Al Grand Palais la grande mostra che racconta perché Cézanne continua a parlare agli artisti di oggi
Ci sono artisti che hanno rivoluzionato il loro tempo. E poi ci sono artisti che hanno cambiato anche il futuro. Paul Cézanne appartiene a questa seconda categoria. La sua pittura non ha semplicemente segnato la fine dell’Ottocento: ha modificato il modo stesso di pensare la pittura, diventando il punto di partenza di gran parte dell’arte del Novecento.
È proprio da questa idea che nasce “Cezanne et nous”, la grande mostra in programma al Grand Palais di Parigi dal 23 settembre 2026 al 17 gennaio 2027. Non una classica retrospettiva dedicata al maestro di Aix-en-Provence, ma un progetto completamente inedito che sceglie di raccontare la vita delle sue opere dopo Cézanne.
La domanda che accompagna l’intero percorso è semplice quanto affascinante: come può un artista continuare a influenzare generazioni di pittori anche molti decenni dopo la sua morte?
Per rispondere, l’esposizione riunisce circa 180 opere, mettendo in dialogo i dipinti di Cézanne con quelli di artisti che ne hanno raccolto l’eredità, trasformandola ogni volta in qualcosa di nuovo. Da Gauguin a Matisse, da Picasso a Mondrian, fino a Joan Mitchell, Bridget Riley e Peter Doig, la mostra costruisce una lunga conversazione che attraversa oltre un secolo di storia dell’arte.
Non il “padre dell’arte moderna”, ma cento Cézanne diversi
La frase di Picasso è ormai entrata nella storia: “Cézanne è il padre di tutti noi.”
Ma la mostra parte proprio da questa affermazione per metterla in discussione.
Esiste davvero un solo Cézanne? Oppure ogni artista ha trovato nel pittore francese qualcosa di diverso?
È questa la prospettiva scelta dai curatori. Più che celebrare un mito, “Cezanne et nous” racconta come la sua opera sia stata letta, interpretata e persino reinventata nel corso del tempo. Il “noi” del titolo, infatti, non indica soltanto il pubblico contemporaneo: sono soprattutto gli artisti che, generazione dopo generazione, hanno costruito il proprio personale Cézanne.
Per alcuni è stato l’inventore della pittura moderna.
Per altri il precursore dell’astrazione.
Per altri ancora il maestro capace di restituire una nuova armonia tra forma, colore e natura.
La mostra dimostra come tutte queste interpretazioni possano convivere.
Tutto comincia quando Cézanne smette di cercare il successo
Uno degli aspetti più sorprendenti del percorso riguarda il momento in cui nasce davvero il mito dell’artista.
Siamo alla fine degli anni Ottanta dell’Ottocento. Dopo una lunga serie di rifiuti e incomprensioni, Cézanne decide quasi di ritirarsi dalla scena artistica parigina. Non cerca più esposizioni né successo.
Ed è proprio allora che accade qualcosa di inatteso.
Nella piccola bottega del mercante Père Tanguy, alcuni giovani pittori iniziano a osservare le sue tele con occhi completamente nuovi. Davanti ai suoi paesaggi, alle nature morte e alle celebri vedute della Montagna Sainte-Victoire scoprono una pittura che non vuole più imitare la realtà, ma ricostruirla attraverso colore, volume e struttura.
Quella che per il grande pubblico era ancora una ricerca difficile da comprendere diventa improvvisamente una rivelazione per una nuova generazione di artisti.
È qui che, secondo la mostra, nasce il vero lascito di Cézanne.
Dalla riscoperta alla consacrazione internazionale
Il percorso segue poi la progressiva affermazione del pittore, mostrando come da figura marginale diventi uno dei protagonisti assoluti della modernità.
Un ruolo decisivo spetta al mercante Ambroise Vollard, che tra il 1895 e il 1906 organizza le prime grandi esposizioni dedicate a Cézanne, contribuendo a diffonderne il nome tra collezionisti, critici e artisti.
A queste si aggiungono le prime acquisizioni museali, il celebre Salon d’Automne del 1907, organizzato poco dopo la sua morte, e le grandi esposizioni internazionali del primo Novecento.
Nel giro di pochi anni, quello che era stato un artista isolato diventa il punto di riferimento delle avanguardie europee.
Come ogni artista ha costruito il proprio Cézanne
È qui che la mostra trova la sua parte più originale.
Invece di raccontare semplicemente chi abbia influenzato Cézanne, racconta come Cézanne sia stato trasformato dagli artisti che sono venuti dopo di lui.
Le sale mettono continuamente a confronto le opere del maestro con quelle di autori appartenenti a epoche e movimenti molto diversi.
Per Picasso, Cézanne rappresenta il punto di partenza del Cubismo.
Per Matisse, è soprattutto la libertà del colore e della costruzione pittorica.
Mondrian legge nelle sue composizioni la possibilità di ridurre la realtà a un equilibrio di forme essenziali.
Nel secondo dopoguerra il dialogo continua con l’astrazione lirica, la pittura hard edge e l’Optical Art, fino alle riletture contemporanee di artisti come Peter Doig, che dimostrano come la sua eredità sia ancora viva.
Il messaggio è chiaro: non esiste un solo Cézanne, ma tanti Cézanne quanti sono gli artisti che lo hanno guardato.
Una mostra che parla anche al nostro presente
La scenografia alterna ricostruzioni storiche delle prime esposizioni dedicate a Cézanne a sale costruite come dialoghi visivi tra opere lontane nel tempo.
Non si segue soltanto una cronologia, ma una vera storia di idee.
Il visitatore è invitato a osservare come un dipinto possa cambiare significato a seconda dello sguardo di chi lo osserva e dell’epoca in cui viene riscoperto.
È proprio questo il senso del titolo “Cezanne et nous”.
Quel “noi” comprende gli artisti del Novecento, quelli contemporanei e anche il pubblico di oggi, chiamato a interrogarsi sul motivo per cui un pittore morto oltre cent’anni fa continui ancora a generare nuove immagini, nuove interpretazioni e nuove domande.
Per questo la mostra del Grand Palais non è soltanto un grande omaggio a Cézanne. È un viaggio dentro la nascita dell’arte moderna e, soprattutto, dentro il modo in cui i capolavori continuano a vivere nel tempo, reinventandosi attraverso lo sguardo di chi li osserva.
Cézanne et nous
Grand Palais, Galeries nationales, 9 avenue du Général Eisenhower, 75008 Parigi, Francia.
Mostra aperta dal 23 settembre 2026 al 17 gennaio 2027.
Orari: martedì–domenica 10:00–19:30, venerdì apertura serale fino alle 22:00, lunedì chiuso.
Ultimo ingresso circa 45 minuti prima della chiusura.
Biglietti: intero 19 €, ridotto 16 €.
Prenotazione online consigliata, soprattutto nei weekend e nei periodi di maggiore affluenza.


