La seduzione allo specchio secondo Haider Ackermann
La terza serata di pioggia della Paris Fashion Week accompagna una delle collezioni più interessanti di questa stagione: la SS27 di Tom Ford, portata in passerella da Haider Ackermann a Place Vendôme. Più che un semplice nuovo capitolo, lo show racconta un’evoluzione che meriterebbe un trattato.
Da quando ha assunto la direzione creativa del brand, Ackermann ha dimostrato di essere tra i designer più competenti nel comprendere la missione di una maison e, soprattutto, nel tradurla attraverso un linguaggio personale senza perdere ciò che rende riconoscibile il marchio.
È una qualità meno scontata di quanto sembri. Ridisegnare un brand significa spesso scegliere tra continuità e rottura, tra memoria e interpretazione. Ackermann, nel caso di Tom Ford, sembra aver compreso che non è necessario riscrivere il vocabolario della maison: è sufficiente sapere quali parole conservare e quali nuove combinazioni costruire.
Per la Spring/Summer 2027 sceglie così di lavorare su uno degli elementi più profondamente legati all’immaginario Tom Ford: la seduzione. Ma lo fa spostandola dal corpo alla percezione, trasformando lo spazio della sfilata in un luogo in cui osservare e osservarsi diventa parte integrante del racconto.
A Place Vendôme la passerella è infatti costruita come un dispositivo ottico. Pannelli a specchio mobili moltiplicano i corpi, interrompono le prospettive, restituiscono frammenti di silhouette e fanno avanzare i modelli dentro una successione di riflessi. Il pubblico non assiste semplicemente alla sfilata: entra, visivamente, nel suo meccanismo.
La collezione SS27 di Tom Ford alla Paris Fashion Week
Lo specchio diventa allora molto più di una scenografia. È il punto di incontro tra il desiderio di guardare e quello di essere guardati. È l’oggetto davanti al quale ciascuno entra inevitabilmente in relazione con il proprio corpo, con la propria immagine e con ciò che desidera vedere.
Ed è proprio qui che il lavoro di Ackermann appare particolarmente preciso. La sensualità non viene aggiunta alla collezione come un elemento decorativo: è incorporata nella costruzione stessa dello show.
Il guardaroba Tom Ford secondo Ackermann
La collezione parte da una grammatica estremamente riconoscibile. Completi maschili dalla costruzione impeccabile, pelle, seta, raso, abiti aderenti, gonne, capispalla e lingerie diventano gli strumenti attraverso cui il designer aggiorna l’idea di glamour della maison.
La sartoria maschile occupa un ruolo centrale. I completi conservano una certa severità nella costruzione, ma vengono attraversati da una tensione più sensuale: il rigore della giacca convive con corpi scoperti, camicie aperte, pelle e dettagli che spostano continuamente il confine tra abito e nudità.
È un contrasto che appartiene profondamente alla storia di Tom Ford. La sartoria non serve a nascondere il corpo, ma a costruire una cornice precisa intorno alla sua presenza.
Accanto ai completi arrivano superfici più liquide. Seta e raso riflettono la luce dello spazio e, soprattutto, quella dei pannelli a specchio. I tessuti sembrano cambiare consistenza a ogni passaggio, diventando ora opachi, ora quasi liquidi. Il nero domina molte delle uscite, ma viene interrotto da improvvise apparizioni di rosso intenso e blu cobalto, colori che acquistano una particolare profondità proprio grazie alla luce.
Il rosso, in particolare, sembra assumere una funzione quasi cinematografica. Non è semplicemente un colore acceso all’interno di una palette scura: è una dichiarazione di presenza.
Tra le uscite più memorabili c’è quella di Mariacarla Boscono, che attraversa la passerella in un abito rosso intenso, fluido e aderente, costruito per seguire il movimento del corpo. La top model italiana torna poi nel finale insieme alle altre modelle, questa volta all’interno di una sequenza dominata dal nero.
È un passaggio emblematico dell’intera collezione: il corpo non viene semplicemente vestito, ma messo in scena.
Anche Alex Consani prende parte allo show, mentre il casting riunisce personalità molto diverse, contribuendo a costruire quella tensione tra icona, contemporaneità e glamour che Ackermann sembra voler mantenere al centro della nuova identità Tom Ford.
Tra underwear e pelle, il corpo torna protagonista
L’underwear esibito è uno degli elementi più evidenti della collezione. Ma anche qui la scelta non appare come una semplice provocazione.
La lingerie diventa parte del guardaroba e, soprattutto, parte della costruzione dell’immagine. L’intimo emerge sotto la sartoria, accompagna scollature profonde e dialoga con capi in pelle e superfici lucide. Il corpo rimane visibile senza che la collezione perda il controllo formale che caratterizza il linguaggio di Tom Ford.
È proprio questa tensione a rendere interessante il lavoro di Ackermann: mostrare senza svelare completamente, suggerire senza spiegare.
La seduzione non è necessariamente nell’esposizione del corpo. È nella distanza tra ciò che si vede e ciò che rimane ancora da immaginare.
Da questo punto di vista, lo specchio diventa il dispositivo perfetto. Ogni look può essere osservato frontalmente, lateralmente, attraverso un riflesso o soltanto per pochi istanti mentre un altro corpo attraversa la scena. La passerella si moltiplica e con lei si moltiplicano le possibilità dello sguardo.
La ricetta migliore è spesso quella più precisa
C’è qualcosa di particolarmente convincente nel modo in cui Ackermann sta affrontando Tom Ford. Non sembra interessato a dimostrare quanto possa essere diverso dal brand che dirige. Al contrario, sembra aver compreso che la sua missione sia rendere nuovamente produttivi alcuni dei codici fondamentali della maison.
Seduzione, voyeurismo, passione, sartorialità, corpo e notte appartengono alla storia di Tom Ford, ma nella Spring/Summer 2027 non vengono semplicemente ripetuti. Vengono messi in relazione con un dispositivo scenico elementare e potentissimo: uno specchio.
Ed è proprio davanti allo specchio che il concetto acquista una dimensione più personale. Ci si guarda per controllare il proprio aspetto, ma anche per cercare una versione di sé. Si osserva il corpo, si misura la silhouette, si immagina come si viene percepiti dagli altri. Lo specchio è quindi contemporaneamente pubblico e privato, intimo e voyeuristico.
Ackermann porta questa esperienza dalla dimensione individuale alla passerella. Il pubblico guarda i modelli guardare, i corpi si riflettono, le silhouette si sovrappongono. La moda diventa un gioco di percezioni prima ancora che di abiti.
Il matrimonio tra Haider Ackermann e Tom Ford continua così a mostrare una sintonia particolare. Il designer non sembra avere bisogno di forzare il brand per lasciare la propria firma. Gli basta individuare ciò che è già lì e portarlo qualche centimetro più avanti.
È forse questo il passaggio più interessante della sua direzione creativa: capire che l’evoluzione di una maison non passa necessariamente dalla cancellazione del passato. A volte passa dalla capacità di guardarlo ancora una volta, proprio come davanti a uno specchio, e riconoscere cosa vale la pena conservare.
Per Tom Ford, nella notte piovosa di Parigi, la risposta è stata chiara: la seduzione è ancora il centro della scena. Ma oggi può essere raccontata anche attraverso chi guarda, chi viene guardato e, soprattutto, attraverso quell’istante in cui le due cose coincidono.


