Proenza Schouler SS27

Rachel Scott punta sugli accessori e frulla il brand in stampe e animalier

Dopo il debutto prudente della scorsa stagione, Rachel Scott arriva alla seconda collezione per Proenza Schouler con un’ambizione più evidente: dare finalmente un’immagine alla nuova fase della maison. Il problema è che, guardando la Primavera-Estate 2027, quell’immagine sembra ancora non esserci.

C’è il colore, ci sono le stampe, l’animalier, il tailoring, la sensualità, la maglieria, le superfici lucide, le frange, i volumi morbidi. C’è soprattutto il ritorno della PS1, la borsa che più di ogni altro accessorio ha contribuito a costruire l’identità di Proenza Schouler negli anni Duemila.

Ma manca, almeno per ora, una cosa più difficile da progettare: una ragione per cui tutti questi elementi debbano stare insieme sotto il nome Proenza Schouler.

È qui che la seconda prova di Scott diventa interessante. Non perché sia una collezione mal riuscita — tutt’altro — ma perché mette in evidenza il problema che oggi molte maison devono affrontare: come costruire un’identità nuova senza limitarsi a mettere in ordine identità già esistenti.

Dopo il debutto, il problema diventa l’identità

La prima collezione di Rachel Scott aveva soprattutto il compito di prendere le misure della casa.

Ora il margine per osservare si restringe.

Alla seconda stagione ci si aspetta che il designer inizi a stabilire una gerarchia: questo è il mio volume, questo è il mio modo di usare il colore, questa è la mia donna, questo è ciò che rende Proenza riconoscibile anche quando togli il logo.

Scott invece sembra procedere per accumulo.

Un cappotto strutturato incontra una stampa tigrata. Una silhouette asciutta viene interrotta da un elemento voluminoso. Il colore entra in blocchi saturi. La sensualità arriva attraverso trasparenze e drappeggi. Le superfici si moltiplicano e i riferimenti si sovrappongono.

Il risultato è visivamente ricco, ma identitariamente ancora instabile.

È come se Scott stesse ancora cercando la risposta alla domanda più semplice e più difficile: che cosa deve essere Proenza Schouler adesso?

E in una maison che ha appena perso i suoi fondatori — Jack McCollough e Lazaro Hernandez, oggi lontani dal brand — non è una domanda secondaria.

È la domanda.

C’è chi vive di archivio e chi lo frulla

Il problema non è citare l’archivio.

Anzi, in questo momento la moda sembra aver definitivamente accettato che l’archivio sia uno degli strumenti più potenti per costruire il presente. Il problema è come lo si usa.

Ci sono maison che vivono di archivio perché hanno costruito nel tempo un codice talmente forte da poterlo continuamente riformulare. E poi ci sono quelle che prendono l’archivio come un grande repertorio di forme, immagini e prodotti da rimescolare con il presente.

Proenza Schouler, oggi, sembra più vicina alla seconda categoria.

La PS1 torna, ma insieme a lei arrivano animalier, stampe grafiche, colori saturi, tailoring e silhouette che sembrano provenire da diverse genealogie della moda contemporanea.

Il rischio è evidente: l’archivio smette di essere identità e diventa materiale decorativo.

La PS1, invece, è tutt’altra cosa.

È un pezzo di storia concreta di Proenza Schouler. Lanciata nel 2008, la borsa ha contribuito in modo decisivo a definire l’immaginario del brand: New York downtown, lusso non ostentato, funzionalità, coolness, una certa idea di donna urbana che non aveva bisogno di dichiarare il proprio status.

È precisamente quel mondo che Scott dovrebbe riuscire a recuperare.

La PS1 Walker è il vero protagonista

La nuova PS1 Walker, sviluppata da Scott insieme a Reed Krakoff, semplifica la costruzione della borsa originale e ne ammorbidisce la struttura.

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