ZEGNA SS27

Lo show fuori calendario inaugura il fashion month

Lo show fuori calendario di ZEGNA SS27, presentato al Malibu Pier di Los Angeles, non si limita a raccontare un’estate o a costruire una collezione balneare di lusso. Prova piuttosto a mettere in scena un’idea culturale precisa: la Villeggiatura.

È una parola che in Italia ha un peso quasi letterario, prima ancora che sociale. Non indica semplicemente la vacanza, ma un modo di spostare la propria vita intera per un periodo definito, mantenendo intatti rituali, abitudini e soprattutto un certo codice estetico. ZEGNA prende questo concetto e lo trasforma in una lente attraverso cui osservare il presente: non “andare altrove per cambiare”, ma “andare altrove restando se stessi”.

In questo senso la sfilata SS27 non introduce una rottura nel linguaggio del brand, ma una sua espansione geografica e mentale. Il fatto che la stagione si apra a Los Angeles, mentre il sistema moda continua a gravitare tra Milano e Parigi, è già una dichiarazione: il lusso contemporaneo non è più un centro, ma una rete di luoghi temporanei.

Malibu Pier come dispositivo narrativo, non scenografico

Il Malibu Pier non viene usato come semplice fondale estetico. È trattato come uno spazio attivo, quasi come una casa aperta sul mare. Il Pacifico, con la sua vastità luminosa e non filtrata, impone una forma di sincerità visiva alla collezione: tutto ciò che è costruito deve confrontarsi con un orizzonte che non concede distrazioni.

In questo contesto, il lavoro di Alessandro Sartori appare particolarmente coerente. La sua costruzione del menswear non cerca mai il gesto spettacolare fine a sé stesso. Anche quando la collezione si muove verso la California, verso un immaginario potenzialmente più “cinematografico”, la direzione rimane quella della sottrazione, non dell’enfasi.

Il risultato è una sfilata che non vuole impressionare attraverso la teatralità, ma attraverso la sensazione di naturalezza costruita.

Villeggiatura: una lente culturale sul guardaroba contemporaneo

Il punto più interessante della SS27 è che la Villeggiatura non viene trattata come mood stagionale, ma come struttura mentale. Non è “ispirazione estiva”, ma una vera e propria modalità di pensiero applicata al vestire.

La domanda implicita che attraversa tutta la collezione è semplice ma centrale: cosa significa oggi vivere un’estate che non sia ridotta a evasione visiva, a consumo di immagini, a estetica da resort?

ZEGNA risponde spostando il focus dal concetto di “vacanza” a quello di continuità. Il guardaroba non cambia identità, si adatta. Non si traveste, si rilassa. Non diventa altro, ma si comporta in modo diverso.

È qui che la Villeggiatura diventa contemporanea: non nostalgia di un’Italia passata, ma modello possibile per un presente sempre più mobile.

La costruzione della silhouette: equilibrio tra struttura e abbandono

Uno degli aspetti più riusciti della collezione è la gestione della forma. Le silhouette sono verticali, ma non rigide; fluide, ma mai completamente informali. Si percepisce un lavoro molto preciso sul bilanciamento tra sartorialità e rilassamento.

I capi non sembrano mai “lasciati andare”, ma nemmeno irrigiditi in una costruzione tradizionale. C’è una tensione costante tra controllo e leggerezza, come se ogni elemento fosse progettato per essere vissuto in movimento.

È una silhouette che non appartiene né alla città in senso stretto né alla spiaggia in senso classico. Si colloca in una zona intermedia, quella che oggi rappresenta forse il vero territorio del menswear contemporaneo: la transizione.

Il ruolo decisivo dei tessuti: la materia come linguaggio

Se la silhouette definisce il ritmo, è il tessuto a definire il significato della collezione. ZEGNA continua a costruire la propria identità attorno alla materia, e SS27 lo conferma con una coerenza quasi programmatica.

La scelta dei materiali non è decorativa, ma narrativa. La canapa lavata e il lino Oasi introducono una sensazione di naturalezza non idealizzata, quasi “vissuta”. Le spugne bouclé e il seersucker rompono la superficie con una tattilità più domestica, meno formale. La seta grezza e il nabuk spingono invece verso una sofisticazione silenziosa, mai lucida, mai ostentata.

🔒 Contenuto Premium

Per continuare a leggere questo approfondimento completo,
attiva l’Accesso Premium (19,99€ / 1 anno)

SBLOCCA ORA

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Carrello
Torna in alto