La moda dei ghiacci: ritualità artica e sartoria trasformativa

Per la fall–winter 2026/27, Satoshi Kuwata, designer giapponese premiato con il LVMH Prize 2023, porta alla Milano Fashion Week una collezione che è un vero e proprio racconto antropologico e sartoriale.

Il punto di partenza è la Groenlandia, terra estrema, silenziosa e apparentemente priva di vita, ma che per Kuwata diventa metafora di bellezza pura, essenzialità e sopravvivenza. La sfilata si svolge nei nuovi uffici milanesi del brand, in via Rezia, uno spazio essenziale, quasi meditativo, perfettamente coerente con la filosofia della collezione: ridurre all’essenziale, osservare, interpretare e trasformare.

Questa FW26 non è solo un’esplorazione geografica, ma una vera esperienza immersiva. Kuwata racconta una Groenlandia “dove non succede nulla”, un luogo di silenzi e condizioni naturali estreme che suggeriscono un ritorno ai gesti fondamentali e agli oggetti indispensabili.

Da questo “nulla” nasce l’idea di una moda funzionale, rigorosa, ma al tempo stesso poetica e trasformativa, capace di adattarsi al corpo e al contesto.

Ispirazioni Inuit e Ainu: un dialogo tra culture lontane

Il cuore della collezione si basa sull’incontro tra due culture ancestrali apparentemente distanti: gli Inuit della Groenlandia e gli sciamani Ainu del Giappone settentrionale. Entrambe condividono una profonda connessione con la natura, ritualità e ingegno pratico per sopravvivere in ambienti ostili.

Kuwata ne riprende le forme, le tecniche e la filosofia: dai cappotti in pelle di foca dei popoli artici — tagliati con precisione per non sprecare alcun materiale — ai riferimenti agli indumenti rituali Ainu, il risultato è una reinterpretazione contemporanea di un patrimonio tessile ancestrale.

I capi tradizionali si trasformano: i volumi avvolgenti dei piumini e dei soprabiti si mescolano con tagli sartoriali occidentali, dando vita a un guardaroba modulare in cui funzionalità e estetica coesistono.

Le sovrapposizioni, le zip e i materiali iridescenti evocano la pelle degli animali artici e la luce dei ghiacci, mentre la costruzione modulare dei capi consente di modificarne forma e funzione, riflettendo la necessità di adattamento e trasformazione presente in entrambe le culture di riferimento.

Origami, memoria e trasformismo: dettagli che parlano

L’influenza giapponese emerge anche nei dettagli più sottili, in particolare nell’origami, memoria d’infanzia del designer. Questa cifra poetica è tradotta in borchie quadrate applicate su cappotti e accessori e negli stivali in paglia ispirati ai kamik tradizionali, creando un dialogo continuo tra tecniche tradizionali, sartoria e codici militari.

Il concetto di trasformismo è centrale. Ogni capo è pensato per cambiare funzione e forma: borse che si aprono per rivelare cappotti sartoriali, sciarpe che diventano fusciacche, giacche che si rimodellano grazie a zip strategiche.

In passerella, Kuwata accompagna personalmente i modelli, mostrando al pubblico come i capi possano essere adattati al corpo e alle esigenze di chi li indossa. Questo gesto trasforma lo show in una performance viva, dove la moda non è solo da ammirare, ma da comprendere e sperimentare.

Sartoria trasformativa e artigianalità: il linguaggio della FW26

La collezione FW26 di Setchu è un esempio limpido di come la moda possa coniugare ricerca concettuale e applicazione pratica.

Cappotti doppiati, completi formali e soprabiti modulari combinano tecniche sartoriali europee con precisione giapponese e riferimenti Inuit, dando vita a un guardaroba contemporaneo che unisce estetica e funzione. I materiali, selezionati per durabilità e bellezza, richiamano la pelle degli animali artici, creando effetti di luce e texture inediti.

Il risultato è un linguaggio estetico coerente, capace di raccontare storie lontane e di trasformarle in abbigliamento contemporaneo.

Non è solo una collezione: è un viaggio, un’esperienza sensoriale e culturale che trascende la moda per diventare un modo di leggere il mondo.

La poesia applicata alla moda

Con FW26, Satoshi Kuwata conferma la sua posizione di creatore unico nel panorama internazionale. La sua moda è poetica e concettuale, ma sempre rigorosamente pratica: ogni citazione culturale è studiata, manipolata e reinterpretata con coerenza, dando vita a una moda che parla di sopravvivenza, trasformazione e rispetto per la natura.

In un mondo in cui le terre più remote vengono spesso ridotte a simboli geopolitici, Setchu sceglie di osservare, ascoltare e trasformare.

La Groenlandia diventa allora metafora e laboratorio creativo, e dalla sua neve nasce una moda calda, rigorosa e profondamente contemporanea.

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SETCHU FW26 – I LOOK

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