche costruttive adottate nel Togo. Inoltre, viene messa in luce l’adattamento e la creatività che le comunità locali hanno utilizzato per rispondere alle esigenze del territorio, del clima e delle risorse disponibili.

Un esempio significativo è rappresentato dalle tecniche di costruzione in terra cruda. Queste sono una parte fondamentale dell’identità architettonica del Paese. Non solo sono sostenibili, ma sono anche fortemente legate alla cultura e alle tradizioni locali.

Il progetto sottolinea l’importanza di conservare e valorizzare queste pratiche tradizionali. In un contesto globale, in cui la modernizzazione potrebbe annullare l’identità architettonica, il padiglione invita a riflettere sul valore della diversità culturale. Inoltre, enfatizza il ruolo dell’architettura nel preservare e trasmettere la memoria storica e culturale delle comunità.

In questo modo, il padiglione togolese non celebra solo il patrimonio architettonico del Paese. Propone anche un modello di sostenibilità che valorizza l’uso di materiali locali e tecniche ancestrali. L’obiettivo è invitare a ripensare la costruzione del futuro, utilizzando le tradizioni come fonte di ispirazione.

TURCHIA

Commissario: Istanbul Foundation for Culture and Arts (İKSV)
Curatori: Ceren Erdem, Bilge Kalfa
Sede: Arsenale

Il Padiglione della Turchia alla Biennale Architettura di Venezia 2025, curato da Ceren Erdem e Bilge Kalfa, affronta il tema del suolo con la mostra Grounded. Il progetto invita a riflettere su un elemento spesso trascurato, ma essenziale per la vita, la memoria e la trasmissione del sapere.

Attraverso un linguaggio che unisce architettura, arte, scienza ed esperienze sensoriali, Grounded propone una lettura complessa e stratificata del suolo. La mostra indaga il suo ruolo come archivio vivente e come infrastruttura ecologica, capace di connettere passato e presente.

In questo contesto, il padiglione promuove un approccio progettuale più consapevole e radicato. Da un lato, valorizza le tecniche costruttive tradizionali. Dall’altro, incoraggia una visione innovativa del rapporto tra ambienti sotterranei e superfici abitate.

L’obiettivo è generare nuove prospettive sull’abitare, in un’epoca in cui il cambiamento climatico e la transizione ecologica impongono un ripensamento profondo delle modalità di interazione con il territorio.

UCRAINA

Commissario: Tetyana Filevska
Curatori: Bogdana Kosmina, Michal Murawski, Kateryna Rusetska
Sede: Arsenale

Il Padiglione Ucraino alla Biennale Architettura 2025 presenta una riflessione intensa e concreta su ricostruzione e sopravvivenza. Il titolo, “Dakh”, che significa “tetto”, rappresenta la forma più elementare dell’abitare. Questo simbolo di rifugio fragile è posto sotto cieli minacciati da missili e droni.

La mostra unisce il vernacolare tradizionale delle case rurali con quello d’emergenza, sviluppato durante il conflitto. Utilizzando materiali di recupero e sfruttando l’auto-organizzazione, il padiglione esplora come gli spazi possano essere ricostruiti in tempo di guerra. Il concetto di hardcore torna alle sue radici: macerie e detriti vengono riutilizzati come fondamento per nuove strutture.

Il progetto promuove un’etica della ricostruzione che nasce dall’urgenza e dalla cura condivisa. Esso sottolinea la capacità di riparare mentre il conflitto è ancora in corso, un atto di resistenza e adattamento. Attraverso l’uso di materiali audiovisivi e progetti architettonici, la mostra propone nuove visioni di resistenza e rinnovamento. Queste riflessioni danno vita a spazi collettivi che rispondono alle necessità immediate, ma anche alle sfide future.

UNGHERIA

Commissario: Julia Fabényi
Curatore: Márton Pintér
Sede: Giardini

Il Padiglione Ungherese alla Biennale Architettura 2025, dal titolo “There Is Nothing to See Here”, esplora le alternative professionali degli architetti che hanno scelto di superare i confini tradizionali della disciplina. La mostra racconta dodici storie che dimostrano come le competenze architettoniche possano influenzare e ridefinire industrie, politiche, invenzioni e cultura visiva.

Le storie incluse nel progetto presentano invenzioni iconiche come il Cubo di Rubik, piattaforme creative come Prezi, e progetti di rigenerazione urbana. Il padiglione è concepito come uno studio abbandonato, pieno di tracce di idee e percorsi, simbolo della libertà creativa e dell’innovazione. Questo ambiente rappresenta un approccio all’architettura che va oltre la costruzione di edifici, mirando a nuovi orizzonti.

La mostra è anche una critica al mercato immobiliare, che spesso riduce l’architettura a una mera merce, privandola di un valore più profondo. Inoltre, invita a ripensare la professione dell’architetto come una pratica trasversale, capace di contaminare diversi settori e trasformare la società. Il padiglione promuove un’architettura innovativa, che non si limita alla costruzione fisica, ma punta a trasformare l’arte del progettare come una forza di cambiamento sociale e culturale.

Con questa esposizione, il Padiglione Ungherese sfida il concetto tradizionale di architettura e invita alla riflessione su come le competenze architettoniche possano rivoluzionare e arricchire diversi ambiti, dall’industria alla cultura visiva.

URUGUAY

Commissario: Martín Craciun
Curatori: Katia Sei Fong, Ken Sei Fong, Luis Sei Fong
Sede: Giardini

Il Padiglione Uruguay alla Biennale Architettura 2025 si concentra su un tema centrale per il Paese: l’acqua. Il 53,86% del territorio dell’Uruguay è composto da acque marittime, un dato che ispira il titolo del progetto. L’acqua non è solo una risorsa naturale, ma rappresenta anche la storia, l’identità e la vita del Paese. È, inoltre, la chiave per progettare nuovi scenari urbani e sociali, soprattutto in un contesto globale segnato da cambiamenti climatici e tensioni ambientali.

Il progetto del padiglione invita a riflettere su una nuova epoca, denominata Hydrocene, in cui la gestione delle risorse idriche diventa essenziale per il futuro dell’umanità. L’acqua è presentata sia come elemento naturale che come bene conteso e risorsa politica. In questo contesto, l’acqua è anche parte integrante dello spazio costruito.

Attraverso fotografie, cartografie e installazioni multimediali, il padiglione esplora la relazione tra terra e acqua, mettendo in scena paesaggi fluviali e marittimi. Un’installazione sonora e sensoriale trasforma il padiglione in un ambiente immersivo, in cui gocce d’acqua, ametiste sospese e superfici tessili evocano il ciclo vitale dell’acqua e la sua gravità.

Il percorso espositivo propone una visione liquida dell’architettura, flessibile e mutevole, capace di ripensare il rapporto tra natura e progetto. In un’epoca segnata da cambiamenti climatici, il padiglione suggerisce un’architettura che può adattarsi, evolversi e rispondere alle sfide ambientali. Il progetto, dunque, non solo riflette sulla gestione delle risorse idriche, ma invita a immaginare come l’acqua possa diventare un punto focale per la sostenibilità e l’equilibrio futuro delle città e delle società.

UZBEKISTAN (REPUBBLICA DEL)

Commissario: Gayane Umerova
Curatore: GRACE (Ekaterina Golovatyuk, Giacomo Cantoni)
Sede: Arsenale

Il Padiglione Uzbekistan alla Biennale Architettura 2025 presenta un’opera iconica che porta alla luce una parte dimenticata della storia architettonica e scientifica del Paese. A Matter of Radiance si concentra su una enorme parabola solare situata nel deserto uzbeko, un simbolo potente di innovazione e contraddizioni. La parabola è parte del Sun Heliocomplex, costruito nel 1987 vicino a Tashkent. Questo gigantesco forno solare, uno dei pochi esistenti al mondo, fu progettato per studiare i materiali a temperature estreme e rappresenta un eccezionale esempio di architettura tecnologicamente avanzata.

Il padiglione esplora l’eredità modernista di questo sito, simbolo di un periodo segnato da contraddizioni: pur essendo tecnologicamente all’avanguardia, il Sun Heliocomplex ha anche mostrato la mancanza di sostenibilità e la memoria da rileggere. Il progetto mette in evidenza come architettura e scienza possano intrecciarsi per sollevare domande cruciali su temi come la conservazione, l’innovazione e il futuro.

Il padiglione ospita frammenti architettonici trasportati da Tashkent, che, combinati con nuove installazioni, fanno emergere la forza visionaria del modernismo di Tashkent, oggi riconosciuto come patrimonio nazionale. In questo modo, l’intervento non solo celebra una parte dimenticata della storia architettonica uzbeka, ma invita anche a riflettere su come il passato possa essere reinterpretato per costruire un domani più consapevole. La mostra diventa un gesto di riscoperta e di invito a considerare la storia come una risorsa da cui attingere per affrontare le sfide future in modo più sostenibile e consapevole.

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