Rick Owens Uomo SS27

“Stone”: quando la moda smette di essere immagine e diventa condizione climatica

Rick Owens non sta più semplicemente presentando collezioni. Sta costruendo un sistema coerente in cui la moda non commenta il presente, ma lo attraversa come una forma di adattamento biologico e ambientale.

La SS27 Uomo, intitolata “Stone”, si inserisce esattamente in questa traiettoria: non è una collezione “ispirata” al clima estremo di Parigi — è una risposta operativa a quel clima. Il fatto che lo show sia stato anticipato alle 10 del mattino, per evitare i picchi di 42°, non è un dettaglio logistico. È parte integrante del progetto. La sfilata non è più indipendente dal mondo esterno: ne subisce le condizioni e le incorpora.

Nel momento in cui il Palais de Tokyo diventa teatro di questa scelta, si capisce che la grammatica di Rick Owens ha cambiato livello: non sta più lavorando sul significato degli abiti, ma sulla loro funzione in un ambiente che diventa progressivamente ostile.

Stone non è un tema: è una postura

Il titolo “Stone” è volutamente ambiguo, ma soprattutto anti-narrativo. Non c’è romanticismo geologico, non c’è citazione naturalistica. La pietra qui è una condizione: rigidità, accumulo di calore, inerzia, resistenza passiva.

La collezione sembra ragionare su un’idea semplice ma radicale: cosa accade quando il corpo non può più “esprimersi” attraverso la moda, ma deve difendersi da ciò che lo circonda?

In questa SS27, Rick Owens porta la sua estetica a una soglia diversa: la forma non è più deformazione poetica del corpo, ma risposta tecnica alla pressione ambientale.

È qui che la collezione si separa dalla retorica “apocalittica” tipica di molta moda contemporanea. Non c’è messa in scena del disastro: c’è progettazione dentro il disastro.

Il vero punto della collezione: il corpo come infrastruttura termica

La cosa più interessante della SS27 non è la silhouette — che rimane coerente con il linguaggio Owens — ma il modo in cui il corpo viene ripensato come sistema termico.

Le giacche gonfiate, i volumi puffy, i gilet refrigeranti e le strutture con ventilazione integrata non sono effetti futuristici. Sono tentativi di risolvere un problema reale: il corpo umano esposto a un ambiente che non è più neutro.

Qui la moda entra in una zona raramente esplicitata: la funzione biologica. Non più protezione simbolica, ma regolazione fisica.

Il punto interessante è che Owens non elimina l’estetica per arrivare alla funzione. Fa l’opposto: spinge la funzione fino a diventare estetica.

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