Oltre la marea: la visione oceanica di Pharrell Williams
La prima serata della Paris Fashion Week si apre con uno dei momenti più attesi del calendario internazionale: la sfilata Uomo SS27 di Louis Vuitton.
Sotto la direzione creativa di Pharrell Williams, la maison continua a muoversi dentro una grammatica che non si limita alla moda, ma la espande verso territori culturali, emotivi e narrativi sempre più ampi. Parigi diventa ancora una volta il palcoscenico di una visione che non descrive soltanto una collezione, ma costruisce un immaginario.
Per SS27, tutto sembra convergere verso un unico elemento primordiale: l’acqua. Il titolo Toward the Tide – “Verso la marea” – non è una semplice suggestione poetica, ma una dichiarazione di intenti. La marea come forza che avanza e si ritira, che trasforma e riconsegna, che cancella e conserva.
È in questa oscillazione continua che Pharrell trova la struttura emotiva della collezione, anticipata già da un oggetto-simbolo diventato manifesto visivo: una tavola da surf rivestita in pelle marrone Louis Vuitton, dove l’artigianalità del lusso incontra l’idea di movimento assoluto, di libertà costiera e di gesto istintivo.
L’oceano come linguaggio: comunità, memoria, appartenenza
La collezione si sviluppa come un omaggio diretto alle comunità costiere, non intese come semplice riferimento estetico ma come ecosistemi umani, culturali e affettivi.
L’oceano non è sfondo, ma struttura narrativa: una presenza costante che definisce ritmi, gesti e identità. Nella visione di Pharrell Williams, l’acqua diventa una forza unificante che supera confini geografici e culturali, trasformandosi in un linguaggio condiviso, quasi ancestrale.
La sfilata si muove così su un piano sospeso, dove il guardaroba non è più soltanto costruzione formale ma traduzione di un’esperienza vissuta. Le texture evocano superfici bagnate, i volumi sembrano seguire il respiro delle correnti, mentre l’intero progetto suggerisce una dimensione in cui la moda si avvicina a una percezione sensoriale più ampia, quasi meditativa. È un’idea di lusso che non si impone, ma fluisce.
Brick e il racconto dall’interno: il mare come esperienza condivisa
A dare ulteriore profondità al progetto è la scelta di affiancare alla collezione un documentario, concepito come estensione narrativa del suo immaginario. Pharrell Williams coinvolge Brick, Founder e Creative Director di Ebony Beach Club, figura centrale nella cultura surf contemporanea, chiamato a tradurre dall’interno l’esperienza emotiva e collettiva dell’oceano.
Il suo intervento non si limita a una testimonianza, ma diventa parte integrante della poetica della collezione. Brick descrive il progetto come qualcosa di profondamente intimo, costruito attraverso relazioni reali e una sensibilità condivisa:
“Le parole di questa poesia provengono direttamente da una mia intima pagina di diario. Le persone presenti e che hanno lavorato a questo progetto sono i miei veri amici. La storia è il mio tentativo di far provare agli altri ciò che noi surfisti sperimentiamo quando ci connettiamo con l’immensità dell’oceano.”
In questa prospettiva, il mare non è soltanto un luogo fisico, ma una condizione emotiva e spirituale, uno spazio in cui esperienza e memoria si sovrappongono fino a diventare indistinguibili.
Brick prosegue con una riflessione che restituisce il senso più profondo del progetto, tra gratitudine e riconoscimento:
“Sono immensamente grato per l’opportunità di condividere una storia così autentica, senza tempo, tenera e cara al mio cuore su questa piattaforma. Un ragazzo come me ha sempre desiderato solo le risorse e la fiducia, e Pharrell x Louis Vuitton me le hanno date, per questo sono grato. Una vittoria per i figli del mare.”
Pharrell Williams e Louis Vuitton: oltre la moda, verso un immaginario culturale
Con Toward the Tide, Pharrell Williams consolida ulteriormente una direzione creativa che va oltre la costruzione della collezione in senso tradizionale.
Louis Vuitton diventa un dispositivo narrativo in cui musica, cinema, comunità e identità contemporanee si intrecciano fino a formare un’unica superficie culturale.
La moda non è più solo prodotto o stagione, ma linguaggio espanso. Ogni elemento – dalla tavola da surf al documentario, dalle parole di Brick alla costruzione della sfilata – contribuisce a definire un ecosistema coerente, in cui l’estetica è inseparabile dall’esperienza.
Una collezione che non osserva il mare da lontano, ma sembra attraversarlo.
L’onda come architettura totale dello show
La scenografia della sfilata non è un semplice sfondo, ma un dispositivo immersivo che riscrive il rapporto tra spettatore e passerella.
Una gigantesca onda artificiale, sospesa e pulsante, trasforma la Cité Internationale Universitaire de Paris in un paesaggio liminale, sospeso tra spiaggia e installazione artistica.
L’acqua non è decorazione, ma presenza fisica e sensoriale: umidifica l’aria, altera la percezione dello spazio, modifica la distanza tra corpo e abito.
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