La filiera-arredo 2025

Tra dazi, incertezze globali e nuove geografie del mercato: il settore tiene, ma cambia pelle

Il 2025 consegna alla filiera legno-arredo italiana una fotografia complessa, stratificata, lontana tanto dall’euforia quanto dal pessimismo. In uno scenario internazionale segnato da instabilità geopolitica, tensioni commerciali e dal ritorno dei dazi come fattore strutturale delle relazioni economiche, il settore dimostra una capacità di tenuta che va letta non solo nei numeri, ma soprattutto nelle strategie messe in campo dalle imprese.

Il fatturato alla produzione raggiunge 52,2 miliardi di euro, con una crescita dell’1,3% rispetto al 2024. Un risultato tutt’altro che scontato se si considera come l’incertezza macroeconomica continui a pesare sulle decisioni di investimento, agendo di fatto come un dazio invisibile che comprime margini, rallenta i flussi e rende più fragile la programmazione industriale. Eppure, proprio in questo contesto, la filiera dimostra di aver trovato nuovi equilibri, adattando modelli produttivi e commerciali a uno scenario che non promette stabilità nel breve periodo.

Il mercato interno come ancora di stabilità in una fase di transizione

A sorprendere positivamente è soprattutto l’andamento del mercato interno, che cresce dell’1,8% e raggiunge i 32,9 miliardi di euro. Una performance che assume ancora più valore se letta alla luce del progressivo ridimensionamento degli incentivi fiscali legati alla riqualificazione del patrimonio immobiliare, che avevano sostenuto in modo significativo la domanda negli anni precedenti.

La crescita è sostenuta da una maggiore spinta del non residenziale, che si conferma segmento anticiclico e sempre più strategico: contract, uffici, hospitality e spazi collettivi diventano il terreno su cui le aziende riescono a compensare la fisiologica frenata del residenziale. È il segnale di una filiera che sta riposizionando la propria offerta, intercettando bisogni diversi e meno dipendenti dalle politiche di incentivo, e che dimostra una maturità industriale capace di guardare oltre la contingenza.

Export: stabilità apparente, dinamiche profonde

Sul fronte internazionale, le esportazioni si attestano a 19,3 miliardi di euro, pari al 37% del fatturato complessivo, con una crescita marginale ma positiva (+0,4%). Un dato che, letto superficialmente, potrebbe sembrare di semplice stagnazione, ma che in realtà nasconde dinamiche molto articolate.

Mercati storicamente centrali come Francia e Stati Uniti mostrano segnali di affaticamento. La Francia rallenta dopo il forte biennio 2021-2022, mentre gli Stati Uniti risentono in modo diretto del peso dei dazi: l’anticipazione degli acquisti nella prima parte dell’anno, seguita da un brusco rallentamento nei mesi estivi e autunnali, restituisce l’immagine di un mercato fortemente condizionato dalle politiche commerciali.

Di contro, la Germania torna a crescere (+1% nei primi dieci mesi del 2025), offrendo un segnale incoraggiante che conferma come il presidio costante dei mercati, anche nelle fasi più difficili, possa rivelarsi una scelta strategica vincente.

Diversificare per resistere: la nuova geografia dell’export

Accanto ai mercati tradizionali si affermano con maggiore chiarezza destinazioni in grado di compensare le flessioni più marcate. Regno Unito, Paesi Bassi e Spagna mostrano performance positive, con quest’ultima che entra stabilmente nella Top 5 dei mercati di destinazione, superando la Svizzera.

In parallelo crescono anche alcune aree extraeuropee, come gli Emirati Arabi Uniti, a conferma di una progressiva e ormai strutturale diversificazione geografica dell’export italiano.

È in questa evoluzione che si coglie uno dei cambiamenti più significativi della filiera. Le imprese dimostrano una crescente capacità di intercettare in anticipo le trasformazioni dei mercati e di redistribuire il rischio, riducendo la dipendenza da poche destinazioni storiche.

Una strategia che richiede investimenti continui, presenza costante e una visione di medio-lungo periodo, ma che nel 2025 si rivela decisiva per garantire stabilità e continuità in un contesto internazionale sempre più volatile.

Feltrin: “Tenere i mercati è una scelta industriale, non difensiva”

«I dati confermano la sostanziale tenuta della filiera», commenta Claudio Feltrin, presidente di FederlegnoArredo.

«Non siamo di fronte a una ripresa strutturale, e il 2026 presenta già elementi di forte incertezza, ma emergono segnali incoraggianti su cui è doveroso concentrarsi».

Il punto centrale, sottolinea Feltrin, è il presidio dei mercati: una scelta che non va letta come atteggiamento difensivo, ma come vera e propria strategia industriale. Restare presenti anche nei momenti di rallentamento consente alle imprese di cogliere tempestivamente i segnali di ripartenza, come dimostra il caso tedesco e, più recentemente, quello inglese.

La pressione competitiva della Cina e il tema dei controlli

Sul fronte delle importazioni continua l’avanzata della Cina, che consolida la propria presenza soprattutto sul mercato europeo. Nei primi dieci mesi del 2025, per il macrosistema arredamento, gli acquisti di prodotto cinese crescono del +3,7% in Europa, mentre in Italia registrano una lieve flessione. Una dinamica che, al di là dei numeri, apre interrogativi rilevanti non solo sul piano economico, ma anche su quello regolatorio.

Su questo punto interviene con decisione Claudio Feltrin, che richiama l’attenzione sulla necessità di rafforzare i controlli alle merci in ingresso: «Verificare appena l’1% dei flussi non è sufficiente a tutelare né la competitività delle imprese europee né la sicurezza dei consumatori».

Il nodo, sottolinea il presidente di FederlegnoArredo, non è esclusivamente quello dei dazi, ma della parità delle regole. Senza controlli più stringenti su certificazioni, sostenibilità e standard di sicurezza, il rischio è quello di una competizione strutturalmente sbilanciata, destinata a penalizzare chi opera nel rispetto delle normative europee.

I comparti: stabilità e selettività

Nel dettaglio dei comparti, il settore cucine registra un fatturato di 3 miliardi di euro (+0,5%), confermando una fase di assestamento dopo il boom post-pandemico. Cresce il mercato interno, mentre l’export rallenta, soprattutto verso Stati Uniti e Francia, con segnali più dinamici da mercati emergenti.

L’arredobagno mostra una maggiore vivacità, con 4,3 miliardi di euro di fatturato (+1,5%), sostenuto dal mercato interno e da un export stabile che rappresenta circa il 40% del totale. La Germania si conferma primo mercato e torna a offrire segnali di recupero.

Una filiera che cambia forma per restare competitiva

Il 2025 non restituisce l’immagine di una filiera in espansione lineare. Racconta piuttosto un sistema industriale maturo, consapevole dei propri limiti e delle proprie responsabilità. La crescita lascia spazio alla selettività, la quantità alla qualità delle strategie. La velocità cede il passo alla capacità di leggere il contesto e anticiparne le trasformazioni.

In uno scenario segnato da dazi, instabilità geopolitica e da una competizione globale sempre più asimmetrica, la filiera legno-arredo italiana sceglie di non inseguire risultati effimeri. Al contrario, rafforza le proprie fondamenta industriali e strategiche.

La vera sfida oggi non è soltanto difendere le quote di mercato. È presidiare valore: innovazione, sostenibilità, sicurezza, cultura del progetto. Resistere non significa arretrare. Significa cambiare forma, ridefinire le priorità, investire in presenza internazionale e qualità industriale anche quando il contesto suggerirebbe prudenza.

Il legno-arredo italiano entra così in una fase nuova. Meno spettacolare, ma più solida. Una fase in cui la tenuta diventa una scelta strategica e l’evoluzione una necessità. Perché, in un mondo che cambia rapidamente, non sopravvive chi cresce di più, ma chi sa trasformarsi meglio.

I numeri chiave della filiera legno-arredo 2025

  • Fatturato complessivo filiera: 52,2 miliardi di euro (+1,3% sul 2024)
  • Mercato interno: 32,9 miliardi di euro (+1,8%)
  • Export totale: 19,3 miliardi di euro (+0,4%), pari al 37% del fatturato

Macrosistemi

  • Arredamento:27,7 miliardi di euro (+0,6%)
    • Mercato interno: 13,5 mld (+2,1%)
    • Export: 14,2 mld (-0,8%)
  • Legno (compreso commercio):24,5 miliardi di euro (+2%)
    • Mercato interno: 19,3 mld (+1,5%)
    • Export: 5,2 mld (+3,8%)

Export – principali mercati

  • Francia: 2,5 mld (-1,3%)
  • Germania: 1,7 mld (+1%, primi 10 mesi 2025)
  • Stati Uniti: 1,7 mld (-2,5%)
  • Regno Unito: +4,2%
  • Paesi Bassi: +8,5%
  • Spagna: +2,3% (entra nella Top 5)
  • Emirati Arabi Uniti: +3,9%

Importazioni

  • Import totale arredamento: -7,7%
  • Import dalla Cina: +3,7% in Europa-0,3% in Italia

Comparti

  • Cucine:3 mld di euro (+0,5%)
    • Mercato interno: +3,4%
    • Export: -5%
  • Arredobagno:4,3 mld di euro (+1,5%)
    • Export: ~1,7 mld, pari a circa 40% del totale

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