Anthony Vaccarello apre la Paris Fashion Week con una collezione attesissima tra silhouette iconiche, suggestioni cinematografiche e l’ombra di Madonna
Alla Paris Fashion Week Uomo SS27, Saint Laurent firmata da Anthony Vaccarello ha presentato una delle collezioni più concettuali e controllate degli ultimi anni: un lavoro sulla sottrazione, sul silenzio visivo e su un’idea di lusso che non si manifesta attraverso l’eccesso, ma attraverso l’assenza.
La cornice scelta – la Bourse de Commerce – Pinault Collection – e l’installazione “Cloud #07156” dell’artista Fujiko Nakaya trasformano la sfilata in un ambiente percettivo instabile, dove la moda non si mostra mai completamente, ma appare e scompare.
La Bourse de Commerce come spazio percettivo
La scelta della Bourse de Commerce – Pinault Collection come sede della sfilata è centrale nella costruzione del racconto estetico. Lo spazio, già di per sé carico di una monumentalità sospesa tra storia e contemporaneità, viene completamente trasformato dall’intervento di Fujiko Nakaya attraverso l’installazione “Cloud #07156”.
La nebbia non si limita a decorare l’ambiente, ma lo riscrive continuamente. La cupola, la struttura circolare, le superfici architettoniche perdono contorno e stabilità, diventando presenze instabili che appaiono e scompaiono. In questo contesto, la passerella non è più una linea di visione, ma un campo percettivo in cui lo spettatore è costretto a ricostruire continuamente ciò che vede. La moda, di conseguenza, non si offre mai nella sua interezza: si lascia intuire, si interrompe, si ricompone nella memoria.
La costruzione della silhouette: rigore e controllo
Dentro questa atmosfera rarefatta, Vaccarello lavora su una sartoria che porta all’estremo il principio della sottrazione. Le giacche a tre bottoni diventano il fulcro della costruzione visiva: tagliate alte sul torso, aderenti ma mai rigide, disegnano una silhouette che non cerca espansione ma definizione. È una precisione che non ha nulla di decorativo, ma che si impone come struttura portante del linguaggio della collezione.
Il controllo dei volumi è costante. I pantaloni seguono linee asciutte, pulite, prive di qualsiasi ridondanza, mentre le proporzioni vengono calibrate con una precisione quasi ossessiva. Non c’è mai un gesto che ecceda il necessario, e proprio in questa disciplina si costruisce la sensualità tipica di Saint Laurent: una sensualità trattenuta, che non esplode ma rimane in tensione sotto la superficie.
Il corpo e il tessuto: la riduzione delle mediazioni
Uno degli elementi più significativi della collezione è il modo in cui il corpo viene messo in relazione diretta con il capo. I gilet indossati a pelle eliminano completamente la mediazione della camicia, trasformando la superficie sartoriale in qualcosa di immediatamente corporeo. Non si tratta di esibizione, ma di una riduzione strutturale: il corpo non è più contenuto dall’abito, ma diventa parte della sua architettura.
Questa scelta si inserisce in una più ampia riflessione sulla sottrazione come linguaggio. Eliminare uno strato significa modificare il rapporto tra abito e identità, tra costruzione e percezione. Il risultato è una sensazione di intimità controllata, in cui la pelle non è mai esposta in modo diretto e provocatorio, ma diventa elemento compositivo.
Archetipi maschili e loro dissoluzione
La collezione riprende archetipi classici del guardaroba maschile per poi portarli progressivamente verso una forma di astrazione. Il pullover a V si irrigidisce in una struttura essenziale, quasi grafica, mentre i blouson sportivi perdono la loro funzionalità originaria e vengono ricostruiti in materiali tecnici che li rendono più leggeri, quasi instabili.
Il trench, elemento identitario della maison, subisce una trasformazione particolarmente significativa. Da capo funzionale e iconico diventa una superficie fluida, meno legata alla protezione e più alla percezione del movimento. Non è più un oggetto che definisce il corpo, ma qualcosa che lo accompagna e lo sfuma, coerentemente con l’intero impianto scenografico della sfilata.
La palette e la logica del contrasto controllato
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